Facebook Vs Vasco Rossi. A fare da arbitro c’è il diritto d’autore. Un’amara vicenda che ha visto però aprirsi le porte del dialogo su chi cerca di avere il controllo sulla propria musica.

Secondo Facebook la canzone Dillo alla luna non sarebbe di Vasco Rossi. Sembra una barzelletta, eppure lo stesso rocker di Modena si è visto cancellare un video da lui pubblicato in quanto conteneva pochi secondi del brano. Sono soltanto alcuni dei paradossi del diritto d’autore in Italia che, quando approda sui social network, deve vedersela con più di un problema.
IL CASO: DILLO ALLA LUNA NON SAREBBE UNA CANZONE DI VASCO
Doveva essere una normale giornata di lavoro per Vasco Rossi, nel pieno della promozione del suo nuovo tour negli stadi. Eppure dovette mollare tutto per prendere il cellulare, pubblicando un post in cui denunciava un fatto abbastanza singolare accadutogli quella stessa mattina:
“Mi hanno bloccato il video di prima ..del Tg2… Perché essendoci un pezzo della canzone dillo alla luna dicono ho violato i diritti d’autore… l’autore sono io queste multinazionali oltre ad essere fuori dalla legge sono anche fuori di testa ”
Ebbene si, avete letto bene: Facebook ha buttato giù un video pubblicato da Vasco soltanto perché si sentivano pochi secondi del celebre brano Dillo alla luna. Secondo la piattaforma di Mark Zucherberg, il video pubblicato da Vasco violerebbe i diritti d’autore. Che cosa significa? Che terzi non posso usare la canzone di un altro artista. Eppure Dillo alla luna, il brano incriminato, è una famosa canzone del rocker. Ma a Facebook sembrerebbe non essersi interessato nel verificare ulteriormente ed ecco che a Vasco è stato notificato che la canzone non sarebbe sua e che quindi non potrà pubblicarla sui canali Meta. Una barzelletta, ma in verità altro non è che l’attuazione del diritto d’autore. Scopriamo cosa sia.

ANATOMIA DI UNA LEGGE CHE DOVREBBE TUTELARE GLI AUTORI
Quando parliamo di diritto d’autore intendiamo tutte quelle norme che, di regola, tutelano il bene dell’autore, affinchè sia lui stesso a poterne sempre beneficiare. Mettiamo caso che un’artista pubblicasse un brano. Sarebbe nel suo interesse quello di tutelarlo, affinché non venga usato da altri. Lo stesso vale per i libri o altre pubblicazioni dove di mezzo, sostanzialmente, c’è un’artista. Pensate che si cominciò a parlare di diritto d’autore già nell’ottocento con la Convenzione di Berna. All’epoca però non si parlava di brani musicali, bensì di opere d’arte. Nonostante il diritto d’autore possieda delle caratteristiche prettamente etiche, in quanto garantisce la protezione del materiale dell’autore, in verità questo diritto viene chiamato in causa soprattutto nel momento in cui si dovessero toccare interessi economici. Basti pensare a quanto è accaduto a Taylor Swift, costretta a registrare nuovamente i suoi primi sei dischi in quanto, secondo i diritti d’autore, lei perse il diritto di possedere la sua musica. Mentre in tutto il mondo il diritto d’autore ha le proprie normative, in Italia possiamo fare affidamento soltanto agli articoli ‘satelliti’, come il 3, 9, 33, 35 e lo stesso articolo 41. Questi ultimi, infatti, tutelano le arti e le scienze. Soltanto nel 2013 l’AGCOM attraverso il TUSMAR, il Testo Unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, ha creato un regolamento.
LA ‘CYBERLAW ‘ E I PARADOSSI CHE CONTINUANO A PERSISTERE
Secondo l’art. 32-bis, comma 3, il TUSMAR conferisce ad Agcom il potere di emanare “le disposizioni regolamentari necessarie per rendere effettiva l’osservanza dei limiti e divieti”, così da poter vigilare e constatare se i diritti d’autore vengano rispettati. Viene così conferito all’Autorità stessa il potere di adottare specifiche disposizioni regolamentari dirette a rafforzare la tutela e garantire l’effettività dei divieti posti ai fornitori di servizi media nell’utilizzo di contenuti protetti. Infondo sono tanti gli aspetti che in rete dovrebbero essere regolamentati, partendo dalla pirateria. Eppure, come bisogna comportarsi nel momento in cui i ‘giganti’ Meta bloccano i tuoi contenuti per copyright? Al momento possiamo fare soltanto un’amara risata, la stessa che probabilmente fece Vasco la mattina i cui scoprì che, secondo Facebook, lui non sarebbe l’autore di Dillo alla luna. Questo accade nel momento in cui la legge incontra i paradossi che, soltanto una volta approdata sul web, potrebbe incontrare, navigando mari tutt’ora inesplorati.