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Foto dal Pianeta rosso: scopriamo come si è evoluta la concezione dell’arte nei secoli

Foto dal Pianeta rosso: scopriamo come si è evoluta la concezione dell’arte nei secoli

Al giorno d’oggi siamo abituati a considerare arte vera e propria anche la fotografia digitale, le immagini ricavate con l’uso di una reflex o di fotocamere ancora più avanzate come quelle montate sui rover spaziali. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Scatto di Perseverance della superficie di Marte ©NASA

Le prime tracce di arte risalgono a milioni di anni fa. Uno dei primi esempi di pittura, la “Grotta di Chauvet”, ci sembra così primitivo e di semplice realizzazione ad oggi. Per gli uomini primitivi che l’hanno realizzato doveva essere, invece, un capolavoro. Con il passare degli anni il genere umano ha visto l’arte evolversi in qualcosa di sempre meno materiale e più ideale. Testimonianza di questo processo è stata la transizione dall’arte alla fotografia nella trasposizione del reale.

Dalla Terra a Marte

Lo scorso 22 Maggio il rover cinese Zhurong, partito nell’estate del 2020, è arrivato finalmente sul Pianeta Rosso. Pochi giorni fa sono state ricevute le prime fotografie di Marte scattate al suo arrivo.
Queste mostrano parte delle ruote del rover e la rampa di lancio che gli ha permesso di scendere dal lander che l’ha accompagnato nella fase di atterraggio. Poche settimane fa un altro rover ha portato a termine con successo il suo atterraggio sulla superficie sabbiosa del pianeta: Perseverance della NASA, in compagnia del piccolo elicottero/drone Ingenuity. Anche in quel caso il rover ha immediatamente inviato le prime immagini della discesa. La caratteristica di Percy, come viene chiamato dagli appassionati, è di avere a bordo dei microfoni e di essere in grado di elaborare brevi filmati. Grazie a lui e ad Ingenuity, per la prima volta, abbiamo potuto ascoltare il suono del vento su Marte ed osservarne la superficie dall’alto!

Scatto di Zhurong ©CNSA

L’arte del reale

Il compito dell’arte antica era estremamente pragmatico. Le rappresentazioni artistiche dovevano servire a rappresentare la realtà o ad aiutare la comprensione di alcuni concetti.
I cicli di affreschi e i quadri antichi che troviamo nelle chiese avevano lo scopo di rendere accessibili le Sacre Scritture anche agli analfabeti. I ritratti dovevano essere un ricordo imperituro della persona che rappresentavano, così come del suo status sociale. Le rappresentazioni paesaggistiche, invece, erano commissionate per avere dei ricordi o semplicemente per rappresentare alcuni luoghi che non si era soliti visitare, a scopo archivistico.
Con l’avvento della fotografia, le prime innovazioni in campo chimico ed il diffondersi dell’istruzione, queste funzioni andarono pian piano svanendo, sostituite da una visione più “emotiva” dell’arte.

La fotografia

La fotografia, dalla fine dell’800, inizia a soppiantare sempre di più l’arte nella funzione di “fissare l’attimo” e rappresentare la realtà effettiva.
Proprio questo cambiamento favorisce la nascita di movimenti come l’Impressionismo e, successivamente, il Surrealismo ed il Dadaismo. Correnti artistiche che spingono il significato di arte ben oltre i confini della realtà, all’esplorazione dell’animo umano.
Da questo momento la fotografia e l’arte iniziano a procedere su due binari che possono essere considerati paralleli.
I primi fotografi, ad esempio, erano soliti ritoccare a mano le fotografie per definire i soggetti ed i dettagli. Con il passare del tempo le due espressioni artistiche hanno seguito binari diversi tra loro. Il risultato dell’evoluzione della fotografia si concretizza ogni giorno proprio grazie a scatti come quelli di Perseverance e Zhurong. Fotografie ad altissima risoluzione, scattate nello spazio!

Un filo lungo milioni di anni

Anche l’arte ha proseguito nella sua evoluzione, fino a diventare espressione unicamente di ciò che è insito nell’animo umano.
È curioso, però, pensare che un artista sconosciuto, nella Grotta di Chauvet, in Francia abbia dato “inizio” a questo percorso artistico all’interno della storia e che oggi, un altro artista sconosciuto, nel 2020, tramite la digital art abbia disegnato altrettanti cavalli, riproducendo un simile soggetto. È affascinante pensare che le due opere siano separate così tanti anni e da così tanti cambiamenti ed innovazioni.
Molto probabilmente, però, se i due artisti si incontrassero sarebbero in grado di comprendersi a vicenda proprio attraverso l’espressione delle loro opere, in qualsiasi modo esse siano realizzate e qualsiasi corrente artistica esse appartengano.

Grotta di Chauvet

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