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Giornata europea dei Giusti: è doveroso ricordarli per seguire il modello del bene

Giornata europea dei Giusti: è doveroso ricordarli per seguire il modello del bene

Il 6 marzo di ogni anno viene celebrata la Giornata europea dei Giusti per ricordare coloro che hanno difeso la dignità umana e che si sono battuti per preservare il bene e la giustizia.

Giornata europea dei Giusti - Wikipedia

Il 10 maggio 2012 l’associazione Gariwo invita il Parlamento europeo a istituire una giornata in cui celebrare i giusti, coloro che si sono distinti nel difendere i diritti umani e nel lottare contro i soprusi. L’appello all’Ue è stato sostenuto da migliaia di cittadini, da deputati italiani, dalla Presidenza della Repubblica, dall’associazione di don Ciotti; e il manifesto è stato, tra gli altri, firmato da Dario Fo, Umberto Eco…

La storia di questa iniziativa

L’idea nasce grazie all’attività dell’organizzazione no profit Gariwo, un acronimo “Gardens of the Righteous Worldwide” che vuol dire “Giardino dei Giusti di tutto il mondo”. L’organizzazione ha sede a Milano e dal 1999 si impegna nel difficile e nobile compito di mantenere viva e rinnovare continuamente la memoria di tutti i Giusti, di quelli che non hanno piegato la testa, non si sono arresi, hanno lottato e sono morti pur di aiutare, di sostenere, di proteggere il bene dal male che imperversava in Europa e nel resto del mondo.

Perché, però, proprio un giardino? Tutto ha origine da un seme, da un filo d’erba, da un fiore, da una pianta… Il simbolo per eccellenza della vita: le piante che rappresentano proprio l’inizio di una nuova vita, quella che è stata salvata dai Giusti, quella che non si è interrotta, che non è rimasta appesa a un filo grazie al sacrificio dei Buoni. Quegli alberi, quei fiori, tutto quel verde è simbolo di un’immortale speranza: ogni Giusto viene ricordato con una pianta che reca il suo nome; un ricordo indelebile che testimonia il bene che ha donato alle generazioni successive.

Giardino dei Giusti del Mondo - Wikipedia

Chi sono i Giusti?

Il 6 marzo, nella giornata dei Giusti, vengono ricordati tutti quelli che, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno condannato e rifiutato discriminazioni e ingiustizie, hanno salvato vite umane durante i genocidi, hanno difeso i perseguitati. Hanno anteposto il bene a qualsiasi altra cosa, addirittura alle loro vite.

Nel giardino, attualmente, sono presenti Giusti di quattro genocidi: shoah, armeno, ruandese, bosnico. Gariwo ha esteso il concetto di Giusti: non ha incluso soltanto i Giusti non ebrei che salvarono innumerevoli vite durante la Shoah, come ricorda il primo giardino dei Giusti, nato a Gerusalemme nel 1963.

Nella giornata europea dei Giusti vengono ricordati tutti quelli che si sono opposti ai crimini contro l’umanità; quelli che hanno salvato vite nei genocidi, non solo quello ebreo o armeno, ma anche gli stermini dimenticati, ad esempio quello cambogiano, bosniaco e ruandese; che hanno lottato contro i totalitarismi, durante i governi nazista, fascista, comunista…

Giardino dei Giusti: svelati i nomi di 5 nuove personalità | Notizie Milano - Cityrumors Milano

Esistono leggi giuste e leggi sbagliate

Qual è la definizione di “giusto”? Colui che segue i principi della giustizia. In generale, siamo portati a dire che chi è “buono e giusto” segue le leggi di uno Stato… Ma è giusto rispettare tutte le leggi? Non sempre le leggi sono giuste, e non occorre andare tanto lontano per capirlo: pensate a ciò che succedeva (e ancora succede, ahimè, tutt’oggi in diverse parti del mondo) al tempo di Martin Luther King. Sapete cosa ha detto a proposito dell’importanza di disobbedire alle leggi ingiuste?

“Credo che esistano due tipi di leggi, quelle giuste e quelle ingiuste. Tutti noi abbiamo il dovere di obbedire alle leggi giuste e l’obbligo morale di disobbedire a quelle ingiuste […] Qualunque uomo che accetta una pena che ritiene ingiusta e rimane in prigione per risvegliare la coscienza della comunità riguardo l’ingiustizia della legge, sta esprimendo in quel momento il più alto rispetto per la legge”.

