Il Superuovo

Il film “L’Onda” mette in scena il culto dell’educazione di Giuliano l’Apostata

Il film “L’Onda” mette in scena il culto dell’educazione di Giuliano l’Apostata

La riforma scolastica di Giuliano l’Apostata e l’esperimento di Ron Jones ci mostrano luci e ombre di una educazione centralizzata

Pensi che la storia sia magistra vitae e che l’educazione non plasmi le coscienze, creando un’impalcatura culturale pericolosa e difficile da eliminare? Evidentemente non hai visto L’Onda!

 

«Voi dite che in Germania una dittatura non sarebbe più possibile? »

Cosa accadrebbe se venissimo educati ad accettare il nazismo come la forma mentis e politica più giusta? È la domanda che nel 1967 si rivolse Ron Jones, professore di storia della Cubberley High School (California). Nel tentativo di spiegare agli studenti le implicazioni sociali sottese all’accettazione del regime nazista da parte della popolazione tedesca, sottopose agli studenti un bizzarro esperimento.

Sulla base di questo esperimento, Todd Strasser (usando lo pseudonimo Morton Rhue) scrisse il romanzo Die Welle (L’onda), che in Germania è diventato un classico della lettura scolastica. Al grande pubblico questa esperienza è nota attraverso il film L’onda (Die Welle), diretto da Dennis Gansel nel 2008 e tratto proprio dal romanzo.

Jürgen Vogel interpreta il ruolo di un insegnante, che, grazie a un esperimento sociale da lui stesso ideato, vuole dimostrare alla sua classe come nascono le strutture sociali autoritarie. Gli studenti partecipano al movimento da lui guidato, fondato sulla disciplina e sullo spirito di solidarietà: l’Onda. Ma la situazione presto degenera e vediamo chiaramente come l’educazione, intesa come impalcatura culturale, ha un ruolo determinante nella formazione personale.

Ron Jones

L’imperatore Giuliano è l’ultimo paladino della paideia

Anche nell’antichità era chiara la differenza tra paideia e quel che è un mero apprendimento di nozioni. Per paideia si intende un complesso sistema di valori veicolati da una tradizione letteraria, culturale e di relazioni sociali consolidate.

La paideia greca sopravvisse anche alla fine dell’epoca classica, diventando, in età imperiale, l’unico vero sistema educativo. Ma con l’avvento del cristianesimo, la nuova religione cercò di imporre una propria tradizione, spesso mutuando modelli, generi e forme dalla paideia pagana, spesso inaugurando nuove forme espressive, più congeniali ai nuovi valori proposti.

I Padri della Chiesa erano esperti conoscitori della letteratura pagana, e anche in ambiti che non ci aspetteremmo, come nel monachesimo copto, archimandriti come Shenute di Atripe mostrano di aver ricevuto una educazione alla greca. Ma la paideia esprimeva valori inestricabilmente connessi alla religione pagana, praticata almeno fino al VI secolo d.C., anzi, la religione pagana era “via verità e vita” della paideia.

Si poteva dunque essere educati alla paideia greca senza esserne coinvolti personalmente? E soprattutto, i cristiani possono insegnare qualcosa in cui non credono? Queste furono le perplessità dell’imperatore Giuliano, nel IV secolo d.C. La risposta ci arriva dal Codex Theodosianum e dall’epistola 61 scritta dall’imperatore, che per noi sono lo specchio della riforma scolastica di Giuliano.

Giuliano lasciava ai cristiani la libertà di insegnare i testi cristiani, di commentarli e di diffonderli, non impediva ai giovani cristiani di frequentare le scuole “superiori” pagane nella speranza che potessero guarire dalla loro “malattia”, giudicando doveroso convertire i giovani sviati dalla via della ragione. Ma i maestri cristiani non avrebbero mai potuto insegnare la paideia pagana, sulla quale si fondava l’apparato culturale e ideologico dell’impero.

Giuliano sottolinea l’importanza di chiamarsi “maestro”

Dall’editto giulianeo risulta che l’imperatore rivendica allo Stato l’istruzione, e che vuol sorvegliare la nomina degli insegnanti. Non si preoccupa tanto della dottrina (tanto è vero che il cristiano Proeresio è molto stimato dall’imperatore) quanto dei costumi degli insegnanti.

Apprendere la paideia, essere travolti dalla meravigliosa fiumana degli insegnamenti filosofici e retorici, implica un’adesione totale e anche religiosa, una vera conversione personale. La filosofia cristiana era arida e inadatta a esprimere i valori sui quali Giuliano stava fondando il proprio impero. C’è una religione di stato, legata a un’educazione coerente e centralizzata. Lo Stato ha d’ora in poi il diritto di impedire che siano abilitati all’insegnamento uomini che non corrispondono moralmente alle qualità del maestro statale.

L’educazione plasma le coscienze. Ne era convinto Giuliano e lo vediamo realizzarsi nell’esperimento de L’Onda. Gli studenti, cavie dell’esperimento, iniziano a credere fermamente alla giustizia del regime autocratico. Settimana dopo settimana formano un vero e proprio partito, anti-democratico, fondato su valori incontestabili, ostracizzando chiunque non si conformi al sistema. Studenti tedeschi, “generazione Z”, sensibili agli orrori del nazismo e dell’olocausto, studenti scettici alla domanda: «Voi dite che in Germania una dittatura non sarebbe più possibile?».

 

 

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