Il Superuovo

Game of Thrones e Shakespeare svelano delitti e intrighi celati dietro la brama di potere

Game of Thrones e Shakespeare svelano delitti e intrighi celati dietro la brama di potere

La serie targata HBO e la tragedia “Riccardo III” mettono in luce gli intrighi attuati, all’interno di una corte, da chi è davvero disposto a tutto pur di raggiungere il potere. 

(Wired.it)

Le narrazioni che riguardano le corti signorili spesso e volentieri sono storie di rivincite, di trame losche e pregne di delitti, di vendette e di morte. Tutto solo per sedere su un trono, per governare un regno tanto agognato e finalmente conquistato, non importa a quale prezzo. Tutto fatto solo per il “Potere”, una parolina magica che esercita anche troppa influenza sulla mente degli uomini e li rende pronti a commettere anche i peggiori crimini disumani. Quel potere, quella corona che diventa ad un tempo l’ambizione più grande e, per i nostri personaggi, il principio della loro finale sconfitta. Perché una volta che qualcuno ha conquistato il potere, il nemico da eliminare diventa lui, sempre che non sia già stato così accurato da sgominare ogni rivale. Ed è una dinamica ciclica che non si ferma; una lunga serie di delitti che rischia di non avere una fine.

Il potere è un gioco

Se la serie “Game of Thrones” si chiama così c’è un motivo ben preciso. Lo chiarisce la stessa Cersei, la regina più spietata che si sia mai conosciuta a Westeros: “Quando giochi al gioco dei troni o si vince o si muore, non c’è una terza possibilità“. Quello del trono è un gioco e bisogna saper giocare, al meglio che si può e con ogni mezzo. La corte di Approdo del Re, fin dal primo episodio della serie prodotta dalla HBO, è un covo di segreti, di bisbigli all’orecchio e ognuno persegue i suoi propri interessi. Qualsiasi valore che vada oltre il proprio tornaconto vacilla parecchio, per non dire che viene cancellato in un batter d’occhio. E spesso anche chi è di indole buona, chi crede nella giustizia  deve imparare a convivere e a servirsi dei mezzi meschini e subdoli del potere. In primis per non essere soffocati e non soccombere nella partita a scacchi del potere. Conta sopravvivere, ancor prima di vincere.

Infatti non si sopravvive se si gioca come delle pecore, perché chi non sbrana viene sbranato. Lo ha imparato bene, a sue spese, un personaggio come Lady Sansa Stark. Tanto vale diventare un predatore, magari un leone, nel caso la casata sia quella dei Lannister. Molti sono, in Game of Thrones, i personaggi che rappresentano bene l’identikit di chi è pronto a tutto per l’ambizione di scalare i vertici del potere: Lord Petyr Baelish, Lord Varys, Lady Olenna Tyrell per dirne solo alcuni.

Ma Cersei della casa Lannister è colei che eleva ogni partita ad un livello superiore, per non dire assoluto. Per mantenere il potere (e, in parallelo, per il bene dei suoi figli) lotta con qualsiasi mezzo contro chiunque cerchi di sbarrarle la strada o di insidiare il suo posto. Prima come regina consorte, poi come regina madre e infine come unica sovrana, Cersei sa abilmente usare tutte le sue capacità per sgominare ogni attentato alla sua posizione.

Una donna forte che ha passato tanti dolori e sofferenze, i quali hanno contribuito a forgiarne il carattere spietato e senza scrupoli. Così che non si fa problemi ad ordire trame, a dare ordini di uccidere, a torturare o a causare un eccidio di massa durante un rito religioso (chiediamo scusa se si trattasse di uno spoiler per qualcuno). Sia che lo faccia per vendetta, sia che lo faccia per consolidare la sua posizione o per raggiungere ancora un obiettivo che le manca, Cersei è il paradigma della persona politica cinicamente senza pietà e senza alcun vincolo morale che non possa essere in qualche modo scavalcato.

La machiavellica “ragion di stato”, il proprio tornaconto, l’amore incondizionato per i figli e Jaimie (che conserva in Cersei un briciolo di umanità), uniti ad un orgoglio che la spinge a non mollare mai, fanno di questa regina il nemico che nessuno vorrebbe avere. Cersei è stata capace di riuscire in ciò che Baelish, Lady Olenna o anche Ellaria Sand non hanno avuto successo, pur essendo validi concorrenti: vincere il gioco del trono, o almeno quasi tutte le partite. E per farlo non si è tirata indietro nel decretare e ordinare la morte di qualcuno., facendo piazza pulita attorno a sé. Perché, come dice lei stessa,

C’è un solo modo per fare sì che quelli intorno a te ti siano fedeli: devono temere te molto più dei tuoi nemici

E incutere timore non è facile, se non si usano le maniere forti. Anche se, a questo punto, si innesta l’inizio della sua sconfitta. Perché, a furia di lasciare dietro di sé una così lunga striscia di omicidi, Cersei Lannister è rimasta sola.

