Il Superuovo

Si può cambiare? The good place, la neuroplasticità e la terapia cognitivo-comportamentale rispondono sì

Si può cambiare? The good place, la neuroplasticità e la terapia cognitivo-comportamentale rispondono sì

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, “Un leopardo non può cambiare le sue macchie” e tanti altri banali proverbi usati nella quotidianità. Ma è proprio vero che siamo destinati a rimanere gli stessi? Che il nostro destino è segnato e non possiamo modificarlo?

Lasciamo stare il pelo del lupo e le macchie del leopardo, loro probabilmente non riusciranno a cambiare, è vero. Ma gli esseri umani? “Eh sai, sono fatto così”. Chi non l’ha mai detto nella vita sta mentendo. Ma è vero che siamo condannati a rimanere uguali per sempre? La scienza, la psicologia dello sviluppo, l’epigenetica dicono proprio di no: il cervello nella nostra piccola scatola cranica dissente. Il cambiamento è sempre in agguato ed è giusto ricercarlo e abbracciarlo, per un benessere maggiore. Se non ti piaci, puoi cambiare e  migliorare, se sbatti la testa e ti procuri una lesione cerebrale, puoi recuperare potenziali funzioni perdute e se hai un disturbo di tipo psicologico, con il giusto aiuto, potrai compiere una svolta.

Gli insegnamenti di The Good Place

Kristen Bell interpreta Eleanor Shellstrop, la protagonista dalla vita disastrata che improvvisamente si ritrova nell’aldilà. È morta ed è in paradiso, assolutamente impossibile con la vita poco etica che ha vissuto. Eppure viene trattata da tutti come se sulla Terra fosse stata Madre Teresa di Calcutta, tutto perché evidentemente hanno commesso un errore di identità! Eleanor si gode i privilegi, pur sapendo di non appartenere a quel luogo, finché, incontrando altre persone (apparentemente perfette) decide che deve nascondere la propria passata immoralità e diventare una persona migliore. Farà molti progressi soprattutto grazie a Chidi, ex professore di etica e filosofia morale. Ovviamente la seria ha molti altri temi da offrire, ma l’interrogativo principale è: è possibile diventare persone migliori?

Di sicuro i filosofi avranno molto da dire, molte opere da citare. Rimanendo sul filone prettamente psicologico, la risposta è affermativa, nella maggior parte dei casi. Il cambiamento è possibile, se no cosa esisterebbero a fare gli psicologi, i neuropsicologi, gli educatori? Le prove a favore sono molteplici, ma in questo articolo affronteremo solo il fenomeno della plasticità neuronale e i benefici della terapia cognitivo-comportamentale.

Il cervello è come il DAS?

Non proprio, di sicuro ha altissime proprietà plastiche, ma meglio non manipolarlo troppo come i bambini delle elementari. Quindi, cosa significa che il cervello è plastico? Fin dalla nascita, i nostri geni e l’ambiente a cui siamo esposti influenzano enormemente la traiettoria di sviluppo. Un bambino che ha un temperamento particolarmente reattivo, spesso definito “carattere difficile” potrebbe risultare negativamente affetto da genitori che non rispondono ai suoi segnali oppure sono intrusivi e lo soffocano. Così come, invece, potrebbe beneficiare moltissimo da un ambiente ottimale, genitori sensibili e fonte di sostegno, che cercano di comprenderlo e aiutarlo.

Questo per dire che tutti abbiamo un cervello, ma esso risponde in maniera diversa alle condizioni della vita, a seconda delle differenze individuali interpersonali. Il fatto interessante, ma soprattutto che fornisce grandi speranze nel genere umano, è che anche se si hanno dei “cattivi geni” e condizioni avverse, la possibilità di cambiamento c’è. La neuroplasticità ne è una prova schiacciante. I piccoli neuroni che se la spassano in testa, non sono destinati a rimanere sempre gli stessi, bensì possono cambiare connessioni. Esempi sono i casi di lesioni cerebrali: le parti sane, spesso compensano per quelle lese, rivoluzionando la struttura e le connessioni di prima. Altro esempio riguarda l’esperienza (chiave assoluta della plasticità): i taxisti hanno capacità migliori degli altri comuni mortali nella guida per le città, questo perché con l’esperienza di anni, anche il loro ippocampo si espande!

Inoltre, ci sono anche prove a favore di stimolazioni transcraniche, sia magnetiche che elettriche: se applicate a determinate aree del cervello possono eccitarle o inibirle, creando dei miglioramenti sia momentanei che a lungo termine. Anche per casi di depressione grave sono previsti dei trattamenti di stimolazione, dimostrati efficaci. Importante ricordare che anche se il nome fa paura, le stimolazioni transcraniche non sono invasive.

 

I trattamenti cognitivo-comportamentali

L’altro esempio a favore del cambiamento, del miglioramento che una persona può affrontare, è dato da questo tipo di trattamento. Le tecniche di ristrutturazione cognitiva si integrano con le tecniche comportamentali, generando una terapia. La parola chiave spesso è “pensieri disfunzionali”: praticamente tutti ne abbiamo nel corso della vita, per alcuni non sono un problema molto grande, per altri interferiscono con la vita quotidiana, causando grande disagio.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si basa sui cosiddetti schemi cognitivi, posseduti da tutti ma che differiscono da individuo a individuo e da situazione a situazione. Cosa sono gli schemi cognitivi? Sono come una sorta di filtro attraverso cui vediamo noi stessi e la realtà circostante. Sono pensieri, emozioni, convinzioni e di conseguenza comportamenti che mettiamo in atto. Lo scopo della terapia è far capire al paziente che non devono essere fissi (se disfunzionali), bensì con il giusto lavoro, possono essere modificati e diventare ottimali. La TCC (terapia cognitivo-comportamentale) è utilizzata, con efficacia, nel trattamento di disturbi dell’umore, ossessivo-compulsivi, post-traumatici da stress ecc..

C’è speranza?

Basta aprire Google Scholar e cercare le parole chiave di questo articolo: neuroplasticità e TCC. I risultati sono tantissimi e tutti a testimonianza della flessibilità degli esseri umani e del cervello che abbiamo. E’ sempre vero che ci sono dei fattori non passibili di cambiamento, ma in quei casi dove è possibile, se c’è l’opportunità, la finestrella di possibilità per un miglioramento di vita, perché precluderla?

Gli psicologi sono figure apposite per l’aumento del benessere delle persone, sono lì apposta per ascoltare e collaborare con il paziente per un futuro luminoso. Quindi, la scelta di intraprendere un percorso terapeutico è sempre indicata quando c’è bisogno, volontà di dare una svolta ad una vita che non soddisfa. Ma anche nel piccolo, senza bisogno di specializzati, può avvenire il cambiamento. Che sia iniziare a praticare un nuovo hobby, leggere libri che cambiano la prospettiva sul mondo, iniziare a compiere piccoli atti di gentilezza nei confronti di amici, conoscenti e sconosciuti. Alla fine è dai più piccoli gesti che scaturiscono i più grandi cambiamenti.

 

Il cambiamento è una porta che si apre solo dall’interno

-Tom Peters

 

 

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