Gli antichi greci erano davvero politicamente corretti? Smascheriamo queste convinzioni in 5 punti

E se la cultura del politically correct avesse fondato la sua condizione d’esistenza sul popolo sbagliato?

Da sempre poniamo sugli antichi greci una maschera di perfezione, fino a renderli un modello miracoloso, da cui crediamo di discendere e discostarci col tempo. Ma siamo certi che questo modello di perfezione morale sia esistito? Ecco 5 motivi per dubitarne!

1. L’antica Grecia non conosceva la democrazia moderna

Tutti sanno che il Trattato costituzionale europeo cita, quasi in epigrafe, un passo dell’epitaphios logos di Tucidide, nel quale Pericle declama fiero la specificità della costituzione ateniese. Questa menzione vorrebbe costruire un rapporto di discendenza della costituzione europea da quella dell’Atene del V sec. a.C.

Per quanto questa idea infiammi i cuori anche degli europeisti più scettici, è totalmente arbitraria e priva di una concreta dimostrazione storica. La democrazia ateniese è stata una lungimirante mossa politica, voluta dal giovane e ambizioso Pericle. Nasce insieme alla costituzione della flotta cittadina, quando il principio, per cui è cittadino chi combatte per la sua polis, si estende anche agli uomini incaricati di combattere per mare.

Consiste semplicemente in un parziale ampliamento del diritto di cittadinanza. Hai capito quel geniaccio di Pericle?! Solo i cittadini (e quindi uomini, adulti e adatti alle armi) partecipano alla vita politica della città. Il numero degli schiavi continua a superare nettamente quello dei cittadini e le altre classi sociali conducono la vita di sempre. Socrate rileva solo un irrigidimento della moralità e una minore libertà di espressione: forse questo la rende vicina alla democrazia moderna.

La tanto acclamata democrazia greca, circoscritta alla sola polis di Atene (anche se abbiamo sporadici momenti di democrazia anche a Siracusa), è essenzialmente gestita come la precedente oligarchia: solo tra pari si può gestire la politeia, ma per essere pari è necessario sacrificare in prima linea la vita alla patria e la moralità alla politica.

2. Euripide non è mai stato un precursore del femminismo

Ragazze, mi rivolgo a voi, ascoltate! So che tra i banchi del liceo classico vi sarà capitato di sospirare pensando a Euripide, al suo impegno nel sociale, alla sua pietà per le donne, chiedendovi il motivo per cui la fortuna di Euripide non abbia sortito nessun effetto sul vostro fidanzato di turno. Lo so, è dura, ma forse da oggi sarete più accondiscendenti con la vostra metà, perché la verità è che Euripide non era un attivista impegnato nella lotta alla disparità dei sessi, nemmeno un ruffiano che aveva capito tutto sul come si conquistano le donne.

Euripide è stato un artista visionario, dalla poesia provocatoria e la lingua fin troppo sciolta. La sua apparente sensibilità alle donne è mirata alla confutazione della democrazia guerrafondaia di Cleone, succeduto al caro Pericle durante la guerra del Peloponneso. Se è vero che Medea è una donna poco femminile, che parla e ragiona come un uomo, è anche vero che non è l’unica: la Clitemnestra eschilea è una donna dal “cuore di uomo”.

Inoltre, Euripide ci tende in Medea la medesima trappola delle Baccanti: fa in modo che il pubblico simpatizzi con il personaggio principale (Medea- Dioniso), ma poi lo getta in cattiva luce attraverso l’omicidio. Medea non ha agito secondo giustizia, avrebbe fatto sicuramente meglio a sopportare in silenzio il tradimento dell’ex marito, perché, come negli stessi anni diceva Socrate, è giusto chi subisce un’ingiustizia, non chi si vendica empiamente.

3. I Greci predicavano umiltà e temperanza solo in patria

Quante volte abbiamo sentito parlare della metriotes, dell’archilocheo meden agan? L’equilibrio, l’umiltà, evitare ogni eccesso sono per noi moderni il più grande insegnamento dei greci. Chi non ha mai letto in Erodoto l’avvertimento di Amasi a Policrate, ormai accecato da ate?

In realtà i greci sono molto più simili ai francesi: credono di poter giudicare qualsiasi altro popolo. I greci sono i padri della geografia, hanno studiato tutti i popoli vicini con l’occhio dello scienziato, attratto razionalmente dalla stranezza e pronto a descriverla analiticamente. Tuttavia, non hanno mai abbandonato il loro rigore scientifico per indugiare sul valore dei loro vicini e prenderli davvero a esempio.

I greci sono stati i maestri della esportazione: hanno portato il to ellenikon in tutto il Mediterraneo, convertendo anche i popoli più riluttanti all’educazione greca: l’ellenismo. Eppure, come ogni buon parigino che si rispetti, non hanno mai imparato una lingua diversa dalla propria, imponendo ai barbari non ellenizzati l’apprendimento del greco o l’assunzione di un interprete ufficiale in sede di rapporti diplomatici.

4. Non è giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che è degno

Ah, la Grecia, ha fornito alla cultura occidentale i primi poeti e i primi filosofi, che hanno parlato della giustizia. Esiodo, Solone, Socrate, Platone, sono solo alcuni dei nomi che potremmo fare. Una meraviglia per i lettori di tutto il mondo, ancora oggi!

Tuttavia, la prassi, almeno ad Atene, è molto diversa. Durante i processi, i reati non venivano giudicati secondo un diritto vero e proprio. In Grecia il diritto esisteva ma vi era una sola condizione d’esistenza in grado di ribaltare il risultato offerto dal diritto. Non si tratta di Alessandro Borghese, bensì la dignità.

Essere degno di essere cittadino di una polis, per il proprio valore dimostrato in battaglia e/o in politica, era un’ottima carta da giocare dal logografo che curava la difesa del cliente. Per i reati più gravi, che contemplavano il ricorso all’esilio o alla pena di morte, questo principio poteva salvare la vita a un reo. Si tratta di una sorta di compromesso tra la polis e il singolo, in cui i giudici si rendevano garanti, perché testimoni diretti del valore dell’imputato.

5. Il tradimento coniugale non è sempre deprecabile

L’ultimo punto di questa lista è anche il più scottante e, per una volta, usciamo dai confini di Atene, la polis eletta dai nostri manuali e dalla communis opinio a nostra più vicina antenata e unica rappresentate della Grecia antica. Noi moderni perciò dimentichiamo che Atene non è la Grecia intera e che ogni polis si gestiva autonomamente a 360 gradi.

Vi ricordate tutte le chiacchiere del liceo sulla triste vita coniugale delle donne ateniesi, costrette a vivere nel gineceo, private di una vita autonoma? Ecco, se ci spostiamo a Sparta, la situazione cambia radicalmente. Le donne spartane rispondono ai mariti, partecipano alle gare di atletica e possono tradire il consorte.

Avete capito bene. Sparta è una città che ha sempre sofferto di oligantropia, scarsità di uomini adatti al combattimento. La rigida diarchia di Sparta, in cui, come ad Atene, è cittadino chi muore per la patria, ha pagato in questo modo il fio di tutte le guerre intraprese e della sua chiusura costituzionale. Come al solito, devono pensarci le donne. Sparta consentiva alle mogli degli spartiati di avere figli illegittimi, o meglio, metteva in secondo piano il problema, perdonando alle donne l’adulterio. Riconoscendo anche un figlio illegittimo come proprio, lo spartiate regalava a Sparta un nuovo cittadino pronto a servire la patria.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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