Il Superuovo

“Lights out”: quando la nemesi di un film non può esporsi alla luce del Sole

“Lights out”: quando la nemesi di un film non può esporsi alla luce del Sole

Nel film omonimo, l’antagonista non può esporsi alla luce per una patologia che la colpisce sin da piccola.

Diana mentre incide il suo nome nel pavimento al buio.

La protagonista del film, Rebecca, deve fare i conti con le visioni del fratello minore che nel passato avevano messo alla prova anche la sua sanità mentale, portandola faccia a faccia con una entità soprannaturale che sembra attaccata al corpo della madre.

“Lights out”: il pericolo si cela nell’ombra

La vicenda ha inizio in una industria tessile dove, all’orario di chiusura, un’impiegata di nome Esther scorge una misteriosa silhouette di una donna soltanto nel buio siccome non riesce a vedere nessuno quando le accende. Preoccupata di quello che aveva notato, la donna corre in fretta ad avvertire il capo, Paul, che non presta attenzione alle sue parole e le dice di andarsene a casa. Dopo essere rimasto solo, Paul incontra la stessa figura e nota che non è in grado di avvicinarsi alla luce. Tuttavia, a causa della sua capacità di influenzare la corrente elettrica, il mostro riesce ad uccidere Paul dopo averlo rincorso per tutta la fabbrica ed aver causato un blackout. Poco tempo dopo, una giovane ragazza di nome Rebecca viene chiamata nell’infermiera di una scuola a causa del fratellastro Martin, con cui condivide la madre Sophie, che continua ad addormentarsi in aula. Un’assistente sociale chiede a Rebecca in che condizioni viva Martin e la ragazza spiega che condivide la casa con la madre, in terapia con antidepressivi a causa di un disturbo maggiore depressivo.

Martin confessa alla sorella che ha visto la madre parlare di notte nel buio con una misteriosa figura chiamata Diana ma viene subito rimproverato siccome Rebecca dice che è soltanto frutto dell’immaginazione della madre. Tuttavia, una volta che i due fratellastri arrivano a casa della sorella per dormire, anche Rebecca intravede la silhouette di Diana nell’ombra e comprende che non si tratta soltanto di un’allucinazione ma che qualcosa di molto inquietante, legato al passato della madre, è tornato per perseguitarli. Tornata a casa di Sophie, infatti, Rebecca scopre una scatola con molti documenti da cui comprende che la madre aveva stretto amicizia, durante un periodo di ricovero in ospedale per la depressione, con una ragazza, Diana, affetta da una patologia dermatologica che le impediva di esporsi al sole ed uccisa dai medici della struttura che stavano conducendo degli esperimenti su di lei. I due fratellastri, assieme al fidanzato di Rebecca, sono costretti, nell’epilogo, a confrontarsi con la misteriosa donna che è pronta a tutto pur di tenere in vita il suo unico anello di collegamento alla realtà dei vivi, Sophie.

Xeroderma pigmentoso: il flagello di Diana

Sulla base della descrizione della patologia fatta durante la vicenda cinematografica è molto probabile che Diana, in vita, fosse affetta da xeroderma pigmentoso. Da un punto di vista clinico, si tratta di una patologia genetica in cui vi è una ridotta capacità nel riparare i danni al DNA causati dai raggi ultravioletti, spesso provenienti dalla esposizione alla luce solare. Fra i sintomi possiamo trovare sia la formazione di gravi rughe che di ustioni molto gravi anche dopo pochi minuti di esposizione al sole. A questi sintomi potrebbero associarsi delle complicanze molto gravi come perdita dell’udito, scarsa coordinazione motoria, perdita delle funzioni intellettive, attacchi epilettici, aumento del rischio di sviluppo di tumore epiteliale e cataratta precoce. Da un punto di vista ereditario, si tratta di una malattia autosomica recessiva e al giorno d’oggi non riconosce una cura efficace. Infatti, il trattamento principale è quello di evitare completamente la esposizione alla luce solare, rendendo quindi necessario usare delle creme protettivi totali, occhiali da sole molto scuri e un abbigliamento molto pesante e coprente. Le creme a base di retinoidi potrebbero ridurre il rischio di sviluppo di tumori epiteliali e spesso si richiede anche una importante integrazione di vitamina D.

Classico abbigliamento di bambini affetti da xeroderma pigmentoso.

Genetica dello xeroderma pigmentoso

Come anticipato precedentemente, la maggior parte delle condizioni di xeroderma pigmentoso sono dovute ad un difetto ereditario nella riparazione dei danni al DNA UV-indotti, spesso a carico del meccanismo NER, ossia di escissione dei nucleotidi. Ancora oggi, tuttavia, si fatica a comprendere quali siano le cause di perdita di funzioni intellettive e come queste siano correlate ad una maggiore o minore esposizione alla luce solare. Oggi si ritiene che la patologia neurologica possa derivare da un eccessivo stress ossidativo a livello neuronale, causando alterazioni nel metabolismo cellulare. I pazienti affetti da questa malattia autosomica recessiva sono estremamente sensibili ai raggi ultravioletti del sole e sviluppano delle macchie pigmentate, dei tumori e anche degli epiteliomi, anche dopo delle brevissime esposizioni solari. Infatti, hanno un rischio relativo di insorgenza di un tumore cutaneo di circa 1.000 volte maggiore rispetto ad un individuo di riferimento della popolazione generale.

Solitamente lo xeroderma pigmentoso è causato da mutazioni negli enzimi NER, associati alla riparazione per escissione dei danni al DNA indotti dai raggi UV.

 

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