Il Superuovo

“Il Signore degli Anelli” e Dante ci narrano del viaggio necessario per liberarsi dal male

“Il Signore degli Anelli” e Dante ci narrano del viaggio necessario per liberarsi dal male

Un percorso lungo, difficile e incredibile è descritto nell'”Inferno” di Dante e ne “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien. Un viaggio in luoghi sconosciuti, spaventosi e popolati di presenze malvagie, un viaggio che per essere compiuto richiede tutto il coraggio e la forza disponibile ai personaggi.

Ma cosa possono avere in comune il grande poema trecentesco e uno fra i romanzi fantasy più celebri di tutti i tempi? Considerata debitamente la distanza fra le due opere e riconosciuta la loro indipendenza e diversità d’intenti è comunque interessante notare come vi siano alcuni punti di contatto fra i due viaggi più epici della letteratura.

Una missione “folle” affidata a persone inaspettate

Ma io perché venirvi? o chi ’l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono:
me degno a ciò né io né altri ’l crede.

Ecco i versi del canto II dell’Inferno, in cui Dante si rende conto della portata di ciò che gli viene richiesto e sconvolto espone a Virgilio, la sua guida, i dubbi che lo assalgono. Compiere la discesa nel regno dei morti infatti è un privilegio e un’impresa di massima importanza che in passato solo due persone avevano portato a termine: Enea e San Paolo. Il primo, come narra il poeta latino Virgilio nel sesto libro dell’Eneide, visitò l’Ade in quanto destinato da Dio a fondare l’impero romano. Il secondo per confermare nei primi cristiani quella fede che è necessaria alla salvezza. Dante, uomo qualunque e misero peccatore, di fronte a questi illustri precedenti è oppresso dal timore che la sua venuta sia “folle“, ossia superba, quasi una sfida all’Onnipotente. La sua guida provvede a rassicurarlo del fatto che il suo cammino di purificazione è voluto dal Cielo, è infatti Beatrice ad aver mandato Virgilio in soccorso del poeta. Così Dante non senza aver paura di ciò che lo aspetta si accinge a proseguire verso il primo regno oltremondano: l’Inferno. Così anche Frodo, protagonista del libro “Il Signore degli Anelli”, è spaventato e incerto riguardo il destino che si è riversato su di lui. Lui, un hobbit, ovvero uno dei mezzuomini, minuti, amanti del cibo, dell’erba-pipa e della tranquillità, dimenticati o forse non conosciuti dagli altri abitanti della Terra di Mezzo. Eppure è nelle sue mani che è posta la salvezza, non in quelle dei grandi stregoni, o degli elfi o dei potenti uomini di Númenor, che se entrassero in possesso dell’Anello del potere si lascerebbero dominare da esso divenendone suoi pericolosissimi schiavi. Frodo come Dante è un persona comune che all’improvviso si ritrova investita di una missione inaspettata e si affida a forze più grandi per augurarsi di portarla a compimento.

“Perchè è toccato a me? Come sono stato scelto io?”. “Queste sono domande senza risposta”, disse Gandalf.”Puoi credere che ciò non è dovuto ad alcun merito particolare o personale: non certo per via della forza o della sapienza, in ogni caso. Ma sei stato scelto tu, e hai dunque il dovere di adoperare tutta la forza, l’intelligenza e il coraggio di cui puoi disporre”. “Ma posseggo talmente poco di tutto ciò! Tu sei saggio e potente, prendilo tu l’Anello!”.

“La voragine infernale” di Sandro Botticelli

La perdita della speranza e il conforto dell’amicizia

Sia a Dante che a Frodo non sono mancati i momenti di sconforto, in cui tutto sembrava perduto e tornare indietro appariva la soluzione più semplice eppure è grazie alla presenza di un compagno che hanno trovato la forza di superarli. Per l’autore della “Divina Commedia” il supporto di Virgilio, rappresentante la ragione, è stato fondamentale, soprattutto nei canti VIII e IX. I due si trovano alle porte della Città di Dite, ingresso del basso Inferno, sorvegliata da diavoli che cercano di ostacolarli. Al suggerimento di Dante di arrendersi e ripercorrere le loro orme, il poeta latino ribadisce con vigore il permesso divino di attraversare quei luoghi. A esplicitare ancora di più figurativamente il rischio di perdere la fede è l’apparizione di Medusa, rappresentante appunto la disperazione della salvezza. Virgilio immediatamente coprirà gli occhi a Dante, affinché non rimanga pietrificato da quello sguardo e perda ogni speranza. Così a Frodo saranno indispensabili i compagni di viaggio che da 8 man mano si ridurranno al solo Samvise Gamgee, hobbit al suo servizio. Quest’ultimo, in svariati punti, infonde coraggio e forza nel suo padrone, stremato e dilaniato interiormente a causa della malvagità dell’Anello che è costretto a portare. È lui che nelle terribili e ostili terre di Mordor, quando ogni possibilità di farcela sembra svanita, tiene viva la seppur piccola fiammella della speranza senza lasciare che si spenga proprio come fa Virgilio. Sono queste le parole semplici che egli rivolge al compagno in uno dei momenti più duri, nei pressi del passo di Cirith Ungol, scaldandogli il cuore:

Penso agli atti coraggiosi delle antiche storie e canzoni, signor Frodo, quelle ch’io chiamavo avventure. Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago,un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene.

Dal film “La compagnia dell’anello” (da www.spaziogames.it)

Lo scopo comune: liberarsi completamente dal male

Il viaggio di Dante così come quello di Frodo hanno un fine ben preciso: liberarsi dal male. L’hobbit deve distruggere l’Anello di Sauron fra le fiamme del Monte Fato, dove era stato forgiato dall’oscuro signore che vi aveva riversato la propria malvagità. La distruzione dell’anello comporterebbe il totale annientamento di Sauron e di conseguenza la salvezza della Terra di Mezzo da lui minacciata. Tuttavia nel trasportare quell’oggetto fino alla meta, Frodo è profondamente segnato da esso. Ha modo di vedere gli effetti devastanti di questa cosa così piccola nelle persone che lo circondano, da Boromir a Gollum. Comprende fino in fondo quanto il desiderio di quel potere smisurato, per quanto inizialmente possa essere rivolto a fin di bene, finisce per assoggettare le vittime della sua influenza. Egli stesso è succube dell’Anello, e lotta intimamente con tutte le sue energie per non lasciarsi sottomettere e deviare completamente. Frodo arriva a conoscere il male fino in fondo proprio come Dante nell’Inferno. L’iter di Dante per la salvezza spirituale è un percorso di conoscenza per cui è necessario visitare l’Inferno in tutto il suo ribrezzo e in tutta la sua malvagità. Il poeta deve guardare il peccato, spesso rivestito di vesti allettanti, in tutta la sua verità mostruosa e nelle sue conseguenze eterne, che altro non sono se non il modo in cui esso segna l’intimo umano. Solo dopo aver scrutato ogni meandro del male l’anima di Dante, così come l’anima di chiunque, potrà purificarsi e scegliere la redenzione.

 

(le traduzioni italiane dei brani de “Il Signore degli Anelli” sono di Vicky Alliata di Villafranca rivedute e aggiornate in collaborazione con la Società Tolkieniana Italiana)

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