Non è semplice definire la propria identità. Il percorso è spesso tortuoso e lungo. Quello della formazione dell’identità è un processo molto approfondito dalla psicologia. Il concetto di identità è formato da diverse sfaccettature, ma in generale la si può definire come il modo in cui una persona percepisce se stessa sia a livello individuale che all’interno del contesto sociale. Non è da confondere con i ruoli sociali che ognuno di noi ricopre nella vita quotidiana; l’identità è quell’insieme di caratteristiche che rende ognuno di noi diverso dall’altro. 

Come diventiamo quello che siamo? La teoria di Erikson

Sono molti gli autori che hanno approfondito l’argomento identità inserendolo nel contesto più ampio dello ciclo di vita e delle teorie dello sviluppoErik Erikson fu uno di questi.  L’autore ipotizza che nella vita si presentino otto fasi (successive l’una all’altra) caratterizzate da un conflitto che, se superato, permette di entrare nella fase successiva.

Identità
Secondo Erikson il ciclo di vita è un continuum caratterizzato da 8 fasi conflittuali

Lo stadio che riguarda nello specifico la formazione dell’identità è il quinto e coincide con l’adolescenza. In questa fase si richiede all’individuo di appianare il conflitto tra le identificazioni avvenute durante l’infanzia e le sue caratteristiche di personalità; in altre parole in questa fase è necessario integrare gli insegnamenti ricevuti da bambini e, contemporaneamente, impegnarsi a rendere saldi i tratti caratteristici della nostra personalità. È essenziale in questa fase l’esplorazione delle varie possibili prospettive di vita; questo aspetto fa sì che l’identità si formi non solo in base ai valori acquisiti nell’infanzia, ma che rispecchi anche le aspettative future. È proprio in questa fase che i giovani adolescenti iniziano a guardasi intorno, disegnando un possibile sé adulto. Qui entrano in gioco gli idoli.

Come scegliamo i nostri idoli?

Tutti abbiamo avuto un idolo. Che fosse un attore, uno scienziato, il fratello maggiore o il calciatore della nostra squadra del cuore non ha importanza: quella dell’idolo è una presenza quasi imprescindibile.
Come abbiamo avuto modo di vedere in precedenza quello d’identità è un concetto complesso che vive nel presente, ma con un occhio sempre teso al passato e al futuro. Nel periodo dell’adolescenza iniziamo a comprendere chi volgiamo diventare da adulti e il ruolo degli idoli è legato proprio a questo concetto.
Prendiamo come esempio la piccola Lisa Simpson. Lisa è una bambina ancora lontana dall’adolescenza, ma con ideali ben precisi e solidi obiettivi. I suoi punti di riferimento sono soprattutto donne che si sono distinte per la loro intelligenza, le loro scoperte, il loro impegno nelle lotte sociali; nel vivere la sua vita Lisa promuove questi ideali e, quando si demoralizza, si fa ispirare dalle loro storie.

Identità

Se Lisa ha scelto questo tipo di idoli è perché, da un lato, sente di avere con loro qualcosa in comune mentre dall’altro spera di poter raggiungere i suoi obiettivi proprio come hanno fatto le donne e gli uomini che ammira. Questa sensazione di vicinanza e al contempo lontananza dal proprio idolo sprona la persona a crescere e a mettersi alla prova.
Il ruolo dell’idolo è quindi quello di un motivatore.

È sempre positivo avere un idolo?

Se il ruolo dell’idolo è quello di fornire ai giovani (ma non solo) degli obiettivi da prefissarsi, in modo che essi possano essere spronati a seguire un percorso di vita dal quale siano affascinati ed interessati, potremmo ipotizzare che sì, avere un idolo è un fattore favorevole alla formazione dell’identità. In realtà esistono idoli positivi (come quelli descritti nel paragrafo precedente) e idoli negativi. Qual è la differenza tra i due? L’idolo positivo viene imitato in maniera positiva (come fa Lisa), mentre con il secondo tipo di idolo si mette in atto un’identificazione. In un’età delicata come quella adolescenziale questo processo può far sì che l’idolo diventi l’unico (o il prevalente) oggetto d’interesse, l’unico che è in grado di donare gioia; i suoi successi diventano quelli della persona che lo ammira e lo stesso vale per gli insuccessi.
Se avere un idolo positivo è sintomatico di autostima e fiducia in sé stessi, la persona con un idolo negativo non ha fiducia nelle proprie possibilità; è evidente che anche il tipo di ammirazione (positiva o negativa) che proviamo nei confronti degli idoli influenza l’identità.

Valentina Brina

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