Corpi privi di volontà si aggirano per le strade. Gli infetti si riconoscono: occhi vitrei, deambulazione incerta, deperimento e aggressività. No, non stiamo parlando di essere umani, o perlomeno non ancora. Non siamo, del resto, neanche sul set della nuova stagione di The Walking Dead. Gli infetti in questione sono cervi, affetti da una grave patologia, la Chronic Wasting Disease, comunemente chiamata Malattia dei Cervi Zombie. Non c’è però da dormire sonni tranquilli: i più recenti studi hanno dimostrato la possibile trasmissibilità all’uomo, rendendo la CWD un problema per la salute pubblica.

CWD, la malattia che trasforma i cervi in zombie

Prima di addentrarci nelle cronache di una civiltà portata al declino da una terribile pandemia, cerchiamo di capire cosa effettivamente sia la CWD, come si trasmetta nei cervi e quali siano i suoi effetti.

La Malattia da Deperimento Cronico, abbreviata in CWD, è un encefalopatia spongiforme trasmissibile, simile al morbo della Mucca Pazza. L’infezione è dovuta ad un particolare agente patogeno detto prione, ossia una proteina con un ripiegamento anomalo della propria struttura, in grado di colpire e consumare il sistema nervoso. A differenza di un’infezione da virus, un’infezione prionica non può essere curata, né si può produrre un vaccino. Inoltre il prione può rimanere attivo per giorni all’interno dei liquidi corporei dispersi nell’ambiente, aumentando notevolmente il tasso di infezione. Sono queste le caratteristiche che hanno permesso alla CWD di diventare epidemica in ben 24 stati degli USA e in due contee canadesi. Alcuni casi sono stati registrati anche in Sud CoreaNorvegia Finlandia. Il sintomo principale della CWD è il deperimento, ossia la costante perdita di peso, ma ad esso si affiancano sintomi altrettanto spaventosi. Ipersalivazione, digrignamento dei denti, problemi di deambulazione, perdita della paura e del dolore e problemi comportamentali, tra cui un’accesa aggressività. Da qui il soprannome di malattia dei cervi zombie.

Ad aggravare il quadro clinico vi è poi l’estrema lentezza nel decorso della malattia. La comparsa dei sintomi può avvenire dopo molti mesi e i soggetti infetti possono, a loro volta, rimanere vivi (anche se, letteralmente, morti che camminano) per quasi un anno, rendendo ancora più facile la diffusione del patogeno. La CWD, essendo letale nel 100% dei casi e non potendo essere curata in alcun modo, è presto diventata un problema economico, ecologico e di salute pubblica, preoccupando gli esperti.

CWD epidemia zombie
La CWD è già epidemica in 23 stati degli USA e in due contee canadesi

Il CDC avverte: la CWD può passare all’uomo

La CWD è conosciuta fin dal 1968, ma solo ora sta preoccupando, perché? Fino al 2016 era stata scartata qualsiasi possibile trasmissibilità all’uomo, ma studi più recenti dimostrano il contrario. Test condotti sui macachi rivelano la facilità con cui il patogeno possa passare ai primati. Su cinque scimmie nutrite con della carne infetta, ben tre hanno rapidamente contratto la malattia. Da qui l’allarme: potenzialmente si consumano tra i 7.000 e i 15.000 animali infetti in un anno e con lo scoppio dell’epidemia il consumo rischia di incrementare fino al 20%. Se la percentuale di trasmissibilità fosse pari a quella riscontrata nelle scimmie, ciò vorrebbe dire che fino a 6.000 persone potrebbero aver già contratto direttamente la CWD. Il problema è che la malattia può restare asintomatica per mesi, non permettendo un immediato arginamento di una eventuale della epidemia. Non dimentichiamo infatti che il prione si diffonde tramite il contatto con i liquidi corporei infetti, permettendo a dei potenziali contagiato di trasmettere il prione anche per via sessuale o con un semplice bacio. Ovviamente tutto questo si verifica supponendo che i sintomi e le modalità infettive rimangano le stesse che hanno colpito i cervi e poi i macachi.

CWD epidemia zombie
Clip tratta dal film World War Z. Anche se la CWD non può rianimare i cadaveri, i suoi sintomi ricordano molto gli zombie di film e serie tv

Fear The Walking Dead. Fear The Zombie Deer Disease.

The Walking Dead ci ha mostrato come potrebbe essere la vita dei sopravvissuti in un mondo di non-morti, ma uno scenario simile non è plausibile nella vita reale. Innanzitutto la CWD non riporta in vita gli infetti, ma semmai conferisce loro tutti i sintomi del più classico zombie dell’immaginario horror. Supponendo che i sintomi della CWD rimangano invariati in un eventuale passaggio all’uomo, dovremmo immaginarci più degli zombie stile World War Z 28 Giorni Dopo. Umani privati di intelletto e raziocinio, che vagano per le strade in uno stato semivegetativo, salvo attaccare occasionalmente i passanti ancora sani. Lo scenario più plausibile sarebbe quindi piuttosto quello venutosi a delineare nella prima stagione di Fear The Walking Dead.

Nella fortunata serie tv i danni maggiori non sono provocati dalla malattia in sé, ma dai danni sociali che una piaga simile può provocare. L’aggressività della malattia ed i suoi effetti sugli infetti, porterebbero delle gravi difficoltà nella gestione dell’emergenza. Nel nostro caso non si tratta neppure di morti-viventi, ma di uomini malati. Come dovrebbero reagire le autorità? Costruendo dei campi di raccolta in cui detenere gli infetti fino all’esito fatale della malattia? Abbattendo i contagiati? Quale sarebbe inoltre la reazione della popolazione alla scoperta di una malattia in grado di privare l’uomo di tutto ciò che lo rende umano? Quale la reazione a dei video che mostrano gli infetti reagire ai colpi di taser come se gli avessero lanciato dei coriandoli?

CWD epidemia zombie
Niente morti che tornano in vita, ma umani ridotti allo stato animale, aggressivi e insensibili al dolore, potrebbero presto essere una realtà.

Ciò che ha fino ad ora impedito uno scenario simile, è la mancanza di un patogeno con una sintomatologia ed una infettività così ben bilanciate. Ad esempio, il virus della Rabbia già possiede tutte le carte in regola per dare il via ad una apocalisse zombie, ma non l’ha mai fatto a causa di tre fattori decisivi. Esiste un vaccino, è talmente debilitante da rendere difficile il movimento e uccide i propri ospiti in poco più di una settimana. La CWD manca invece di tutte e tre queste limitazioni, essendo incurabile e in grado di tenere in vita gli infetti per mesi, non annullandone la mobilità se non negli ultimi giorni di vita.

Fortunatamente tutte queste sono solo supposizioni, perché casi di CWD nell’uomo non sono mai stati registrati. Tuttavia gli scienziati avvertono: essendo la malattia asintomatica per mesi, i primi casi potrebbero essere registrati nei prossimi anni. O mesi.

Alessandro Porto

 

 

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