Fuggire dai problemi e rifugiarsi in Oriente: il bypass spirituale colpisce anche Rambo

Oggi, in modo sempre più diffuso, pratiche di auto-aiuto spirituali e pseudoreligiose dalla dubbia efficacia stanno prendendo piede, a discapito dell’intervento terapeutico: è il fenonemo del “bypass spirituale”

Ammettere di avere un problema è il primo passo per risolvere il problema“.

Questa affermazione è alla base di ogni forma di psicoterapia: l’aiuto del professionista è possibile e anzi efficace solamente nel momento in cui l’individuo, attraverso una richiesta verbale o più semplicemente attraverso la propria regolare presenza fisica, manifesti il proprio bisogno, la propria richiesta d’aiuto; il desiderio di elaborare e affrontare un disagio, più o meno percepito ed esplicitato, è fondamentale ai fini di un esito positivo della terapia.

Tuttavia, questo passaggio non sempre viene realizzato facilmente, e al contrario è ben più probabile che l’individuo cerchi soluzioni dal risultato analogo “fai-da-te” o che non contemplino il ricorso ad uno psicologo (purtroppo ancora ancorato all’immaginario stereotipato dell’attività esclusivamente psichiatrica): le “scorciatoie spirituali” sono tra i metodi più diffusi.

LO SPIRITO MASCHERA IL DISAGIO NEL BYPASS SPIRITUALE

Il ricorso alle scorciatoie spirituali è certamente legato alla vastissima diffusione di diverse pratiche e dottrine spirituali tipicamente orientali, a tal punto che oggi le librerie ospitano un intero settore a riguardo: pratiche come lo yoga, la meditazione, il kintsugi, o testi come “I Ching” o il “Tao Te Ching“, figli di scuole di pensiero quali Taoismo e Confucianesimo, ma anche scritti di guru e altri personaggi, fanno tutti leva sulla possibilità di risolvere in modo autonomo i propri problemi, e conoscere così il sollievo e la pace.

L’espressione “spiritual bypassing” è stata utilizzata inizialmente da John Welwood, autorevole psicologo noto per aver tentato di integrare principi dello spiritualismo orientale nelle canoniche tecniche terapeutiche, nei suoi primi scritti, con la quale definiva la tendenza ad evitare (a bypassare, appunto) di affrontare e risolvere le proprie problematiche o difficoltà, mediante il ricorso a pratiche o principi spirituali: il benessere “spirituale” derivante da queste pratiche, illusorio e momentaneo, protrarebbe ulteriormente l’evitamento del dolore, in una sorta di circolo vizioso.

Attenzione però: si può parlare di bypass spirituale solamente quando lo spiritualismo è utilizzato strumentalmente con l’intento di portare benessere soggettivo all’individuo, sostituendosi così alla psicoterapia, senza tuttavia sradicare il disagio sottostante, in modo quasi palliativo.

Nel bypass spirituale, il benessere che lo spiritualismo reca è solamente temporaneo, non attechisce in profondità nell’individuo, per cui non ha alcuna valenza terapeutica e non comporta alcun miglioramento o cambiamento positivo sensibile a lungo termine.

JOHN RAMBO E IL BYPASS SPIRITUALE NEL CINEMA

Possiamo allora considerare una forma di bypass spirituale quello messo in atto da John Rambo nel terzo capitolo della celebre saga, “Rambo III” (1988): qui Rambo si è allontanato dai campi di battaglia, ritirandosi in un monastero buddhista in Thailandia, svolgendo lavori manuali e combattendo occasionalmente in scontri clandestini per guadagnare denaro con cui ripagare i monaci della loro ospitalità.

Rambo mostra un profondo rimpianto per le azioni violente del proprio passato e grande sconforto per il futuro, verso cui sente di non avere contribuito e di non poter ora contribuire in alcun modo: questi stati d’animo negativi contribuiscono ad una generale e profonda insoddisfazione verso la propria vita e verso di sé; il veterano mostra inoltre diversi sintomi di un vero e proprio disturbo da stress post-traumatico, con allucinazioni ed incubi ricorrenti, in quello che si presenta così come un quadro clinico preoccupante.

Rambo sceglie di affrontare i propri demoni non affrontandoli: si rifugia nella vita eremitica e nei precetti del buddhismo, nella speranza che questi, unitamente alla fatica del lavoro, allevino i suoi tormenti e che il dolore semplicemente sparisca.

Rambo impegnato nelle riparazioni del monastero (“Rambo III”, 1988)

COME RICONOSCERE I SEGNI DEL BYPASS SPIRITUALE

Un individuo affetto da sindrome da bypass spirituale partecipa ad attività spirituali con finalità egoiche, così da sentirsi superiore e quindi “migliore” agli altri e soddisfare così il proprio ego ferito; inoltre, le pratiche e le dottrine in cui il soggetto crede e cui si dedica possono essere usate come giustificazioni verso comportamenti e azioni negative o che legittimano la realtà in cui il soggetto vive.

Lo spiritualismo in cui il soggetto crede non è autentico: l’esperienza non nasce nel e dal soggetto ma egli ne viene a conoscenza tramite terzi o “per sentito dire”;

Il soggetto si mostra mite, rilassato ed in uno stato di pace artefatta, ed è al contrario estremamente critico verso la viva espressione di emozioni, specialmente se negative, da parte di altri: tende così a reprimere le proprie emozioni, considerate disdicevoli.

Rifiuta ogni aspetto negativo della realtà e si mostra eccessivamente ottimista in ogni situazione, ignorando anche eventuali prove falsificanti seppur in accordo con la scienza: ripone quindi un’eccessiva ed immotivata fiducia nelle pratiche, dottrine e principi della corrente spirituale che segue;

Mostra un eccessivo attaccamento, fino ad una vera e propria dipendenza, verso discipline, correnti di pensiero e religioni orientali o legate all’Oriente; di conseguenza, valuta e considera in modo negativo tutto ciò che è “occidentale” in quanto materialista, privo di spiritualità e di autenticità: questo può portare ad abbanondare i propri beni materiali e ad allontanarsi dal proprio usuale ambiente di vita.

 

 

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