L’idea dell’amore come forza rigeneratrice, curativa, nobilitante dell’uomo è una delle tematiche più riprese della storia, dai poeti siciliani a Boccaccio, e così avanti fino ai tempi moderni. Ma questa visione dell’amore ha radici ben più antiche di quanto ci si aspetti.

Il poema epico di Gilgamesh, risalente al 2600 a.C. narra le vicende dell’eroe Gilgamesh, re sumero di Uruk. Nelle sue imprese egli è accompagnato dall’amico Enkidu, creato dagli dei appositamente per placare la sua aggressività.
Enkidu cresce nella natura selvaggia, lontano dalla società, come un eremita. La sua fama però si diffonde ed arriva al re Gilgamesh, che decide di incontrarlo.

Per convincere l’uomo selvaggio, viene inviata una donna, Shamhat.

Recentemente è stata scoperta una nuova interpretazione della storia: Shamhat giace con l’uomo per una settimana, dopo la quale gli parla di Gilgamesh, della sua forza spaventosa e della sua abilità di guerriero.
Enkidu decide allora di affrontare Gilgamesh per ucciderlo.
Shamhat giace con Enkidu per altri 6 giorni e 7 notti, dopo le quali Enkidu completa la sua trasformazione in uomo: Shamhat gli descrive le bellezze della vita cittadina, cerca di convincerlo ad accettare una vita comunitaria e ad integrarsi nella società. L’uomo infine decide di accettare il suo ruolo nella società e affianca Shamhat nel suo ritorno della città. Qui si scontra con Gilgamesh, non più con l’obbiettivo di ucciderlo, ma di cambiare il suo modo di governare. Infine i due divengono amici.

L’amore di Enkidu era stato capace di trasformalo da bestia in uomo: cresce il suo intelletto mentre la sua forza diminuisce.
Enkidu subisce cambiamenti psicologici con il passare dei giorni, da bestia, dopo una settimana si trasforma in un uomo pronto a combattere ogni possibile rivale gli si presenti davanti, ed infine, dopo due settimane, si trasforma in un uomo civilizzato, che accetta i doveri cittadini e comunitari.

Tarzan e Jane:

Il grande eroe epico, che per amore si trasforma, cedendo la sua natura animale è anche alla base della storia d’amore di Tarzan.
Edgar Rice Burroughs scrive Tarzan delle scimmie del 1912. Tarzan cresce in modo selvaggio, allevato da un branco di scimmie. Egli impara a leggere e scrivere da solo, ma la sua mente rimane formata sul modello a lui circostante: il mondo della foresta.
Un giorno incontra Jane, figlia del Professor Porter, venuta dall’Inghilterra insieme al padre, per esplorare la zona.
Il libro ed il cartone della Disney hanno due finali differenti: nel cartone animato Jane resta con Tarzan nella foresta, nel libro invece Tarzan impara il linguaggio degli uomini e segue Jane in America.

Entrambi gli eroi seguono un percorso di “redenzione” basato sull’amore.
La figura amata è, per questi uomini, la portatrice di civiltà che li guida verso l’accettazione del proprio ruolo nella società.
Questi eroi perdono la loro natura selvaggia per evolversi. Utilizzano la natura nobilitante dell’amore per trascendere i propri istinti animali e giungere alla figura di uomo.

L’abbandonare lo stato primordiale per avvicinarsi alla società non è sempre un fattore positivo. Nel contesto di trasformazione di Enkidu questo cambiamento è positivo poiché egli ha un destino affidato dagli dei da compiere (aiutare Gilgamesh nel suo viaggio). Tarzan, nel libro, alla fine, sconfitto dall’amore – Jane sposa un altro uomo – abbandona la società per ritornare come esploratore nel suo mondo selvaggio.
L’evoluzione, per lui, ha portato solo alla sofferenza.