Se l’estrema destra ha un candidato con 15 lauree

Luciano Baietti, vincitore nel 2002 di un Guinness World Record per essere ‘l’uomo con più lauree al mondo’, ha annunciato la propria candidatura per il Senato e per il Consiglio della Regione Lazio con CasaPound Italia. Un caso che rimette in discussione chi sostiene che coloro che scelgono di aderire alle frange estreme della politica manchino di una solida base culturale.

Luciano Baietti, candidato con Casapound Italia

L’ultima settimana ha visto come tema centrale l’uscita delle liste elettorali: in ogni collegio adesso le competizioni tra i vari schieramenti politici hanno nomi, facce e storie da raccontare. Com’era prevedibile le polemiche non sono mancate a nessuno dei partiti, ma un caso in particolare ha attirato la nostra attenzione.
CasaPound Italia, movimento di ispirazione neofascista e populista (anche se i suoi militanti non si riconoscono in questa definizione), ha nelle sue file un candidato piuttosto atipico: Luciano Baietti, ovvero l’uomo che nel 2002 era stato insignito del Guinness World Record per il maggior numero di lauree conseguite. Quindici, per la precisione, tutte dell’area umanistica.

Il settantunenne di Velletri ha annunciato la sua candidatura per il Consiglio Regionale del Lazio e per il Senato con un post pubblicato sul suo profilo di Facebook: “Ho deciso di condividere con tutti voi la scelta di supportare il movimento di CasaPound Italia mettendo la mia persona e la mia immagine in primo piano, dando la piena disponibilità a concorrere ai prossimi appuntamenti elettorali per il Senato della Repubblica e il Consiglio Regionale del Lazio. Chiedo a tutti voi di aiutarmi attraverso un lavoro capillare di squadra affinché io possa, per quanto mi concerne, aiutare la ripresa del nostro paese e tendere verso orizzonti sempre più alti. Mi impegno, fin da ora, con la competenza e la determinazione che mi contraddistinguono, ad essere al servizio del cittadino”.

Ora, stiamo parlando di un uomo di cultura. Il suo curriculum accamedico è mostruoso e senza precedenti: diploma Isef per diventare insegnante di educazione fisica nel 1972, 110 in Pedagogia nel 1974, 102 in Lettere nel 1975, 95 in Sociologia nel 1976, 110 in Giurisprudenza nel 1979 e in Scienze Politiche nel 1981, 96 in Psicologia nel 1985, 106 in Geografia nel 1996, 108 in Filosofia nel 1999, 110 in Scienze Motorie nel 2001, 100 in Scienze Strategiche nel 2004, 104 in Scienze Investigative e Sicurezza nel 2009, Honoris Causa in Comunicazione Sociale all’Università di Fiuggi, 110 e lode in Ricerca Sociale per la Sicurezza Interna ed Esterna nel 2012 e infine 102 in Scienze Turistiche nel 2017. Inoltre, è colonnello della Croce Rossa Militare, ha operato nel coordinamento delle attività ad Amatrice dopo il terremoto, ha scritto tre libri (uno di geriatria riabilitativa, uno sul tempo libero e lo sport e uno sulla storia del vettovagliamento dato ai militari dai romani a oggi). E dopo questa lunga lista che farà rabbrividire chi ancora una laurea se la sogna, torniamo a CasaPound, a quell’estrema destra che per il grande pubblico dovrebbe essere incompatibile con persone del genere. Come può un intellettuale plurilaureato, che ha servito lo Stato nel reparto medico e scritto dei libri, associarsi ai ‘fascisti del nuovo Millennio’?

Corteo neofascisti acca larentia
Il corteo di neofascisti che ha sfilato il 7 gennaio scorso ad Acca Larentia

In un’intervista rilasciata alla stampa lo scorso anno, al signor Luciano chiesero se fosse credente. E lui rispose di sì: “Ho anche studiato dai gesuiti. Ma non è quello. Ci sono momenti in cui ti chiedi per quale motivo siamo nati per poi soffrire e morire. L’unica risposta possibile a queste domande è nella religione”. Ma come, nonostante i 15 titoli di studio universitari crede ancora in Dio? Dopo una sfilza di lauree simili, tra le migliaia di teorie studiate, se ne esce con la convinzione che solo la religione possa dare determinate risposte?

Sono domande che possono sorgere, volenti o nolenti, davanti alla storia di un simile personaggio. Per una semplice questione di abitudine: associamo spesso i più grandi intellettuali del secolo trascorso, o di quello attuale, a teorie volte a smantellare il concetto di Dio, patria, famiglia tradizionale, sesso, comportamento umano. Eppure il signor Luciano, ‘fresco’ di 15 lauree, si dichiara credente. Insolito, visto l’andazzo dei giorni nostri. E ancora più insolito, di conseguenza, è vedere una figura simile schierarsi con un partito di estrema destra come CasaPound.

Il problema di fondo non è tanto che un intellettuale decida di schierarsi politicamente a destra o sinistra della barricata. Il problema di fondo è che qui, di problemi, ce ne sono due. E per questi problemi vogliamo creare due categorie che sottoporremo a una breve analisi: il Partigiano e il Motivatore.

