Il contesto culturale

Il grande Gatsby, celebre romanzo dello scrittore statunitense F.S. Fitzgerarld, pubblicato negli USA nel 1925, ci immerge profondamente nella New York dei ruggenti anni venti. Siamo nell’età del jazz, del proibizionismo, dei nuovi ricchi, della finanza, dell’emancipazione. L’America sta ormai fondando il mito dell’ American way of life surclassando ogni rivale politico, complice una roboante quanto repentina ascesa economica nel panorama internazionale dopo la vittoria della prima guerra mondiale. Niente e nessuno sembra potervisi opporre. 

Nichilismo e solitudine

Tutto il romanzo è impregnato di un nichilismo reale che può lasciare sgomenti di fronte alla coscienza. Senza dubbio ci si può legittimamente chiedere come sia possibile che, in una tale dimensione, nessun personaggio cerchi di chiedere a sé stesso se alla base della vita umana ci sia qualche valore che possa essere tale da giustificare e motivare l’esistenza stessa. Scevri della loro capacità introspettiva, gli uomini partecipano passivamente ad attività sociali dal gusto discutibile. Difatti esse non riuscendo a mantenere le promesse di gioia e spensieratezza, affondano nel degrado e nel grottesco. Simbolo di questo fallimento del costume sociale americano sono per l’appunto le sfarzose feste di Gatsby, che inducono solamente al malessere di ogni singolo che si avventura invano in cerca di una compagnia che non troverà nell’altro.

L’amore nell’universo del grande Gatsby

Il romanzo stesso può essere benissimo visto come un’apologia del tradimento dell’amore romantico-platonico.  A dimostrazione di ciò, nonostante possa sembrare l’unica forza in grado di riscattare l’individuo dalla mediocrità imperante, esso riesce a risultare al tempo stesso del tutto fallimentare. Pertanto di conseguenza sembra che nemmeno l’estetica dell’impalpabile vivere borghese possa riscattare una tale mediocrità.

Gatsby sembra essere l’emblema stesso del nuovo romantico aggiornato alla società di massa e imbevuto dei portamenti e delle apparenze dell’upper class americana. Il controverso personaggio organizza feste per riuscire a disintossicarsi dalla propria solitudine e trae una soddisfazione quasi fanciullesca dalla presenza di Daisy. Tuttavia al fallimento di questo amore basta il contributo di piccole scosse: non è né indissolubile (Daisy si sposa quando Gatsby è nell’esercito), né indistruttibile (Daisy non si reca nemmeno al funerale di Gatsby) né incorruttibile: tutti i personaggi non rifuggono alternative piacevoli ai sacrifici richiesti da un vero impegno sentimentale. Essendo tutti i personaggi ingabbiati nel loro egoismo, non riescono a trovare un valore nell’altro e quindi nella stessa vita. Pertanto vige e domina un’idea di incomunicabilità di fondo e risulta quindi impossibile amare. In quest’ottica l’amore è, si, fonte di ogni senso, ma parimenti fonte di ogni privazione dello stesso.

Gli stadi dell’essere di Kierkegaard

La mancanza di introspezione, che caratterizza quasi tutti i personaggi del romanzo, seguendo il pensiero del filosofo danese Søren Kierkegaard, non permette un passaggio dallo stadio estetico ad un quantomeno larvale stadio etico dell’essere. Infatti, in assenza dell’elemento introspettivo, non si può  promuovere nessun basilare stato d’angoscia necessario al cambiamento, tutta l’opera è infatti densa di una cupezza che non sfocia mai nell’angoscia. Per questo nel romanzo l’ultimo stadio, ossia quello religioso, non può essere nemmeno lontanamente considerabile.

Gatsby come ibrido tra gli stadi

In tal senso Gatsby può essere considerato un ibrido, un individuo che oscilla in un limbo tra lo stadio estetico e lo stadio etico. Infatti nonostante la sua naturale tensione all’amore (egli ritiene da sempre la sua vita incompleta senza Daisy, e anzi,vive per riconquistarla), il personaggio è caratterizzato da un’assenza quasi totale di valori etici. Infatti il ricco americano , arricchitosi mediante attività illecite, è paradossalmente più onesto, sincero e innocente nell’animo dei rispettabili ospiti delle sue feste. Questi ultimi sono attratti a centinaia dallo sfarzo e dall’opulenza delle sue feste.  Tuttavia scompaiono immediatamente dopo la caduta in rovina di Gatsby, tanto da non presentarsi neanche al funerale. Il romanzo è tremendamente attuale, si può dire ancor di più oggi che viviamo in un grande Sistema Gatsby, e le parole di questo romanzo non possono lasciare il lettore indifferente.

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