Giambattista Basile in Matteo Garrone: scopriamo il barocco ne “Il racconto dei racconti”

Con la pellicola “Il racconto dei racconti” Matteo Garrone ci fa entrare nel mondo barocco di Giambattista Basile.

Nel Seicento il letterato Giambattista Basile ci presenta un capolavoro della letteratura barocca. Nel 2015 lo spirito de “Lo cunto de li cunti” prende vita con l’adattamento cinematografico di Matteo Garrone, che porta a casa ben 7 David di Donatello.

Il Barocco

Per comprendere il Barocco può essere utile partire dalla sua etimologia. Secondo alcuni studiosi il termine deriverebbe dal portoghese barroco, una perla non sferica ma irregolare. Altri ritengono che l’origine di questa parola sia da ricercare nel termine baroco, che per gli Scolastici indicava un procedimento logico all’apparenza corretto, ma con una debolezza interna. Il Barocco si configura nel Seicento come una volontaria rottura con quegli ideali di equilibrio e perfezione che avevano caratterizzato il classicismo Rinascimentale, attenzionando particolarmente l’anomalia e l’eccezione. Già i Manieristi si erano accorti di come l’armonia non potesse rappresentare la realtà, estremamente complessa e ricca di sfumature, e il Barocco porta questa sensazione alla sua massima espressione. I letterati barocchi sono alla ricerca dello stupefacente, prediligono gli accostamenti più arditi, all’insegna della stravaganza, tramite i quali fanno emergere la disarmonia del reale. Lo scopo della poesia non è più l’utilità pedagogica, ma il diletto e la meraviglia.

Anamorfosi da L’elevazione della croce di Rubens, Domenico Piola il Vecchio. Un’immagine anamorfica presenta una figura deformata intenzionalmente per produrre effetti stupefacenti, un effetto ottico che ebbe particolare fortuna nel Seicento, in sintonia col gusto barocco dell’epoca.

Giambattista Basile e “Lo cunto de li cunti”

In tema di barocco è doveroso menzionare “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, una raccolta di 50 fiabe raccontate da 10 novellatrici in 5 giorni. La struttura riprende chiaramente il “Decameron” di Boccaccio, infatti l’opera è nota anche come Pentamerone”. Basile utilizza il dialetto napoletano seicentesco, estremamente ostico, motivo per cui è stata necessaria la traduzione di Benedetto Croce. Il primo racconto corrisponde alla cornice dell’opera: narra della principessa Zoza, incapace di ridere fino a quando, un giorno, vide una vecchia imprecare contro un ragazzo. La vecchia, offesa per le risate della ragazza, le scagliò una maledizione: Zoza non avrebbe trovato pace se non avesse sposato il principe di Caporotondo, che però giaceva in uno stato di morte apparente, e solo un’anfora piena di lacrime lo avrebbe risvegliato. La principessa, dopo una lunga ricerca trova il principe ma non porta a termine l’impresa: quando l’anfora è quasi colma, stremata, sviene. Una schiava che giunge sul luogo, approfittando della situazione, versa le ultime lacrime necessarie per riempire l’anfora e così sposa il principe. Zoza viene aiutata da alcune fate a svelare l’inganno: infonde nella schiava, ora regina, il desiderio di ascoltare fiabe. Vengono radunate dieci vecchie ripugnanti con l’incarico di raccontare una storia ciascuna per cinque giorni. Il quinto giorno, tuttavia, l’ultima novellatrice viene sostituita proprio da Zoza che racconta la sua storia, svelando al principe la verità. L’utilizzo di un dialetto ricco di metafore e costruzioni lessicali argute, l’evocazione di scene di vita crude e colorate, con l’unico scopo di stupire il lettore, rendono l’opera di Basile un prodotto tipicamente Barocco.

Il racconto dei racconti: il barocco si anima con Matteo Garrone

“Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone debutta nel 2015 riprendendo 3 delle 50 fiabe raccontate da Basile:

  1. la cerva fatata: racconta del disperato desiderio di maternità della regina di Selvascura: potrà avere un figlio solo mangiando il cuore di un drago marino cucinato da una vergine. Questo richiederà un sacrificio: la morte del re, che morirà colpito dal mostro. La regina riesce ad avere un figlio, e così anche la vergine che aveva cucinato il cuore, avendo inalato il vapore della cottura. I due ragazzi, identici come gemelli, crescono instaurando un forte legame di amicizia, mal sopportato dalla regina, che, pur di allontanarli, sarà disposta a tutto.
  2. la pulce: viene raccontata l’ossessione del re di Altomonte per uno strano animale domestico: una pulce. Il re la nutre e la cura con affetto, facendola crescere a dismisura. Quando l’insetto muore, il re, addolorato, lo fa scuoiare. Per rallegrarsi organizza un torneo: avrebbe concesso la mano di sua figlia, Viola, a chiunque avesse indovinato a quale animale appartenesse quella pelle, pensando che nessuno sarebbe riuscito a risolvere l’enigma. In questo modo si sarebbe assicurato di avere la figlia con sé per sempre. In realtà un orco riesce a risolvere l’indovinello, e Viola è costretta a seguirlo tra i monti. L’epilogo della storia sarà tragico: la ragazza riuscirà a uccidere l’orco, sgozzandolo, e tornerà al castello.
  3. la vecchia scorticata: il re di Roccafosca, sempre alla ricerca di piaceri, sentendo una voce soave pensa che appartenga a una bellissima fanciulla e se ne innamora. In realtà si tratta di una vecchia, Dora, che vive con la sorella, Imma, anch’essa anziana. Il re vuole vederla, e la vecchia accetta di andare al suo castello a una sola condizione: l’incontro avverrà al buio. Il sovrano tuttavia non rispetta il patto: illuminandola con una candela, scopre che non è una giovane fanciulla e, ripugnato, la fa scaraventare fuori dalla finestra. Dora, grazie all’incantesimo di una maga, torna giovane e riesce a sposare il re. Di fronte alle domande insistenti della sorella su come abbia fatto a riavvolgere il tempo, Dora risponde di essersi fatta scorticare. Così Imma, dopo essersi fatta scorticare da un arrotino, torna a palazzo insanguinata e agonizzante, emblema della distruzione a cui conduce l’invidia.

Garrone mette in luce il comportamento bestiale e le deviazioni mentali dei protagonisti. Il grottesco e lo spirito barocco emergono in vari punti, dalla scarnificazione della vecchia che vuole liberarsi delle rughe e tornare giovane, all’affetto che il re prova per un insetto. Le ambientazioni, ricche di castelli, labirinti, grotte, mirano ad affascinare lo spettatore e in questo “Il racconto dei racconti” risulta un capolavoro del barocco.

 

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