Il Partigiano, in questo caso, non è colui che una mattina si è svegliato e ha trovto l’invasore. E considerando che stiamo parlando di CasaPound, sarebbe ridicolo anche solo trattare un tema simile. Parliamo invece di colui che sceglie di schierarsi, decide di rappresentare una delle due parti. Colui che parteggia, appunto.
Non certo per l’etimologia del termine, quanto per un luogo comune mai sfatato e ben radicato nelle nostre menti, la figura dell’intellettuale è sempre stata associata alla fazione del centrosinistra. Nei cosiddetti Anni di Piombo, anzi, ‘il pensatore’ per eccellenza era il comunista, il socialista, colui che stava vicino al popolo, lo ascoltava e lo guidava. Aveva cioè il ruolo di esporre in pensieri complessi ciò che le menti semplici concepivano. La rabbia popolare si tramutava in parole infuocate, grandi comizi e voli pindarici di laici profeti nella patria dei lavoratori onesti e affamati.
In una sola espressione, e non ce ne voglia Platone, si cercava di sottomettere la parte concupiscibile a quella razionale. Si ragionava di pancia, cosa che non facevano gli intellettuali. Ma erano vicini alle masse.

Il signor Luciano è vicino a una massa. Una massa affamata, arrabbiata e stanca di questa Italia per diversi motivi. E il signor Luciano, in questo senso, rappresenta la parte razionale. Al di là del colore politico, e della dicotomia Destra-Sinistra, un intellettuale dona un pensiero al popolo, ne legittima le istanze, di qualunque colore politico esse siano.

Abbandonato dunque il cliché dell’intellettuale di sinistra, sulla base di uno schema sociale scevro di ogni forma politica, facciamo la conoscenza del Motivatore, quella figura che subentra non appena l’intellettuale parteggia per l’una o l’altra fazione.
Il signor 15 lauree alla corte di Casapound non parla di cosa sia giusto o sbagliato nella loro visione politica. Non lo fa perché ha scelto di schierarsi come parte attiva, rappresentando l’intera compagine laziale in Regione e in Senato. E questo schieramento sfocia per forza di cose nella giustificazione di una scelta simile. Luciano Baietti, cioè, deve spiegare perché ha scelto CasaPound e non altri partiti. Deve portare acqua al mulino del partito, cittadini alle urne dei seggi e inchiostro sul simbolo della tartaruga. Il signor Luciano, insomma, deve motivare la sua decisione di aderire a un partito di matrice neofascista e populista. Deve giustificare ogni singolo punto del programma, ogni azione dei militanti e dei leader del movimento. Ed è qui che la libertà di pensiero può essere ‘ingabbiata’ in schemi che agli intellettuali, di solito, stanno stretti.

Certo, abbiamo avuto diversi esempi nella nostra storia. Antonio Gramsci e Piero Gobetti sono due pensatori che durante l’era del Fascismo hanno subito una violenta repressione: il primo viene incarcerato, il secondo pestato a sangue dagli squadristi. Eppure, non erano tutti e due di sinistra: la visione liberale di Gobetti (sebbene collaborasse letterariamente con Gramsci e fosse un forte sostenitore della lotta sociale e del socialismo) era assai diversa da quella di Gramsci. Inoltre, Gobetti scrive un saggio – frettolosamente e con un pennino che ‘incendiario’ è dire poco – in cui analizza la nascita di partiti che possono contrastare quel Fascismo figlio di una borghesia ormai in cancrena, cercando ‘collaboratori’ per una ‘Rivoluzione Liberale’.
Due facce molto diverse di una stessa medaglia: contrastare un regime di estrema destra.

piero gobetti
Piero Gobetti

Dario Fo, prima di morire, si schierò apertamente col Movimento 5 Stelle. A tutti, del resto, poteva essere chiara una simile scelta. Bastava ascoltarlo a teatro, o guardare qualche intervista del passato, o leggere un suo testo, per capire che la figura del giullare, dell’oppresso e degli ultimi che riescono anche solo per un momento a dare un calcio al mondo intero potevano essere chiari segnali di vicinanza politica a un partito popolare e ‘sempliciotto’ come il Movimento 5 Stelle.
Eppure, Fo ricevette critiche per essere un ‘kompagno’ o un ‘repubblichino’ a seconda di dove tiravano le polemiche di giorno in giorno.

Ma in tutti questi casi, la gabbia partitica può soffocare e stritolare l’intellettuale. Ed è logico, una volta che ci si mette in gioco per una fazione politica. Siamo tutti esseri umani della nostra epoca, è inevitabile partecipare, scegliere, motivare. E se il signor Luciano ha scelto di parteggiare e giustificare i contenuti di CasaPound col suo fino pensiero, noi non possiamo farci niente. Il compito di un intellettuale è semplicemente quello di accendere il cervello, non spegnerlo. Contro ogni luogo comune e pregiudizio sull’etichetta, il colore o la bandiera da sventolare.

In questa vicenda, c’è solo un piccolo e inquietante particolare. Il Partigiano Motivatore dovrà rendersi conto, come ogni movimento estremista, di avere a che fare con militanti che non sempre hanno voglia di accendere il cervello.
E dovrà avere a che fare con persone che il cervello, quello degli altri, vogliono spegnerlo.

Perania