William Shakespeare (1564-1616)

“Sei tutto ghiaccio”

Se chi ha visto Game of Thrones si è anche un minimo scandalizzato degli intrighi sanguinosi perpetrati in primis da Cersei ma anche da chiunque partecipasse alla partita del trono, allora è meglio che non legga la trama del “Riccardo III“, la seconda per lunghezza delle tragedie di Shakespeare dopo Amleto.

L’ispirazione per le vicende è tratta da avvenimenti realmente accaduti, perché un re Riccardo III che ha preso il posto di suo fratello Edoardo IV c’è stato davvero. E infatti il dramma è contenuto nel cosiddetto ciclo delle “Storie inglesi“, una serie di opere di Shakespeare che hanno come sfondo fatti di storia e di cronaca realmente accaduti in Inghilterra, sui quali poi il drammaturgo lavora liberamente di fantasia. E questa volta l’inventiva shakespeariana ha partorito l’uomo più cinico, ambizioso e senza scrupoli che si sia mai visto alla corte di sua maestà.

Dal primo al quarto atto, il protagonista, Riccardo duca di Gloucester, non fa altro che tramare contro tutto e tutti per potersi sedere sul trono, cingere la testa della corona e impugnare lo scettro. Quello stesso scettro che, all’inizio del dramma, appartiene saldamente a suo fratello, re Edoardo IV, ma che Riccardo vuole più di ogni altra cosa. Nel prologo del primo atto, il protagonista rivela di avere un fisico deforme. Riccardo è nato prematuramente, zoppica e non ha mai avuto la “grazia d’amore” e tutti gli altri dilettevoli piaceri da vita mondana.

Così ha accumulato rancore dentro di sé, un’ambizione folle e desiderio di rivincita per il brutto aspetto che lo ha reso indegno persino di combattere (Shakespeare gli fa dire “effemminato“). La sua unica possibilità è quella di raggiungere la propria rivincita con l’astuzia e l’inganno, senza alcuno scrupolo che gli impedisca di farlo. E se la madre lo dipinge come un uomo fatto “tutto di ghiaccio, [la tua gentilezza raggela]“, lui stesso si descrive con queste parole

Anche la bestia più feroce conosce un minimo di pietà. Ma io non ne conosco, perciò non sono una bestia

si capisce chiaramente che siamo davanti a una figura terrificante per ciò che è capace di dire, fare e pensare pur di arrivare al soglio regale. La sua qualità principale è la dissimulazione, la lusinga ipocrita che usa per ingannare e raggirare chiunque gli sia di impedimento: di faccia sorride e si mostra disponibile, ma intanto ha già dato ordine ad un sicario di pugnalare alle spalle. E riesce perfettamente ad ingannare, se il malcapitato Lord Hastings (una delle sue tante vittime) arriva a dire:

Non credo che ci sia nessuno, in tutto il mondo cristiano, che possa meno di lui dissimulare l’odio e l’amore. Il suo cuore si riconosce subito al suo volto

E invece è proprio uno dei migliori bugiardi e adulatori che si conoscano. Nel giro di poche battute Riccardo riuscirà a disfarsi anche di colui che lo riteneva una delle persone che meno è in grado di mentire sulla faccia della terra. Il suo modo di procedere è subdolo, perché riesce a creare dissidi e a mettere tutti contro tutti, facendo il doppio gioco (qualche volta anche il triplo). E se a suo fratello, Giorgio Duca di Clarence, promette che lo aiuterà ad uscire di prigione, induce l’altro suo fratello, il re Edoardo, a condannarlo a morte, in base ad una vecchia profezia che vaticinava che “Un certo G” avrebbe tramato contro la corona. Ovviamente quel G è proprio Riccardo di Gloucester, che, eliminato un fratello, non esiterà a fare di tutto per eliminare l’altro. Ma i delitti di cui si macchia non sono ancora finiti.

