Il Superuovo

Gli Imagine Dragons cantano dei dolori umani, Epicuro ci offre la cura

Gli Imagine Dragons cantano dei dolori umani, Epicuro ci offre la cura

Nel brano “Demons” della band Imagine Dragons ci viene mostrata la parte più oscura e tenebrosa dell’animo umano. Nel pensiero di Epicuro ci viene proposta la soluzione mediante la filosofia come “tetrafarmaco”.

 

L’animo umano racchiude in sé non solo la luce ma anche le tenebre, che lo conducono a vivere un’esistenza dolora e tetra, all’ interno del testo di “Demons” del gruppo americano Imagine Dragons ci viene mostrato come i difetti interiori e il condizionamento del mondo (intesi con la metafora dei “demoni”) siano nostri nemici da combattere quotidianamente. Nella filosofia epicurea, dove le passioni umane vengono viste come impedimento per il raggiungimento della felicità, ci viene proposta la dottrina della filosofia come rimedio dei quattro maggiori mali che affliggono l’uomo.

Epicuro e la ricerca del piacere

Epicuro nasce sull’isola di Samo nel 341 a.C. figlio di Neocle e Cherestrata, della sua vita si sa che studiò il platonismo presso la scuola di Panfilo e la dottrina democritea sotto la guida di Nausifane nell’Asia minore. Dopo varie vicissitudini si trasferisce ad Atene dove comperò una casa e fondò la sua scuola filosofica tenendo le sue lezioni nel proprio giardino (da qui il nome di “filosofia del giardino” dato all’epicureismo), insegnando la propria dottrina anche agli schiavi e alle donne mostrandosi come primo filosofo a teorizzare  l’eguaglianza fra gli uomini (cosa inconcepibile ai suoi tempi) fino a che all’età di 72 anni circa Epicuro morì ad Atene a causa di un calcolo renale. La sua filosofia si esprimeva in netta polemica verso gli insegnamenti socratici e platonici ma anche quelli aristotelici fin anche alla sua contemporanea dottrina stoica, il suo pensiero si articolava seguendo gli insegnamenti di Democrito nella concezione atomistica e meccanicistica dell’universo, in cui ogni accidente avviene a causa del movimento perpetuo degli atomi nel vuoto in maniera incessante formando la realtà. Nella sua continua ricerca di uno scopo della vita Epicuro teorizzò che lo scopo ultimo di ogni uomo fosse il fuggire dal dolore e il ricercare la felicità e il piacere, per ottenere ciò ogni uomo non solo deve fuggire dalla folla e “vivere nascosto” (lathe biosas) ma deve anche “ricevere” una cura adatta ai mali che affliggono la sua vita identificandone 4 come principali cause dei mali e da ciò proporrà appunto la propria filosofia come un “Tetrafarmaco” capace di guarirli. Il primo male identificato da Epicuro è la paura degli dèi, il quale sembra assurdo se si considera che essi o sono impotenti dinnanzi alle sofferenze umane oppure ne sono totalmente indifferenti quindi non si ha nulla da temere; il secondo male è la paura della morte che, in quanto inevitabile a causa della natura stessa dell’uomo, non deve spaventare in quanto dove c’è la morte noi non siamo più; il terzo male viene identificato con il male fisico o morale ma va ricordato che se il dolore fisico risulta intenso o non dura a lungo o cessa con la morte mentre quelli morali, che saranno onnipresenti anche nel futuro, possono essere risolti con l’indifferenza e l’imperturbabilità (atarassia); l’ultimo male da debellare sono i desideri insoddisfatti a cui vi si può porre rimedio mettendo dei limiti alle proprie passioni e pulsioni senza esservi trasportato.

Gli Imagine Dragons e i nostri demoni interiori

Il brando “Demons” della già citata band statunitense Imagine Dragons ci racconta come ognuno di noi abbia i propri demoni interiori e un senso di dolore che ci porta spesso a ferire il prossimo, infatti l’intero brano si pone come un dialogo tra il protagonista-cantante e una controparte, alla quale viene detto come il proprio malessere interiore possa condizionare il loro rapporto fino al danneggiare l’altro. L’inizio del brano ci descrive un’aria tetra e cupa in cui ognuno di noi si sente quando è sopraffatto dalle proprie insicurezze e dai propri mostri, in un momento di realizzazione quasi nichilista del mondo in cui i falsi idoli ricoperti d’oro mostrando come la falsità e l’apparenza abbiano sovrastato il bene e la felicità. Nonostante la volontà di non far trasparire l’oscurità della propria anima (cosa che accomuna ogni uomo) per non ferire la persona con la quale sta interagendo il protagonista si troverà a dover accettare che ogni cosa buona che si possa fare verrà vanificata dall’indole maligna dell’uomo. Nella seconda strofa ci descrive come quando si smette di “recitare” e “cala” il sipario sociale i peccatori sono i primi a giudicare e a puntare il dito e la situazione di chi parla lo porta a sentirsi incatenato tra le fiamme nascondendo la propria verità comprensibile solo tramite gli occhi che, come ben noto, sono lo specchio dell’anima e riflettono anche ciò che vuole essere nascosto. L’ultima strofa ci mostra il paradosso del protagonista: egli desidera proteggere la luce negli occhi del proprio interlocutore(“Your eyes, they shine so bright, i wanna save that light”) per il suo bene nonostante la sottintesa volontà di restare uniti, cosa che però può  condurre solo a ferire l’altro intaccando la luce propria che deriva dal suo animo e dal suo sguardo ancora puro e incorrotto dal lato oscuro dell’anima.

Prendere il dolore con “filosofia”

Se Epicuro ascoltasse questo brano ribadirebbe come il dolore e le passioni, positive o negative che siano, siano inevitabilmente immanenti nella natura umana in quanto è proprio ciò a fare da “prisma” per percepire i “colori” del mondo: immaginate di vivere privi di qualunque spinta emotiva e passionale, non ci sarebbe stata arte, letteratura, filosofia e, sopratutto, saremmo stati sempre collocati in una cortina “grigia” dell’apatia e del mero razionalismo. Insomma anche il dolore e i propri demoni interiori fanno parte delle tante facce del “prisma umano” quindi bisogna conviverci e trovare un giusto compromesso o, per citare il poeta Orazio, il giusti “mezzo” o compromesso tra il peculiare malessere umano e il suo tendere a ciò che vi è di bello e piacevole nella vita. Affrontare i propri difetti e i propri traumi può sembrare una sfida ardua e quasi impossibile, sopratutto in virtù della nostra necessità di relazionarci agli altri ma il fatto di non essere soli in questa condizione ci porta a realizzare che la nostra esistenza, il nostro essere gettati nel mondo come se ci trovassimo in una festa a sorpresa va vissuta così com’é, bisogna godersela fin quando c’è la musica e la buona compagnia poiché non sappiamo quando arriverà il momento dello “sfratto” dalla vita.

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