Il Superuovo

Foucault ci spiega la violenza e la repressione di “Arancia Meccanica”

Foucault ci spiega la violenza e la repressione di “Arancia Meccanica”

La violenza del capolavoro firmato Stanley Kubrick affascina e turba, andiamo ad analizzarlo con Michel Foucault e la sociologia del potere.

La violenza dei drughi e del loro capo Alex spaventa e lascia molto riflettere. Quale la sua causa? Perchè dei giovani decidono di picchiare a morte barboni e cittadini senza alcun motivo e senza rimorsi di sorta?

Foucault e una questione di metodo sul potere

Prima di procedere all’analisi del film e della violenza in esso presente servono delle considerazioni preliminari. Michel Foucault è stato uno dei maestri di pensiero dello scorso secolo, ha avuto una cattedra nel prestigioso College de France per più di dieci anni e vanta una carriera con pubblicazioni che riguardano campi sterminati, dalla filosofia alla psicoanalisi, passando per le scienze sociali, dalla sociologia all’antropologia.

Il testo che qui si prende a riferimento è “Sorvegliare e punire”, un libro scritto da Foucault nel 1975, dove si analizza l’evoluzione genealogica del crimine in un periodo compreso a cavallo tra i secoli XVIII e XIX. Nello specifico studia come è cambiato il modo di punire e di gestire i crimini e i criminali, quali tecniche, quali strumenti, quali concetti teorici hanno trovato un’applicazione pratica in quegli anni? In quel periodo sono avvenute delle rivoluzioni sociali che hanno toccato molti aspetti della società, dall’economia alla politica, dallo stato all’amministrazione pubblica e la giurisprudenza e i modi di punire non sono stati da meno. Non è passato molto, un mezzo secolo, da quando il re vendicava i delitti come torti personali subiti alla sua persona torturando pubblicamente i colpevoli in maniere atroci, a quando il principio di Cesare Beccaria si è imposto con forza in tutta Europa. Beccaria, illuminista milanese, nel suo “Dei delitti e delle pene” sostiene la tesi che la pena deve rispettare la dignità del condannato, deve quindi puntare a riformarlo per farlo entrare nuovamente in società e soprattutto deve essere applicata in maniera dolce: quindi niente più torture.

Questo appare a prima vista come un grande passo avanti per il rispetto della dignità umana, ma Foucault analizza la questione più affondo. Il principio della dolcezza delle pene ha trovato un così fecondo successo non tanto per motivi umanitari ma perché ha rivoluzionato quella che chiama l’economia della punizione. Punire di meno ma per punire più frequentemente, usare il corpo non tanto per torture ma per inserirlo in un insieme di apparati di controllo che vanno proprio a inserirsi sul corpo del criminale e in generale di tutti i cittadini. In quegli anni c’è un boom di nuove prigioni, scuole, ospedali, collegi, caserme, tutti luoghi in cui c’è uno stretto controllo sul corpo degli individui e in cui il corpo, ridotto a oggetto, interiorizza quelle che sono le regole e le norme.

“Arancia meccanica” e l’economia della punizione

Sia chiaro da subito che questa non vuole essere un’analisi sullo sfondo culturale proprio di quella Londra distopica del film, una fotografia del presente o un monito per un prossimo futuro. Qui non si prende in esame una società senza valori, eccessivamente nichilistica, che lascia crescere i giovani in un vuoto culturale che li condanna a esercitare una violenza senza motivi di sorta pur di sentirsi vivi.

Quello che qui interessa è vedere come viene organizzato il crimine e la violenza di Arancia Meccanica, come Alex, il capo dei drughi, viene arrestato, inserito in una prigione, poi usato per degli esprimenti sociali che avevano a cuore più il mero successo politico che la salute mentale di Alex oppure la sicurezza reale dei cittadini. Allo stesso modo gli altri drughi vengono presi come poliziotti nelle periferie di Londra. Perché dei criminali vengono reclutati in polizia? Perché nonostante l’uniforme picchiano Alex, quello che era il loro vecchio amico? Come lo stato, la psichiatria, la medicina, la politica usano il corpo di Alex come un oggetto? A che scopo? Quale la posta in gioco?

La storia di Alex tra prigione, politica e psichiatria

Alex è il protagonista di “Arancia Meccanica”, un ragazzo molto (troppo) esuberante che vive la sua vita tra sesso e droga a capo di una banda di giovani criminali, chiamati drughi. Il ragazzo ha inoltre una grande passione per la musica, specialmente Beethoven, che lui chiama affettuosamente Ludovico Van.

