“Giudici”: Camilleri, Lucarelli e De Cataldo raccontano tre storie di magistratura

Tre penne, tre storie, tra giudici, tre magistrature.

Giudici è una raccolta di tre racconti firmati da Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo: due scrittori e un giudice. Una breve lettura che ci porta a riflettere sul ruolo della magistratura in un’Italia “democratica”.

“Giudici”

Ad aprire le danze di questa raccolta, pubblicata da Einaudi nel 2011, è Andrea Camilleri con Il giudice Surra. Ben lontani da Vigata e dalle indagini del Commissario Montalbano, Camilleri ci presenta un giudice che, al termine della sua carriera, da Torino si trasferisce a Montelusa per “mettere ordine” al tribunale della città (ripresa dall’immaginario pirandelliano). Non siamo molto lontani dall’avvento dell’Unità d’Italia e la presenza della Fratellanza non crea timori al giudice Surra, piuttosto le sue azioni sembrano mettere a repentaglio l’equilibro sociale della città, tanto da farlo sembrare “il cattivo”.

A seguire, La bambina di Lucarelli ci porta in quella Bologna liberale e rivoluzionaria che funge da sfondo di molti suoi scritti. Il protagonista è un poliziotto amante dei fumetti e delle storie d’azione, ma la verità è che, alla bella età di cinquantasei anni, deve ricoprire il ruolo di autista e portaborse ad una giudice giovane e scaltra denominata “bambina”. Una giudice che potrebbe essere sua figlia, eppure si tratta di una ragazzina che mette a repentaglio qualcuno, o qualcosa, e per la quale dovrà beccarsi non pochi proiettili.

A chiudere la raccolta, è la penna di un giudice di professione, Giancarlo De Cataldo con Il triplo sogno del procuratore. Il racconto si apre con l’elezione dei rappresentanti di classe cui il protagonista fa parte e, proprio come spesso capita in politica, i voti vengono comprati con caramelle, fumetti e soluzioni per temi e compiti in classe. A “vincere” la selezione dei rappresentati è Pierfiliberto Berazzi-Perdicò, quel bambino che da grande ricoprirà il ruolo di Sindaco della cittadina immaginaria di Novere. Lo stesso che porterà a repentaglio la carriera di Ottavio Mandati, ex compagno di classe, attuale procuratore della Repubblica presso il tribunale di Novere.

Stili a confronto

Seppur si tratti di racconti appartenenti allo stesso genere, quale il giallo e/o poliziesco, le penne sono ben distinte fra di loro. La prima, quella di Camilleri, presenta una storia raccontata in terza persona passando dal punto di vista del protagonista e alle chiacchere al bar di colleghi e abitanti della cittadina siciliana che rimangono sempre più sconcertati dai comportamenti del giudice. La soluzione finale ci viene rivelata in modo semplice, un’azione innocua e dalla poca importanza, ma che porta ad un finale in cui viene letteralmente presa in giro la Fratellanza.

Lucarelli inizia la propria storia immergendoci direttamente nella mente del protagonista, sempre in terza persona, in modo leggero e sintetico, ce li descrive in poche righe e porta avanti l’azione in un climax sempre più crescente. Le descrizioni, che ad un primo impatto potrebbero risultare inutili, hanno il solo fine di contestualizzare lo stato d’animo dei personaggi. Un’atmosfera arricchita a riferimenti musicali degli anni 70/80, per cui i significati delle canzoni sottolineano la densità della situazione che si sta vivendo.

Il terzo racconto, scritto da un giudice di professione, sembra non staccarsi dai precedenti. Una penna semplice che racconta la propria storia partendo dal passato dei protagonisti e presentando al lettore una situazione che si riverserà nel futuro degli stessi. Una vicenda che sembra avere le sembianze di un qualcosa di reale, una storia e/o un processo che lo stesso autore ha vissuto.

La magistratura

Lo scopo di questa raccolta è quello di disegnare la magistratura all’interno di un’Italia che adotta una politica che dovrebbe essere democratica ma che, per un motivo o per un altro, nel corso degli anni non riesce ad attuare a pieno. I tre giudici, protagonisti dei rispettivi racconti, sono persone che nel loro ambito lavorativo sembrano destinati a fallire. Non si tratta dei giudici di tribunale per cui l’ultima parola, all’interno di un qualsiasi tipo di processo, è legge, ma di magistrati che indagano e operano, affiano di carabinieri e poliziotti, al fine di proteggere la propria comunità e far valere la giustizia. Ma la criminalità sembra avere il sopravvento. L’unica eccezione è quella del Giudice Surra: una persona giuridicamente caparbia e testarda nel proprio lavoro. Camilleri è l’unico che ha voluto dare una speranza contro quella che è più criminale tra i criminali, la mafia.

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