Il 18 maggio ha debuttato Esterno Notte, il nuovo film di Marco Bellocchio incentrato sul rapimento di Aldo Moro.
Il 16 marzo del 1978 accadde uno di quegli avvenimenti che, ahimè, intaccarono per sempre la storia italiana, nonché la coscienza di un intero popolo. Stiamo parlando del rapimento di Aldo Moro, leader del primo partito in assoluto della cosiddetta Prima Repubblica, la Democrazia Cristiana. A distanza di 44 anni da quei tragici giorni, ci sono ancora moltissimi punti interrogativi e questioni irrisolte, tanto che anche la cultura popolare continua a creare prodotti sul tema. Un esempio è il nuovo film del regista Marco Bellocchio, Esterno Notte.
Esterno Notte: come trasporre in scena Aldo Moro
Esterno Notte è uno di quei film che, almeno a primo acchito, si ritiene opportuno non guardare. Sarà la lunghezza totale di 300 minuti (divisi in due parti, però), sarà il tema già visto e rivisto. Mai errore fu più infausto: la critica cinematografica già lo considera un nuovo capolavoro di Bellocchio. Nelle cinque ore di lungometraggio, si analizza, con una precisione e un’accuratezza storica lodevoli, i giorni appena antecedenti al rapimento di Aldo Moro, nonché il periodo del suo sequestro. La particolarità è la suddivisione di Esterno Notte in episodi, ognuno dedicato a un personaggio protagonista di quella vicenda: che sia il papa Paolo VI, che sia l’allora ministro degli Interni, Francesco Cossiga, o anche il Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti. Il risultato è assolutamente da vedere.
Il sequestro di Aldo Moro
Il 16 marzo del 1978, verso le 10 della mattina, Aldo Moro è in macchina, con la sua scorta, per recarsi in Parlamento. E’ un giorno importantissimo per la politica italiana: il Partito Comunista, seconda compagine politica più forte del Paese, potrebbe salire a Palazzo Chigi, per la prima volta. Si va incontro al giuramento del nuovo governo, l’Andreotti IV, il primo con sottosegretari rossi. La tensione è palpabile, soprattutto per Moro, la vera e propria mente, nonché ponte esecutivo, di questa storica alleanza. Alle 10, però, in via Fani, a Roma, si ritrova nel mezzo di un agguato, nel quale muoiono quasi tutti i membri della sua scorta. Lui, invece, viene prelevato da un manipolo di individui travestiti da assistenti di volo e sequestrato.
L’epilogo della vicenda
Aldo Moro, quindi, viene rapito e tenuto in ostaggio dal sottogruppo romano delle Brigate Rosse. Passano circa quarantacinque giorni di estenuante prigionia, intervallati da qualche lettera che gli aguzzini fanno recapitare alla famiglia e alle autorità politiche, completamente in crisi per l’accaduto. Moro viene accusato di essere pazzo, soprattutto dal momento in cui inizia a implorare, nei suoi scritti, di tentare una trattativa per salvargli la vita. Il PCI è fermamente contrario, mentre la DC e il Partito Socialista sono più aperti a trattare. Alla fine, si andrà avanti con la linea della fermezza, propinata dal premier Andreotti e da Enrico Berlinguer. Il tragico epilogo, lo sappiamo tutti. Il 9 maggio, il cadavere di Moro viene ritrovato nel bagagliaio di un’auto, al crocevia fra via delle Botteghe Oscure, sede del PCI, e Piazza del Gesù, sede della DC.