La crosta terrestre è sempre stata in movimento. Basti pensare alla disposizione dei continenti: se prima erano uniti nella cosiddetta Pangea, ora abbiamo delle zone ben distinte e separate tra loro. Ciò si deve alla tettonica delle placche, modello di dinamica terrestre che col tempo ha sostituito la teoria della deriva dei continenti. Pare che questi movimenti abbiano avuto un altro effetto in passato: secondo un recente studio infatti essi sono stati alla base delle ere glaciali.

La tettonica delle placche ha innescato la nascita di enormi distese glaciali

Dettagli della ricerca

Gli studiosi appartenenti a diverse università americane in sinergia hanno ricostruito la storia climatica e geologica della Terra servendosi di simulazioni al computer. In questo modo è emerso che le collisioni tra le placche hanno innescato tre ere glaciali negli ultimi 540 milioni di anni. Ciò è avvenuto soprattutto a ridosso dell’Equatore. Gli esperti hanno inoltre rivelato la dinamica che ha portato alle glaciazioni. I movimenti delle placche infatti hanno innescato delle reazioni chimiche tra le rocce e l’anidride carbonica presente nell’atmosfera, la quale è stata assorbita dalle rocce sotto forma di diversi composti. Per spiegare le glaciazioni bisogna considerare che tale processo è avvenuto su una superficie di milioni di chilometri quadrati. In questo modo l’atmosfera ha perso molta anidride carbonica, portando ad un raffreddamento su scala planetaria.

Diverse catene montuose, tra cui le Ande, hanno avuto origine dai movimenti delle placche

Teoria della tettonica delle placche

Per capire a fondo questo studio occorre trattare la teoria che ne sta alla base, ovvero la teoria della tettonica delle placche, detta anche tettonica delle zolle. La crosta terrestre è infatti composta da placche in continuo movimento e in contatto tra loro. Questi contatti possono creare tre tipi di margine con effetti diversi. Quando due margini scorrono uno accanto all’altro sono detti conservativi e portano alla formazione di faglie trascorrenti. Se le zolle si allontanano l’una dall’altra invece si tratta di margini divergenti. In questo caso si può formare una dorsale oceanica oppure, se su litosfera continentale, un rift. Quando invece le zolle si incontrano abbiamo un margine convergente. Anche in questa situazione possono accadere cose diverse. Normalmente si formano una catena montuosa oppure una fossa oceanica.

Placche
L’Himalaya trae origine da due margini convergenti

Un passo indietro: la deriva dei continenti

Prima che la teoria della tettonica delle placche prendesse piede esisteva un’altra spiegazione alla base del movimento della crosta terrestre, ovvero la teoria della deriva dei continenti. Essa, formulata da Alfred Wegener nel primo Novecento, spiegava che i continenti in passato erano uniti e che successivamente si sono divisi grazie ai movimenti delle placche. L’idea di base quindi era corretta. Mancava però una cosa fondamentale a questa spiegazione: le cause. Egli infatti disse che tutto ciò era accaduto, ma non fornì una spiegazione in merito alle dinamiche del fenomeno. Col tempo gli studiosi scoprirono il motore delle zolle e riuscirono a spiegare molti fenomeni geologici, come l’orogenesi e i terremoti. A muovere le placche è la parte più esterna del mantello terrestre, che essendo fluido riesce a spostare le masse continentali.

I resti fossili sono una prova molto importante della passata unione tra i continenti

Evidenze dei movimenti delle placche

Esistono molte prove a supporto delle teorie sopra elencate. La prima che salta all’occhio è la morfologia. Un esempio in questo senso è la coincidenza tra le coste atlantiche di Africa e America del Sud. Anche flora e fauna costituiscono un’evidenza molto importante, poiché ci sono specie molto affini tra loro presenti in continenti diversi. Le differenti condizioni climatiche e ambientali hanno successivamente contribuito a creare linee evolutive diversificate. Si possono cercare prove anche tra i resti fossili, poiché in passato le specie vivevano in un unico continente e il loro ritrovamento può permettere la ricostruzione geologica delle zone interessate. In questo senso è di grande aiuto anche la composizione geologica: è facile che placche una volta attaccate presentino rocce molto simili. Questi movimenti continuano tuttora, quindi in un futuro molto lontano avremo una disposizione diversa delle terre emerse.

Matteo Trombi

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