“The Greatest”: Alì mette KO Foreman e vince il Rumble in the Jungle

Alì sconfigge Foreman in un contesto surreale .

Kinshasa, Zaire, 1974. Il campione dei pesi massimi George Foreman sfida Muhammad Alì, ex campione del mondo, per dimostrare chi è davvero il più forte. L’incontro viene organizzato grazie al presidente Mobutu Sese Seko, dittatore dello Zaire, per dare fasto al suo paese.

Lo Zaire

La Repubblica Democratica del Congo nel 1965  cambia nome: il generale Joseph-Désiré Seko organizza un colpo di stato, supportato da Belgio e CIA, e in poco tempo diviene presidente della Repubblica, trasformandola completamente.

Come parte del suo programma di “autenticità” nel 1971 fece cambiare il nome dello Stato da Congo a Zaire (Zaire era il nuvo nome dato al fiume Congo) e il suo nome divenne Mobutu Sese Seko (letteralmente “Mobutu il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo”); inoltre impose agli abitanti di assumere nomi africani e di indossare abiti tradizionali al posto di quelli occidentali. Lo stato divenne monopartitico, venne introdotto un forte culto della personalità e accumulò ingenti fortune attraverso lo sfruttamento dell’economia e la corruzione, tanto che si è definito il sistema come cleptocrazia. La nazione soffrì una inflazione incontrollata, un grande debito pubblico e forti svalutazioni correntizie. L’economia del paese era in ginocchio, e tra il 1970 e il 1989 lo Zaire ricevette numerosi aiuti internazionali (1 miliardo e 100 milioni di dollari dagli Stati Uniti d’America, 7 miliardi dall’Europa, 35 milioni dall’OPEC, 263 milioni dai paesi del blocco comunista). Nonostante questi aiuti e gli immensi giacimenti di materie prime, le condizioni della popolazione restarono critiche, con un tasso di inflazione prossimo al 500% e un livello di disoccupazione intorno al 45%.

Mobutu divenne famoso per la corruzione, il nepotismo e per essere stato tra i maggiori uomini al mondo che hanno incamerato più denaro dello Stato per uso strettamente privato (accertati sono più di cinque miliardi di dollari, ma alcune stime riportano anche la cifra di quindici miliardi), oltre che per alcune stravaganze, come quando prese un volo Concorde per un viaggio di shopping a Parigi. Durante il suo trentennale governo venne registrata una grande diffusione delle violazioni dei diritti umani, tanto che venne definito come “l’archetipo del dittatore africano“. Venne deposto solo nel 1997, riuscendo a fuggire in Marocco, dove morì nello stesso anno di cancro alla prostata.

In questo clima si apprestava a svolgersi uno dei più grandi incontri di boxe della storia, tra il campione dei pesi massimi George Foreman, e “the Greatest”, Muhammad Alì.

La locandina del match.

Il pre-match

George Foreman era un pugile venticinquenne all’apice della sua carriera: aveva vinto il titolo di campione dei pesi massimi e aveva sconfitto Ken Norton, in due round, e Joe Frazier, gli unici due atleti che avessero mai battuto il famosissimo Muhammad Alì; sicuro della sua superiorità, Foreman decise di sfidare Alì per dimostrare di essere il più forte. L’incontro, che dietro all’insistenza del dittatore Mobutu avrebbe avuto luogo a Kinshasa, prevedeva un premio di 5 milioni di dollari per pugile e avrebbe dovuto svolgersi a settembre, ma Foreman si ferì ad un occhio durante un allenamento e così venne rinviato ad ottobre.

Alì non era più giovanissimo, aveva 32 anni, ma iniziò subito ad allenarsi duramente per dare filo da torcere al suo avversario, che sulla carta era superfavorito, con la sua vittoria data 3 a 1. Il gioco di Alì infatti, basato su colpi veloci ed un gran gioco di gambe, non sembrava infatti essere pericoloso per un pugile di grande massa e forza come Foreman, al tempo considerato come il pugile fisicamente più forte mai esistito.

