Fabrizio De Andrè e William Butler Yeats raccontano l’amore e il suo rapporto con il tempo

Fabrizio De André e William Butler Yeats ci mostrano una delle tante sfumature dell’amore, dando spazio a questo sentimento in rapporto al tempo, alla paura e ai ricordi

                                              Fabrizio De André e la moglie Dori Ghezzi

L’amore è certamente uno dei pilastri dell’arte. Cantato nelle sue varie forme, ha costituito per poeti e artisti una fonte inesauribile di ispirazione in tutte le epoche. Ha attraversato generazioni e movimenti culturali, confermandosi un luogo poetico universale e vitale, per Catullo come per Montale. L’amore può avere varie facce, può essere fraterno come filiale, può essere quello di un genitore per il figlio e può essere patriottico. Molto spesso è romantico. L’amore romantico ha un numero altrettanto vario di sfumature, può essere casto o può essere passionale, eterno o fuggevole, sognato o vissuto, perduto o ritrovato, e in mille altri modi ancora. Tuttavia ci sono forme dell’amore più cantate di altre, a cui l’arte ha dedicato innegabilmente più spazio. Ecco perchè i due esempi che successivamente verranno presentati sono molto interessanti. Scavano alla ricerca delle parole giuste per raccontare un amore ‘lungo’, un amore a cui probabilmente già molte altre parole sono state rivolte, ma che solo raramente l’arte ha elevato a suo oggetto degno. Mettono cioè davanti al lettore/ascoltatore un amore diverso da quelli che siamo soliti sentire in radio o leggere in una bella poesia.

L’evoluzione dell’amore con De Andrè

Nel 1970 De Andrè pubblica una canzone intitolata “La stagione del tuo amore”, una sorta di dolce e nostalgica poesia con la quale Faber si muove fra sentimenti, paure e ricordi. Il testo è assolutamente poetico, e si muove con delicatezza fra figure retoriche e altri aspetti formali tipicamente letterari, affrontando così, potremmo dire con amore, un tema complesso. La canzone esordisce così: “La stagione del tuo amore/ non è più la primavera/ ma nei giorni del tuo autunno/ hai la dolcezza della sera”. De Andrè coglie con grande delicatezza il cambiamento dell’amore e di chi lo rappresenta, inoltre ne mette a fuoco la nuova bellezza. I versi successivi dicono: “Se un mattino fra i capelli/ troverai un po’ di neve/ nel giardino del tuo amore/ verrò a raccogliere il bucaneve”. L’amore celebrato è ancora quello romantico, ma permane costantemente, anche nel cantare, la passione, la dolcezza definita dal cantautore all’inizio del testo. È come se volesse imprimere a tutto il testo la dolcezza che caratterizza in questa ‘stagione’ la donna per la quale scrive.

Fabrizio De André

Infine il ritornello, che viene ripetuto diverse volte, recita: “Passa il tempo sopra il tempo/ ma non devi aver paura / sembra correre come il vento/ però il tempo non ha premura./ Piangi e ridi come allora/ ridi e piangi e ridi ancora/ ogni gioia ogni dolore/ puoi ritrovarli nella luce di un’ora”. Il ritornello affronta il tema del tempo che sfugge, e della sensazione che può causare la percezione di questa caducità. La gioia e il dolore rimangono ad ogni modo nei ricordi e possono pertanto essere rivissuti. Tuttavia i versi finali potrebbero indicare anche la possibilità di viverne ancora, ipotesi che si accorderebbe con la rassicurazione sul fatto che il tempo non abbia premura. Il testo è permeato da una sfuggente malinconia che rende l’idea del tempo passato e dei momenti ormai vissuti, tuttavia trasmette anche una grande sensazione di pace. Non c’è una forte angoscia, né un forte sentimento di rimorso o rimpianto. È come un ballo lento con cui il cantautore accompagna la donna in una nuova stagione della sua vita.

Yeats e i resti dell’amore

“Quando tu sarai vecchia” è un famoso componimento di Yeats scritto, secondo molti, per Maud Gonne, donna da lui molto amata senza essere mai ricambiato. A causa, forse, di questa connotazione infelice che l’amore assunse per il poeta, troviamo nella composizione, rispetto al testo di De Andrè, una nota di rimpianto e di dolore assente nella canzone analizzata nel precedente paragrafo. Il poeta immagina la donna, ormai vecchia e priva del fascino che la caratterizzava, leggere nuovamente le sue poesie per lei e capirne solo in quel momento l’importanza e il valore. In questa poesia il tempo e le sue conseguenze pesano incredibilmente e il rimpianto fa da sfondo ad ogni verso.

William Butler Yeats

Mentre nella canzone di De Andrè dominava un sentimento di dolcezza e malinconia, in questo si percepisce la colpa che il poeta attribuisce alla donna, colpevole di aver rifiutato il suo amore e di essersi sprecata in altri amori, non paragonabili al suo per quanto “veri o falsi”. La “lieve tristezza” che accompagna la donna nella lettura delle poesie è quella di chi si è reso conto di aver perso qualcosa senza rendersene conto, il rimpianto di chi non può fare nulla per cambiare le cose.

I due autori offrono due esiti, due tipi di amore. Anche se entrambi parlano all’amore di una vita, uno lo fa con la dolcezza di un amante che cerca di rassicurare l’amata, l’altro con il dolore di essere stato rifiutato e di non aver potuto vivere una storia all’altezza del suo sentimento. Nonostante queste due prospettive molto diverse, sono entrambi spunti poetici interessanti e toccanti, ognuno a modo suo.

Viviana Vighetti

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