Non sempre, quindi, legge e giustizia coincidono, ma sicuramente giustizia e bontà vanno di pari passo: un uomo nobile, un uomo buono sa riconoscere le leggi “sbagliate”, non eque, discriminatorie da quelle, invece, giuste che rispettano la dignità umana.

Attenzione, però, la linea di confine tra opinione personale e valore universale è tanto marcata quanto sottile: ci si chiede, dunque, come si fa a distinguere l’integrità morale di una legge? La risposta non è semplice; potremmo definire una legge giusta se rispetta l’uomo, in quanto essere umano,  se rispetta i suoi diritti inalienabili, non calpesta la sua dignità, non limita la sua libertà, ma -allo stesso tempo- salvaguarda la libertà degli altri, se è uguale per tutti, se non crea discriminazioni.

Occorre, però, far presente che la società si occupa di cosa è lecito e cosa è illecito (permesso o meno); e non della questione morale di giusto o sbagliato (vedi stato etico).

Naturalmente, come abbiamo detto, è fondamentale non confondere l’ingiustizia oggettiva con il senso di giustizia personale. Le leggi non sono verità assolute. L’uomo deve far riferimento alla famosa “legge morale” che alberga l’animo di ognuno di noi; per tale motivo è importante educare le coscienze.

La giustizia è l'utile del più forte | L'HuffPost

Si può parlare di persone giuste?

Nel corso delle pagine più nere della nostra storia, sono state emanate leggi che violavano i diritti umani; leggi in cui non si parlava proprio di diritti e di valori; leggi che elogiavano diritti e doveri ingiusti.

Il problema, ora, è capire come hanno agito gli uomini: c’è chi ha emanato queste leggi, chi le ha pensate o ideate, chi le ha approvate, chi le ha seguite alla lettera, chi -al contrario- non si è lasciato intimidire e ha lottato affinché venissero abolite queste norme ingiuste.

Non è semplice dare giudizi morali, né sulle leggi, né -tantomeno- sulle persone; e poi, a proposito di giustizia, è davvero “giusto” dividere il mondo in buoni e cattivi?

A questa domanda, non è possibile rispondere se non si chiamano in causa anche la filosofia e l’etica, ma proviamo a partire dalla concezione antropologica. Ovviamente, stiamo parlando dell’uomo e della sua evoluzione, delle scelte che ha fatto durante tutta la sua esistenza: chi studia il comportamento, o meglio, gli eventi che le decisioni dettate dalla ragione (a volte non troppo ragionevole) di uomini potenti? Alla fine, la storia la fanno i grandi che “guidano” e (dis)-orientano le masse, no?

Dunque, una prima risposta alla nostra domanda, può darcela la storia. Lo storico studia anche la società e l’individuo, i fatti e gli accadimenti che hanno interessato le masse; per dare un giudizio sulle personalità degli uomini (buoni o cattivi, giusti o ingiusti) deve, però, presupporre che la storia sia soggettiva, cosa non vera. Gli eventi storici sono oggettivi, ad essere soggettiva può essere l’interpretazione che i vari studiosi danno, ad esempio, di un particolare evento, di una particolare battaglia, del casus belli e così via.

Quindi, se già quando si cerca di analizzare la storia degli eventi gli storici accettano il fatto ascientifico che la storia può essere vista in maniera non obiettiva; anche il giudizio sugli uomini ne risentirà.

Che cosa è e dove si trova la nostra coscienza?

Giudizi tra passato e presente

L’uomo è soggetto e, al tempo stesso, oggetto della ricerca storica e non può facilmente estraniarsi dagli avvenimenti, considerandoli come slegati dal processo evolutivo che ha portato al presente in cui vive; non è possibile scindere passato e presente e futuro, perché l’uno è concatenato all’altro. Non esistono “se” e “ma”, la storia è rappresentata dai fatti, non sempre giudicabili.