Ripeto nuovamente quello che vorrei analizzare in questa sede e quello che ci interessa, il rapporto tra Alex e le istituzioni, come lo stato utilizza il Alex e il suo corpo al fine di controllarlo, gestirlo, usarlo per fini elettorali. Il primo approccio con le istituzioni avviene tramite il signor Deltoid, un ispettore giudiziario incaricato di seguire il caso di Alex, il quale lo invita caldamente a non mettersi più nei guai, altrimenti rischia di finire in carcere e non più in riformatorio. Già qui si possono notare molti dettagli importanti:

  1. l’ispettore giudiziario usa un tono allo stesso tempo paterno, affettuoso e aggressivo. Sostiene che fa quello che fa per il bene di Alex. Qui si nota bene come il crimine non viene, almeno in un primo momento, punito fisicamente ma si cerca di farlo “rientrare” nella normalità, per il bene del criminale e della comunità.
  2. il bene è infatti del criminale e della comunità, Alex potrebbe essere infatti un giovane ragazzo inserito nel contesto sociale e funzionale ad esso.
  3. se Alex finisce in galera il fallimento non è solo suo ma anche dell’ispettore che non ha potuto fare nulla per impedirlo. Quindi non soltanto il bene di Alex e della comunità, ma quello dell’ispettore Deltoid. Da un certo punto di vista infatti, l’ispettore può dire di voler aver successo in quello che fa indipendentemente dal bene di Alex o quello della comunità, a lui interessa il suo personale successo.

L’ispettore fallisce nel suo intento, in quanto Alex viene arrestato dalla polizia, tradito dai suoi stessi amici, stanchi del suo comando dispotico. Viene così inserito in un percorso in prigione dove appare sin da subito evidente in modo lampante come il giovane venga schedato, controllato e quanta importanza abbia il modo in cui viene gestito il suo corpo.

Tuttavia, ci dice Foucault, la prigione è lo scacco della punizione. Essa dovrebbe servire a riformare i detenuti, a punirli nella misura sufficiente a poterli reintegrare in sicurezza in società, invece da sempre la prigione è il luogo dove si formano i criminali, finendo quando escono a tornare sistematicamente a delinquere.

Questa è anche la posizione del segretario degli affari interni, il quale sta sperimentando un nuovo tipo di trattamento sperimentale gestito da dei dottori e psichiatri, il trattamento ludovico. Alex viene sottoposto a tale trattamento, che consiste nel dovere osservare da vicino un grande schermo in cui vengono mostrate delle scene di violenza. Durante questo trattamento Alex prova un enorme senso di nausea, dovuto a dei farmaci che gli hanno somministrato. Dopo due settimane di questo trattamento Alex è libero di tornare in comunità, in quanto non è più capace di usare la violenza, dato che dopo il condizionamento prova un enorme e traumatico senso di nausea ogni volta che ci prova.

Qui è evidente il ruolo che giocano altri due fattori: la politica e la psichiatria. Alex infatti esegue il trattamento perché il segretario degli affari interni vuole dimostrare di aver trovato il modo per svuotare le carceri e liberare nella comunità gli ex detenuti, ormai innocui. La scienza psichiatrica, più che operare per  una sua spassionata attività scientifica, lavora su richiesta della politica e a stretto contatto la giurisprudenza. Il corpo di Alex è trattato come un oggetto di studio su cui effettuare esperimenti, poco importa se poi la sua più grande passione viene trasformata in un enorme senso di nausea, l’obiettivo è un altro.

La politica continua a essere presente nella vita di Alex, infatti dopo aver subito diverse vendette da tutti coloro che un tempo erano sue vittime finisce nella casa di un oppositore del governo, Frank, al quale Alex aveva ucciso la moglie durante una delle sue scorribande. Frank riconosce Alex, raccoglie tutte le informazioni che desiderava per scrivere contro il governo e poi tortura Alex istigandolo al suicidio.

Alex si getta dalla finestra e finisce in coma per diverso tempo, ma poi si risveglia. Si accorge da subito che la violenza e la musica non gli provocano più nausea, e rivolge una visita dal segretario del governo, il quale si scusa del trattamento fattogli subire e chiede aiuto ad Alex per difenderlo durante la campagna elettorale. Alex accetta ma vuole diventare il capo della polizia, il segretario è costretto ad accettare. Ora Alex, capo della polizia, può esercitare liberamente la sua violenza.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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