Il Superuovo

François-René de Chateaubriand e l’uomo moderno: essere depressi e non sapere perché

François-René de Chateaubriand e l’uomo moderno: essere depressi e non sapere perché

L’uomo della società contemporanea e il confronto con il personaggio creato dall’autore francese: la complessità di definire il proprio malessere e la propria insoddisfazione.

René, protagonista di un omonimo racconto, è un eroe romantico che vive sulla propria pelle il “mal du siècle” senza però capirne l’origine. Ogni tentativo di alleviare il suo tormento si rivela vano e una moltitudine di sentimenti contrastanti affollano il suo animo malato nella volontà.
La sua condizione non è forse simile alla malinconia e insoddisfazione che spesso ci troviamo a vivere nella società odierna? In un’epoca di innovazioni tecnologiche e benessere economico l’uomo può essere schiavo di trappole mentali ed emotive che affliggevano già i suoi predecessori oltre due secoli prima?

 

François-René de Chateaubriand, il padre del Romanticismo Francese

L’inquietudine che caratterizza il personaggio creato da François-René de Chateaubriand ha molto in comune con l’inquietudine che ha accompagnato la vita dell’autore, a partire dalla sua giovinezza. Nato da un’antica famiglia aristocratica, François-René è un visconte che trascorre i suoi primi anni di vita con un precettore, lontano dai genitori. Il suo animo tormentato trova sollievo solo nelle passeggiate in mezzo alla natura e nei momenti trascorsi con la sua amata sorella Lucile.
Rispettando a pieno il cliché dell’uomo facoltoso ma insoddisfatto, viene spinto dai familiari a perseguire la carriera militare, seppur coltivasse la sua passione per la letteratura. A 19 anni, mentre diventa cadetto gentiluomo nel reggimento di Navarra, pubblica i suoi primi versi sull’Almanacco delle Muse.
Eppure “quello spirto guerrier” che rugge nell’animo dei romantici si fa presto sentire e, nel bel mezzo della Rivoluzione Francese, François-René molla tutto e parte per il Nuovo Mondo, raggiunge gli Stati Uniti e il Canada, trascorre un anno con gli autoctoni e conosce i Natchez, indiani stanziati lungo il Mississipi. In questa folle ricerca di sé, l’autore sposa una donna a cui non sarà mai fedele, si interroga spesso sul suo rapporto con la religione (anch’esso confuso e tormentato) e riscuote i primi successi letterari proprio grazie a “Il genio del Cristianesimo” (1802),  dove affronta un’idea di Cristianesimo e deismo ispirata alle idee di Blaise Pascal e dove, per la prima volta, compare il nostro eroe René, grazie al quale l’autore verrà considerato il padre del Romanticismo Francese.

 

René, l’eroe in fuga da se stesso

René o Gli effetti delle passioni è uno dei due racconti contenuti nell’opera apologetica “Il genio del Cristianesimo”, che celebra un diffuso bisogno di spiritualità dopo l’ateismo della Rivoluzione Francese. Eppure René non è soltanto il protagonista di un racconto palesemente autobiografico, ma anche e soprattutto il prototipo delle contraddizioni che dimorano nell’animo umano.
La vicenda di René si presenta come una fuga verso le terre selvagge dei Natchez, in cui egli cerca di sfuggire alle sue ansie e ai suoi pensieri, senza rendersi conto di portarli inevitabilmente sempre con sé.La vita di René è ora popolata da sua moglie, una donna indiana; Chactas, un indiano saggio e anziano e padre Souël, un missionario francese.
René racconta loro della sua triste infanzia, allietata solo dall’amata sorella Amélie, la quale nutriva un affetto morboso per il fratello che la spingeva ad evitarlo e a farle prendere la drammatica decisione di chiudersi in convento, dove iniziò a soffrire di delirio; René racconta di quanto lui abbia sofferto per la vicenda di Amélie, di quanto lui abbia viaggiato, di quanti luoghi abbia visto, cercando di fuggire alla noia e alla malinconia ma trovandosi poi a provare disgusto per le persone e per le situazioni con cui veniva in contatto.
Malgrado i rimproveri di padre Souël per non aver cercato in Dio una cura al suo turbamento, neppure le confessioni di René sul suo passato riescono a donargli la pace interiore e la sua fine giunge proprio lì, nel nuovo mondo, assieme ai suoi compagni d’avventura, in occasione del massacro dei Natchez.

 

L’uomo romantico e l’uomo moderno, un tormento che non ha nome

Malgrado siano due realtà lontane nel tempo, è interessante notare quanti elementi accomunino la sofferenza di René a quella dell’uomo moderno, una sofferenza che spesso compare nei momenti meno opportuni, difficile da riconoscere, da individuare. Accomunati pertanto dalla ricerca spasmodica della felicità e del raggiungimento di un bene sconosciuto, senza volto, si cade nel baratro del mancato appagamento, dell’insoddisfazione, dell’inadeguatezza perpetua. L’insoddisfazione di René resta indeterminata, malgrado il tentativo di esiliarsi nei boschi per ascoltare se stesso e il suo animo in subbuglio, non riesce a districare la matassa delle sue sofferenze, né a comprenderne l’origine. Alla base di tale malessere vi è una ricerca di assoluto destinata a restare inappagata, poiché l’uomo è incapace di accettare i propri limiti e la propria condizione di fragilità. Questa sofferenza senza nome è quindi causata dalla ricerca tormentata della felicità, che è di per sé impossibile perché una sfida contro i limiti umani, in un circolo vizioso a cui sembra impossibile porre rimedio.
Quanto spesso l’uomo si trova in uno stato di insoddisfazione, causato dall’incostanza, dalla noia che giunge improvvisamente a distruggere le speranze e le illusioni, tanto faticosamente costruite nel tempo? La durata e la stabilità sono per René condizioni irraggiungibili e opprimenti, in uno status emotivo che sembra divorare il tempo e che spinge il protagonista a ricercare un qualche principio vitale nella natura, nei boschi, nel paesaggio campestre (un autentico tòpos letterario).
Nulla di più simile all’uomo del XXI secolo che, dopo una corsa contro il tempo per soddisfare i dettami della società, si ritrova ugualmente infelice e deluso, senza capire il motivo e l’origine della sua depressione, tentando di dare un taglio netto alla sua vita, tentando una disperata fuga, dimenticando che ovunque egli possa fuggire, porterà sempre se stesso con sé.

 

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