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Frantz rievoca le cicatrici lasciate dalla Prima Guerra Mondiale: ecco cosa successe

Frantz rievoca le cicatrici lasciate dalla Prima Guerra Mondiale: ecco cosa successe

Ambientato tra Germania e Francia, Frantz offre l’occasione per rievocare il dramma della Prima Guerra Mondiale.

Uscito nelle sale cinematografiche nel 2016, Frantz riporta in un mondo perduto dai contorni ombrati: la Prima Guerra Mondiale si è conclusa da poco, lasciando cicatrici sociali e vuoti umani incolmabili. Siamo in un piccolo paese della Germania, dove la vita stenta a tornare alla normalità. Tra un componimento di Verlaine, una suonata di pianoforte ed un violino ad accompagnare, la pellicola è intrisa di umanità; un’umanità costretta alla non vita, che è sopravvivenza ma che è anche già morte. Ed è di fronte al dipinto “Il suicidio” di Manet che il sipario si chiude al suono dell’affermazione “mi fa venire voglia di vivere”. E allora analizziamo gli antecedenti che hanno portato a questa realtà drammatica e monocratica: scopriamo le cause della Prima Guerra Mondiale e le conseguenze cui ha dato vita.

 

Frantz e lo scenario postbellico

Così si apre la pellicola: una giovane donna tedesca, Anna, si reca a deporre dei fiori sulla tomba del fidanzato Frantz, morto al fronte. La tomba è vuota, il corpo non è mai stato riconsegnato alle braccia della madrepatria, della famiglia e della giovane fidanzata. Si tratta di un vuoto etereo ma fisico al tempo stesso ed è esattamente questo che il film riesce a restituire agli occhi dello spettatore: la mancanza diviene tangibile ed afferrabile. E quanto più corporea diventa tanto più ha effetto paralizzante. La vita dei protagonisti è ferma al momento della scomparsa: il ritmo narrativo è lento ed apatico.

Ozon, regista del film, sceglie nel 2016 di presentare un cortometraggio in bianco e nero perché acromatica è la realtà; realtà che viene stravolta da un evento inatteso, ovvero l’arrivo di un giovane francese che si professa amico di Frantz. E di qui non solo il tema umano, che porta a riflettere sul peso della non vita e sul significato della vita, ma anche il motivo della rivalità tra nazioni. Adrien diviene il capro espiatorio per quei paesani che hanno visto la vita del proprio figlio spezzarsi in battaglia; quella stessa battaglia a cui loro stessi avevano per primi mandato i loro figli. Ma ecco che il nemico viene reso colpevole e colpevole si sente lui stesso: Adrien si rivela essere non già un amico di Frantz ma il suo carnefice; carnefice reso tale da un conflitto tra stati, da un gioco di potenze che non ha nulla a che vedere con la vita dell’uomo ma che si intreccia con essa e finisce per distruggerla, condannandola da un alto alla mera sopravvivenza e dall’altro alla morte interiore. Ma quali sono gli eventi che hanno portato a questa acromia spirituale e fisica?

 La Prima Guerra Mondiale

Abbiamo detto che la pellicola è ambientata nel dramma lasciato dalla Prima Guerra Mondiale ed allora analizziamone le origini. Per prima cosa, questa è da considerarsi l’evento periodizzante del XX secolo: tutto ciò che succede al primo conflitto è radicalmente diverso da quanto lo antecede. Di fatti, se da un lato decadono le liberal democrazie, dall’altro la strada si apre all’instaurarsi dei totalitarismi e delle democrazie.

Quello che tutti sanno è che la guerra scoppia il 28 giugno del 1914 in corrispondenza dell’attentato di Sarajevo, aprendo così la controversia tra Austria-Ungheria e Serbia. Ma quali sono le ragioni più profonde? Innanzitutto, ci troviamo di fronte ad una serie di difficoltà che gli stati coinvolti nel conflitto fronteggiano internamente. Ed è questo il caso di Russia ed Austria-Ungheria. Per entrambi la guerra esterna rappresentava un diversivo rispetto alle problematiche interne: da un lato la Russia usciva sconfitta dal conflitto con il Giappone per il controllo della Manciuria e si trovava a fare i conti con la Prima Rivoluzione, dall’altro l’Austria-Ungheria era oggetto delle continue tensioni causate dalla presenza di diverse realtà etnico-culturali presenti sul territorio. Ecco, quindi, che la guerra assurgeva per entrambe a motore di sviluppo di uno spirito nazionalistico in grado di appianare le differenze interne e compattare la nazione, nella convinzione che la Grande Guerra si risolvesse in un conflitto lampo.

A queste ragioni dobbiamo poi aggiungere le difficoltà esterne, vale a dire la presenza di un numero significativo di focolai. Il primo è da individuarsi nell’Austria-Ungheria per la quale il già citato conflitto con la Serbia era potenzialmente suscettibile di risolvere la questione etnica trasformatasi in nazionalismo. Gli altri focolai riguardano la Germania con le cosiddette crisi marocchine e l’Impero Ottomano con la Rivoluzione dei Giovani Turchi. Tutti questi fattori determinano una destabilizzazione dell’area Balcanica, causa primaria dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Le conseguenze della Grande Guerra

Quello che doveva essere un conflitto lampo finisce per trasformarsi in una guerra di posizione, con un fronte di 700mila km da coprire. Abbiamo visto in Frantz come la Prima Guerra Mondiale colpisca la società civile e la realtà quotidiana. D’altra parte, ci troviamo di fronte ad un conflitto che è per prima cosa psicologico e che fa leva sulla stessa società civile, dando luogo – per citare alcuni esempi- all’entrata delle donne nel mondo del lavoro e alla trasformazione del rapporto tra le masse e la politica. Ma vediamo le conseguenze.

La Grande Guerra termina con tre trattati: Ser, Saint-Germain e Versailles. Gli attori statali che siedono al tavolo della conferenza di pace sono gli Stati Uniti con Wilson, la Gran Bretagna con Lloyd George, la Francia con Clemenceau e l’Italia con Orlando. Dalla conferenza di pace la cartina geopolitica europea esce mutata; mutamento che si ispira ai principi di Wilson, vale a dire da un lato il concetto di rispetto delle nazionalità e dall’altro il principio di autodeterminazione dei popoli. Garante del nuovo equilibrio geopolitico è la Società delle Nazioni, sorella e predecessore delle Nazioni Unite. I principali mutamenti della cartina geopolitica sono i seguenti: l’Austria-Ungheria viene divisa in Austria, controllata dalla Società delle Nazioni e Ungheria; nasce la Jugoslavia; emerge la Cecoslovacchia e viene modificata la Polonia con l’annessione del Corridoio Polacco ai danni della Germania, che viene spezzata in Prussia Occidentale e Prussia Orientale; evento che spiega, assieme alla perdita dell’Alsazia e della Lorena e del controllo sul bacino della Ruhr a favore della Francia, quel sentimento di ostilità presentato in Frantz dei tedeschi nei confronti del nemico francese.

 

 

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