Il 30 ottobre 1974 ebbe quindi luogo l’incontro, con Alì che prima del match cercò di innervosire il suo avversario con del trash-talking, insultandolo pesantemente e irritandolo con i suoi comportamenti provocatori. Alì, in quanto difensore dei diritti dei neri (venne persino arrestato per essersi rifiutato di combattere in Vietnam), aveva tutto il pubblico schierato a suo favore , che lo incitava al grido di Ali boma ye ovvero “Ali uccidilo”.

Prima del “Rumble in the Jungle” doveva tenersi  una delle più grandi manifestazioni musicali della storia dell’Africa, organizzato da Mobutu in modo da sfruttare la risonanza internazionale dell’incontro per celebrare la nuova costituzione dello Zaire di fronte agli occhi del mondo. Questa celebrazione avrebbe avuto la forma di un grande concerto, chiamato Zaire ’74, che si sarebbe dovuto tenere immediatamente prima del match. A partecipare all’evento furono chiamati stelle della musica di livello mondiale, come James Brown e celebri artisti africani. L’infortunio di Foreman però fece saltare i piani: il concerto non si poteva rimandare ormai e si tenne lo stesso,  senza gli spettatori stranieri, che avrebbero dovuto costituire la maggioranza del pubblico. Temendo l’umiliazione che sarebbe seguita al fallimento della celebrazione, Mobutu decise di rendere gratuito l’ingresso; di conseguenza, la popolazione di Kinshasa e dintorni affluì in massa, dando vita a una delle più grandi manifestazioni musicali mai tenutesi nel continente.

The Rumble in the Jungle

Il match iniziò alle 4 di mattina, per essere così trasmesso nella prima serata statunitense: nel primo round Ali dimostrò un’inattesa aggressività e colpì ripetutamente Foreman al volto ma venne poi costretto alle corde e dovette subire i colpi dell’avversario, che poteva contare su una grande forza bruta. Foreman per i successivi round continuò a mettere sotto pressione Ali e stringerlo alle corde, assestando colpi su colpi. Ali diversamente dalle previsioni della vigilia, non ricorse alla sua classica tattica basata sulla mobilità ma sembrò limitarsi a subire, stretto alle corde, i colpi dell’avversario; inoltre, mentre incassava i violenti colpi, non smetteva di insultare e provocare l’avversario, cosa che faceva imbestialire Foreman, facendoli mettere ancora più energia nei suoi pungni. Gli osservatori non compresero la tattica apparentemente rinunciataria di Ali, ma con il trascorrere dei round l’azione di Foreman apparve più disordinata e il pugile iniziava a dare i primi segni di stanchezza fisica. Alì ne approfittò e nel quinto round sferrò una serie velocissima di pugni al volto, facendo barcollare Foreman. All’ottavo round lo sfidante appariva stremato e l’ex campione del mondo poté infine prendere l’iniziativa e con una serie rapidissima di colpi culminata con un diretto destro, mise al tappeto l’avversario. Foreman non riuscì a rialzarsi in tempo e venne dichiarato sconfitto per KO all’ottava ripresa; Alì vinceva così il suo secondo titolo mondiale.

L’insolita tattica con cui Alì vinse l’incontro venne chiamata rope-a-dope: sostanzialmente Alì si limitava a prendere i colpi di Foreman appoggiato alle corde, che assorbivano la maggior parte dell’energia dei pugni, rispondendo il necessario per non far interrompere l’incontro per KO tecnico. Quando Foreman era ormai stanco e poco lucido, Alì molto più fresco iniziò a colpirlo, vincendo il match.

Foreman dopo l’incontro accusò gli allenatori di Alì di aver allentato le corde per favorire il loro campione, accampando anche diverse scuse nel corso degli anni per spiegare la sconfitta, arrivando ad affermare nella sua autobiografia God in My Corner di essere stato indebolito da una droga messa nell’acqua. Solo molti anni dopo egli riuscì ad ammettere che “almeno per quella serata, Alì era stato l’atleta migliore”. In seguito i due si riappacificarono; memorabile fu la cerimonia degli Oscar 1997, dove un Alì già malato di Parkinson venne aiutato da Foreman a salire sul palco, così da essere premiato per When We Were Kings, un documentario sull’incontro.

 

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