Nel “World Bicycle Day” scopriamo come la bicicletta sia stata oggetto di ispirazione poetica nei testi di Pascoli, Gozzano e Sereni.

Ogni anno il 3 giugno si celebra la Giornata Mondiale della bicicletta, istituita nell’aprile del 2018 con la risoluzione adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per promuovere l’unicità, la longevità e la versatilità di un mezzo di trasporto così semplice, efficiente ed ecologico, utilizzato anche nel tempo libero.
La bici tra salute, ambiente e sicurezza
La bicicletta, inventata e perfezionata nel corso del XIX secolo, è uno dei mezzi di trasporto più usati per gli spostamenti brevi: è meno costosa delle automobili e dei mezzi pubblici e talvolta addirittura più veloce; è rispettosa dell’ambiente poiché non consuma carburante e non emette alcuna sostanza inquinante; è salutare e il suo utilizzo abituale -come qualsiasi altra attività fisica- contribuisce alla riduzione dello stress e al miglioramento dell’umore, soprattutto se si pedala in aperta campagna, immersi nella natura… Sostenibile, economica e pratica, fa bene alla salute della persona e a quella del pianeta.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è di per sé un mezzo di trasporto pericoloso: di fatti, la maggior parte degli incidenti in bicicletta è causata dalla collisione con veicoli a motore; e a far aumentare il rischio di incidenti è l’assenza di piste ciclabili o la scarsa manutenzione di queste ultime, il non rispettare i limiti di velocità e, in generale, il codice della strada. Non deve, dunque, mai mancare sensibilizzazione in merito alla sicurezza stradale sia per i ciclisti sia per gli autisti.
La Giornata Mondiale della bicicletta è nata per promuovere la bici non soltanto come mezzo di trasporto quotidiano, ma anche come strumento di sviluppo e di accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e allo sport (come si legge nella risoluzione dell’ONU del 12 aprile 2018).

L’evocazione della bicicletta in Pascoli
La bicicletta è la protagonista indiscussa dell’omonima poesia di Giovanni Pascoli, inserita nei “Canti di Castelvecchio” (1903); le tematiche affrontate sono le stesse dell’intera raccolta: la genuinità della dimensione naturale, la tranquillità della campagna, gli affetti familiari, l’infanzia e la giovinezza, il perdurare del ciclo delle stagioni, il lutto, il valore delle cose umili e semplici…
La parola “bicicletta” non compare nel testo, fuorché nel titolo, ed è la descrizione di alcuni suoi elementi come il fanalino e il campanello, specialmente verso la fine, a delineare la pedalata:
La piccola lampada brilla
per mezzo dell’oscura città.
Più lenta la piccola squilla
dà un palpito, e va…
Ma già nell’explicit della prima parte vi era un indizio: una tipica onomatopea pascoliana, il dlin… dlin… ripetuto in totale tre volte.
Inoltre, il viaggio in bicicletta diviene allegoria dello scorrere della vita:
Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
È la poetica degli oggetti in Pascoli, è il simbolismo delle cose umili poiché sono proprio queste ultime a divenire fonte di ispirazione e a essere portatrici di una verità metafisica universale.

La giovane ciclista in Gozzano
Nella lunga poesia “Le due strade” di Guido Gozzano, appartenente alla prima sezione “Il giovenile errore” de “I colloqui” (1911), la protagonista è una giovane ciclista.
Ecco, nel lento oblio, rapidamente in vista,
apparve una ciclista a sommo del pendio.
Il poeta -in compagnia di un’amica- incontra la giovane che va in bicicletta “senza cavalieri”, con la quale percorre un breve tratto di strada, quando poi i due si separano:
Non mi parlò. D’un balzo saliì, prese l’avvio;
la macchina il fruscio ebbe d’un piede scalzo,
d’un batter d’ali ignote, come seguita a lato
da un non so che d’alato volgente con le rote.
A dominare la poesia sono il dinamismo e la bellezza fiorente dell’adolescente, inserite in un contesto naturalistico, contrapposte al senso di inerzia e di inadeguatezza del poeta.

La vittoria in Sereni come forma di ripresa
Nella raccolta “Gli strumenti umani” del 1965 Vittorio Sereni riflette sulla tragedia storica della seconda Guerra Mondiale, sull’industrializzazione e sulla società contemporanea, con testi prosastici calati nella dimensione quotidiana, che raccontano di viaggi, incontri e appuntamenti attraverso dialoghi, dispute e confronti.
In “La poesia è una passione?” inserita in tale raccolta, la terza del poeta, vi è il riferimento a un avvenimento storico: la vittoria del ciclista Fausto Coppi del Campionato Mondiale di ciclismo su strada a Lugano, il 30 agosto 1953.
La coppia protagonista della poesia- racconto è davanti alla televisione e assiste alla vittoria di Coppi:
Chi cederà per primo? La domenica
d’agosto era, fuori, al suo colmo
e tutta Italia sulle piazze
nei viali e nei bar ferma ai televisori…[…]
Il campione che dicono finito,
che pareva intoccabile dallo scherno del tempo
e per minimi segni da una stagione all’altra
di sé fa dire che più non ce la fa e invece
Come Coppi, il campione che dicevano finito, alla fine ce l’ha fatta, così l’io lirico può salvarsi e superare la crisi, anche attraverso la poesia:
e dunque anch’io posso ancora riprendermi, stravincere.