Certo, è più facile tentare di non giudicare i personaggi antichi: ad esempio, se riflettessimo sulle campagne militari di Cesare, molti potrebbero dire che essendo imperatore non poteva fare altro, che era impossibile fermare le mire espansionistiche di un impero come Roma, che “a quei tempi” era “normale” trucidare migliaia di nemici (si stima che in Gallia, Cesare e l’esercito romano abbiano ucciso quasi un milione di civili). Oppure pensate alla condizione della donna nell’antica Roma repubblicana: in pochi si scandalizzerebbero nel sapere che la donna non poteva partecipare alla vita politica, non poteva bere vino, dipendeva giuridicamente dall’uomo…  (tanto per citare qualche esempio) perché a quell’epoca  tutto ciò era considerato “normale”.

Se però si passa a fare riferimenti alla storia più recente, contemporanea o, per lo meno moderna, le reazioni di tutti noi cambierebbero radicalmente: che in Arabia Saudita la donna non poteva guidare fino al 2018 era una follia o che in numerose nazioni la donna non goda di pieni diritti è inconcepibile. La stessa cosa se pensiamo alle azioni di Hitler che ha fatto uccidere 6 milioni di Ebrei… In questi casi così drammatici, chi si sognerebbe di tentare di dare una spiegazione razionale?

E già questi pochi esempi ci fanno capire come cambi l’occhio dello storico o semplicemente di un curioso qualsiasi che guarda al passato: se si fa riferimento alla storia antica o a quella coeva. Fatto sta che se per i “cattivi” le cose sono un po’ più complicate, per i giusti, invece, i problemi si possono facilmente vincere.

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Chi sono i giusti?

Dunque, torniamo al quesito da cui eravamo partiti: chi sono veramente i giusti?

I giusti sono coloro che non si arrendono, coloro che vedono una briciola di bene in tutto questo male e questo dolore che c’è al mondo e lottano, con tutte le loro forze, pur di farlo durare; i giusti sono quelli che si mettono nei panni degli altri, quelli che non guardano soltanto “al loro piccolo orticello”, sono quelli che si battono per un mondo migliore, che non dormono la notte se hanno assistito a qualcosa che non va, sono quelli che scendono in strada, che educano, che diffondono valori di responsabilità e tolleranza, quelli che combattono con la parola, che non si lasciano ingannare, quelli che costruiscono ponti e non muri, che amano e che non odiano, che nel diverso vedono un’opportunità e non un limite.

Esistono giusti che hanno donato la loro vita per salvare quella di un compagno, ma anche quella di gente che nemmeno conoscevano; hanno avuto fiducia nel futuro, hanno creduto che vi fosse veramente speranza per un mondo migliore.

E noi, oggi, cosa possiamo fare per ripagarli? Niente o forse no… Possiamo fare qualcosa affinché il loro sacrificio non sia stato vano: dobbiamo innanzitutto ricordarli; continuare a diffondere il loro credo e a educare i giovani affinché non si dimentichino le pagine nere di storia, ma neanche quelle color arcobaleno, quelle pacifiche, quelle in cui qualche Giusto ha agito pur di non vedere altre pagine scure come la pece.

Vedere il passato come base per costruire il futuro, questa è la chiave.

L'ALBERO DEI GIUSTI – GIORNATA DELLA MEMORIA | MAESTRA PAMELA

 

La giornata dei Giusti in Italia

Con la legge numero 212 del 20 dicembre 2017, il Parlamento italiano ha istituito il 6 marzo solennità civile; quale “Giornata dei Giusti dell’umanità” per far conoscere alle giovani generazioni le storie di vita dei Giusti.

Il simbolo della giornata è, ovviamente, un albero, formato da alcune parole-chiave: memoria, libertà, speranza, dialogo, perdono, coscienza, gratitudine, resistenza, riconciliazione, dignità, umano, verità…

Numerose le iniziative in tutta la penisola in particolare a Milano, sede del Gariwo, ove si parte già dal 5 marzo. Giuliano Pisani, vicepresidente del comitato scientifico del Giardino dei Giusti ha affermato:

«I perseguitati raggiungono una breve stagione di notorietà sui mass media, i Giusti restano nell’anonimato. Era doveroso dare loro una casa perché i Giusti rappresentano il modello e la memoria del Bene».

Ricordatevi sempre che senza solide e consapevoli fondamenta il domani non ha futuro.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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