Fermare l’emorragia del mondo: durante gli esami di Stato alcuni docenti aderiscono all’iniziativa

Polemiche nel palermitano per la decisione di alcuni docenti: in commissione d’esame hanno aderito all’iniziativa di don Ciotti.

Moltissimi utenti, sui social, hanno aderito alla proposta di don Luigi Ciotti, di indossare il 7 luglio una t-shirt rossa, come quella del piccolo migrante Aylan morto sulle coste della Turchia, per fermare l’emorragia di umanità. A questa iniziativa hanno aderito anche alcune professoresse in provincia di Palermo.
Nel liceo scientifico Santi Savarino, durante gli esami di stato, alcune professoresse aderiscono all’iniziativa di don Luigi Ciotti: decidono di indossare delle magliette rosse contro l’emorragia di umanità.

Una professoressa del liceo, deciso di fotografare i colleghi, posta la foto su Facebook accompagnata da queste parole: “Bravissimi i colleghi che indossano la maglietta rossa durante gli esami di maturità! Siete davvero un bell’esempio di una scuola che ha il compito di educare e trasmettere grandi valori ed ideali. Restiamo umani”.

Il liceo sottolinea che il fatto contestato non riguarda alcuna commissione d’esame all’interno della scuola. Ma la collaboratrice della preside al telefono conferma che si tratta di alcuni “docenti della nostra scuola nominati in commissione esterna presso altre istituzioni scolastiche”.

Il post della Prof.ssa diventa subito motivo di discussione sul web, tant’è che interviene, in difesa dei docenti, la preside del liceo Chiara Gibilaro: “”Siamo delusi rispetto ad una gogna mediatica nei confronti dei docenti del Liceo S.Savarino di Partinico che ho l’onore di dirigere, dei quali conosco l’alta professionalità e l’autentica tensione etica e con i quali in questi anni ho condiviso il Piano dell’offerta formativa”, continua dicendo anche che dai docenti in questione non è stata espressa un’adesione politica, ma queste sono polemiche strumentali.

Molti hanno affermato che questo gesto sia contro il ministro Salvini, ma la preside, continuando a tener testa alle accuse, ribadisce che non si tratta di strumentalizzazione politica e che in tutte le istituzioni ci sono stati rappresentanti che hanno indossato una maglietta rossa.

La Gibilaro continua dicendo: “Non hanno espresso adesioni politiche, assolutamente. Hanno semplicemente detto che in quel momento si ricordavano i morti nel Mediterraneo”.

Il caso è stato definito dal sottosegretario per i Beni e le attività Culturali e il turismo, Lucia Borgonzoni, una vergogna della scuola italiana. “Chiunque ha libertà di indossare ciò che vuole in democrazia – dice la Borgonzoni – ma è grave che degli insegnanti in servizio utilizzino il proprio ruolo per fare propaganda. Deplorevole anche il fatto che l’argomento sembra sia stato utilizzato come discussione di commissione, diventando così una forma di intimidazione verso chi, tra gli studenti, non la pensa come loro. Forse hanno sbagliato mestiere. Se questi professori desiderano fare politica, non la facciano nelle aule di scuola e non coinvolgano i ragazzi”.

Il deputato di Forza Italia, Galeazzo Bignami, ha presentato un’interrogazione parlamentare per stigmatizzare l’adesione dei docenti a “una iniziativa che, a parere di chi scrive, è volta solo a strumentalizzare in maniera ideologica le politiche varate dall’attuale Governo in tema di accoglienza”. “Tale gesto appare altamente inopportuno nonché fazioso e strumentale, soprattutto perché messo in atto all’interno di un Istituto scolastico, luogo deputato a trasmettere conoscenza e non certo a manifestare ideologie, con il rischio tra l’altro di condizionare le giovani menti e alimentare la polemica rispetto all’azione governativa sul fronte della gestione del fenomeno migratorio”.

Gli studenti adolescenti sono facilmente influenzabili, soprattutto su argomenti così delicati come la politica; è importante, perciò, che i professori non parlino del loro orientamento politico.
La scuola deve insegnare a sviluppare il proprio pensiero e non imporne uno, soprattutto in segno di rispetto, attenzione e riguardo alla giovane età degli studenti.
Un dovere primario dei docenti deve essere quello di informare gli studenti, filtrare le informazioni in modo tale da dare loro gli strumenti per poter sviluppare una propria ideologia politica.
In una democrazia tutte le idee politiche hanno una loro legittimità e altrimenti, come la storia insegna, si sfocerebbe in un regime autoritario, che per quanta sicurezza iniziale possa conferire, non si sa mai in cosa potrebbe sfociare.

La scuola deve essere un posto privo di influenze politiche, in quanto il suo obbiettivo è dare un’istruzione, non un’impronta politica.