Il Superuovo

Eutanasia e suicidio assistito: affrontiamo la questione tramite il dialogo di Plotino e Porfirio

Eutanasia e suicidio assistito: affrontiamo la questione tramite il dialogo di Plotino e Porfirio

Il dialogo di Plotino e Porfirio riflette una questione attuale: il desiderio di morire. Da dj Fabo fino alle ultime novità.

La questione in merito alla legittimità o meno di suicidarsi viene discussa anche all’interno delle Operette Morali. Una problematica giunta fino ai nostri tempi, nei quali, ottenere la ‘dolce morte’, oggi, in Italia, è impossibile.

IL DIALOGO DI PLOTINO E PORFIRIO

Scritta nel 1827, l’operetta sarebbe comparsa nell’edizione delle “Operette Morali” solamente nell’anno 1845. La censura, vietò la pubblicazione del dialogo nel 1835, a causa del contenuto, ritenuto compromettente. Analizziamo allora questo contenuto. Porfirio e Plotino sono rispettivamente alunno e maestro (neoplatonico). Plotino, vedendo Porfirio particolarmente cupo e malinconico, gli chiede il motivo. La risposta del ragazzo è che, la sua condizione esistenziale, sarebbe dominata da un certo “tedio” di vivere, che gli causa dolori e sofferenze, alle quali la morte porrebbe rimedio. Plotino, cerca allora di far comprendere al giovane Porfirio quanto dice Platone (non ci sarebbe niente di bello nella morte) e che, di per sé, il suicidio consiste in un atto contro natura. Noi uomini, siamo stati fatti per amare la vita e non per disprezzarla. Porfirio però, con estrema chiarezza e logicità ribatte sostenendo che Platone ci avrebbe distolti dall’unico rimedio che la natura ci ha dato (la morte, appunto) e che, essendo noi degli uomini che vivono secondo ragione e non secondo natura, il suicidio non può essere considerato un atto contro natura. L’operetta si conclude con Plotino che ammette la presenza di uno stato di sofferenza che caratterizza tutti gli uomini ma, proprio per questa ragione, dobbiamo cercare di confortarci l’uno con l’altro, soprattutto considerando amici e parenti, che piangerebbero la nostra morte.

IL SUICIDIO ASSISTITO

Partiamo dal concetto di eutanasia (detta anche ‘dolce morte‘): atto propedeutico alla morte di un individuo effettuato nel suo interesse e in maniera intenzionale. L’eutanasia può avere diverse sfumature, può essere attiva, provocata cioè dall’iniezione di farmaci mortali o passiva, quando vengono a mancare trattamenti volti al mantenimento delle condizioni vitali. Ultimamente abbiamo anche sentito parlare del suicidio assistito, durante il quale, a differenza dell’eutanasia, è il medico a fornire il farmaco necessario a causare la morte, ma è la persona stessa a somministrarlo, autonomamente. Oggi, in Italia, qualsiasi forma di eutanasia è illegale. Gli italiani che hanno espresso la volontà di ricorrere al suicidio assistito, si sono dovuti recare in altri paesi. Questo il caso di Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come “dj Fabo”, tetraplegico in seguito ad un incidente stradale, che si è rivolto ad una clinica specializzata in Svizzera per porre fine alle sue sofferenze. Le sue parole allo stato italiano, che non ha sostenuto il suo desiderio:

“Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato purtroppo con le mie forze e non con l’aiuto dello Stato. Grazie a Marco Cappato per avermi sollevato da un inferno fatto di dolore”

Con lui c’era Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni che, una volta rientrato in Italia, si autodenuncia e diviene imputato a Milano per aiuto al suicidio.

I DUE POLI OPPOSTI

Nelle ultime settimane, tre giudici del Tribunale di Ancona, hanno imposto alla ASL delle Marche che si verifichino le condizioni affinché un uomo di 43 anni, rimasto tetraplegico, possa accedere al suicidio assistito. Secondo i giudici, a determinate condizioni, non è sempre punibile chi aiuta qualcun altro a morire. Il tutto nasce infatti dalla sentenza della Corte costituzionale del 2019 sul cosiddetto ‘caso Cappato’.
Leopardi, dunque, proporrebbe nell’operetta una dinamica attuale, presentando due versanti: coloro che riterrebbero il suicidio un atto contro natura e chi, al contrario, sostiene che l’eutanasia debba essere un diritto umano, soprattutto per coloro che come dj Fabo o Porfirio, vivono una vita di sofferenza e dolore. Quella di Leopardi sicuramente non è una negazione del suicidio, ma un invito alla solidarietà tra gli uomini. La vera domanda è: quanto la nostra solidarietà può aiutare e sollevare dai mali l’altra persona?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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