Il Superuovo

Giacomo Leopardi e Michele Bravi ci mostrano quanto l’essere umano sia fragile e quali siano le sue fragilità

Giacomo Leopardi e Michele Bravi ci mostrano quanto l’essere umano sia fragile e quali siano le sue fragilità

Quanto siamo fragili? Cerchiamo le risposte nella poesia di Giacomo Leopardi e nell’inno alla vita di Michele Bravi.

“La vita breve dei coriandoli”, Michele Bravi.

Dentro la fragilità di un dettaglio è nascosta la regola dell’universo. In un gesto sottile, un modo per attraversare l’oscurità.” Così scriveva sui social Michele Bravi, poco prima della pubblicazione del suo ultimo brano. Siamo fatti di fragilità? Sì, forse sono proprio queste che ci rendono umani, e dentro ognuna di queste c’è la bellezza di un perfetto disordine.

La vita breve dei coriandoli

“La vita breve dei coriandoli” arriva dopo un lungo periodo di silenzio di Michele Bravi, e annuncia il disco che è prossimo all’uscita. Il brano, come scrive l’artista, “racconta come la bellezza delle cose si nasconda nelle crepe della fragilità“. È come un inno alla vita, un invito a fare caso alla bellezza di quelle piccole cose che ci affascinano. La voce di chi ci guida in un momento di buio, il movimento dell’oceano, il vento che accarezza gli alberi. Piccole immagini racchiudono tanta bellezza da farci realizzare quanto vicina a noi possa trovarsi la felicità. Un sorriso, un dettaglio, la condivisione: sta a noi trovare il senso anche quando non sembra esserci.

“[…]Utile la fantasia
a respirare ogni cosa prima

Tu che ridi accanto a me
poche altre cose hanno un senso
al di là di quel che c’è…
Per noi due che normalmente siamo qui
affascinati dalle immagini
dal bianco e nero di quei vecchi film
dal primo volo delle rondini
di cosa sono fatti gli angeli…
La vita breve dei coriandoli
ci fa sentire che noi siamo liberi
E tutto questo ancora mette i brividi
…i brividi…
E dividere a metà
questa notte fino alla mattina
Forse la felicità
non è poi tanto diversa da così!
[…]”
Dal videoclip di “La vita breve dei coriandoli”, Michele Bravi.

La fragilità umana in “La Ginestra” di Leopardi

La fragilità umana è ben descritta da Giacomo Leopardi tra le strofe di “La ginestra”, che è possibile considerare come il testamento poetico dell’autore. La ginestra, che fiorisce sulle pendici del Vesuvio ed emerge tra la lava pietrificata, sembra aver accettato con umiltà e dignità il destino che accomuna tutti gli esseri viventi. La natura, al contempo madre e matrigna, è annientante, e la ginestra lo accetta. Si lascia distruggere durante l’eruzione del Vulcano, per poi rifiorire in mezzo al nulla. Così dovrebbero comportarsi gli uomini: il progresso è un’illusione, la condizione umana è caratterizzata da un forte senso di infelicità, l’uomo è fragile come un formicaio che può facilmente essere distrutto dalla semplice e spontanea caduta di un frutto maturo da un albero. Un rimedio? Accettarlo e ricercare la solidarietà fra gli uomini. Sciocco sarebbe attaccarsi e ostacolarsi a vicenda, tra esseri simili, accomunati dalla stessa fragilità.

Quanto siamo fragili?

Quanto siamo fragili? Tanto, infinitamente. È una caratteristica intrinseca nella natura umana, è inevitabile, ma dà un senso a tante cose. Essere fragili ci rende uomini, e la consapevolezza di esserlo ci spinge, paradossalmente, ad essere più forti. Com’è fatta quella fragilità? Nelle sue crepe si cela tanta bellezza, come canta Michele Bravi. Le imperfezioni ci rendono vulnerabili e ci portano a sentire i brividi davanti a un’immagine che ci emoziona, che può essere diversa per ognuno di noi. Ma più di tutto, la fragilità ci porta alla ricerca di quella solidarietà di cui parla Leopardi. Realizzare di non essere invincibili ci sprona a cercare un modo per convivere con questa debolezza: un momento in cui ci si sente liberi, un desiderio da realizzare, una persona che dia un valore aggiunto ai nostri giorni. Un attimo in cui, guardando un sorriso, pensare: “forse la felicità non è poi tanto diversa da così!”

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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