L’attore David Garrick mentre interpreta “Riccardo III” raffigurato in un quadro di William Hogarth (1745 circa)

Il prezzo del potere

Riccardo, ormai Riccardo III una volta asceso al trono, non uccide mai di persona le sue vittime. Invia sempre dei sicari oppure sfrutta le istituzioni per processi farsa con condanne a morte. A lui spetta sempre la parte dell’inganno. Ma non sempre passa inosservato, tanto che il dramma, ad un certo punto, si polarizza in due modi: tutte le donne protagoniste hanno ben presente che tipo di persona sia e lo maledicono in continuazione, mentre gli uomini o si fidano di lui o cercano di opporglisi ma invano. In ogni caso poco importa, perché Riccardo si libera comunque di qualsiasi rivale o ostacolo, riuscendo persino a salvaguardare dignitosamente la sua immagine. Sì perché al momento della proclamazione del nuovo re, si fa “sorprendere” dal popolo mentre prega insieme a due funzionari ecclesiastici, con la complicità di suo cugino Lord Buckingham. Quindi appare a tutti come un pio e devoto re, anche se le donne di corte ben sanno che tipo di manovratore spietato sia. In alcuni casi ha ucciso i loro mariti, in altri i figli, in altri tutti e due. Ed è una scena patetica ma quasi ironica che, nel quinto atto, alcune di loro (le tre regine spodestate da Riccardo, spose e madri dei re di cui si è liberato. Una, dunque, è anche sua madre) si mettano a fare una gara su quale di loro abbia subito più lutti da parte sua. E la madre di Riccardo maledice la sua prole:

Tu, aborto segnato dal demonio, cinghiale grufolante!
Tu, calunnia del ventre gravido di tua madre!
Tu, aborrita discendenza dei lombi di tuo padre!

Ma non ci si può fare nulla. Riccardo è il nuovo re. Ma solo adesso che ha raggiunto il suo obiettivo, si accorge di come il potere sia una patata bollente. E soprattutto si accorge di quanto vuoto ci sia attorno a lui. Non vuoto di nemici, perché anche se ne ha eliminati tantissimi (compresi sua moglie e gli innocenti figli del fratello), quelli rimasti  si sono radunati per muovergli guerra sotto il vessillo del futuro re Enrico VII di Richmond. Ma vuoto di amici, di alleati. Ormai Riccardo III è solo, anche Lord Buckingham lo ha abbandonato. E ora che è sul trono? E’ valsa la pena macchiarsi di così tanti crimini? Il potere che ha tanto voluto conquistare diventa per lui un fardello troppo pesante. 

Solitudine e sconfitta

Adesso è Riccardo sul trono e non è più in posizione di attacco: ora è costretto a difendersi da chi ambisce al potere. Riccardo è conscio dei tradimenti e degli intrighi di corte e sa di essersi attirato l’odio di tanti, e per questo sa come ci si tutela dai giochetti che lui stesso ordiva. Ma necessita comunque di alleati fedeli e non ha più alcun amico di cui fidarsi. Colpa della sua indole senza scrupoli, che lo ha reso sempre più solo e malvoluto anche da quelli che, al principio, l’avevano sostenuto.

Quello stesso destino che è toccato a Cersei, alla quale la sorte ha riservato di veder crollare, dall’alta torre del suo palazzo, tutto ciò per cui aveva lottato. Anche lei conta una lunga serie di nemici eliminati in maniere più o meno subdole, ma non è riuscita a farli fuori tutti. E ora quelli rimasti marciano contro di lei, mentre vede lentamente vanificarsi tutto quello per cui era, a suo tempo, valso il prezzo della moltitudine di delitti perpetrati. Inoltre, all’avvicinarsi dei suoi potenti nemici, corrisponde il deserto dei suoi alleati, dei suoi vicini. Morto anche Gregor Klegane (la “Montagna“), non le rimane che Jaime, il fratello-amante che le è sempre stato fedele. Curioso ma non casuale il fatto che l’unico a non aver abbandonato Cersei è quell’uomo al quale la regina spietata non si sia legata per un motivo politico, ma per puro, umano affetto.

Nemmeno questo, il conforto di una sola persona, rimarrà a Riccardo III, che mai ha amato e che soccombe da solo, schiacciato dal peso di tutte le sue trame e degli omicidi commissionati. Schiacciato da quel potere che, come per Cersei, è stata la sua ragione di vita. Nessuno dei due ha volato mai troppo in alto, nessuno dei due è un Icaro. Hanno solo completato la loro scalata al vertice con ogni mezzo, per poi scoprire che quel vertice era troppo per essere occupato da soli, da indifesi. 

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