Ennesimo episodio di violenza nelle carceri: vediamo quale è il modo giusto di punire

Fra utilitarismo e retributivismo, la teoria della pena ci insegna le varie possibilità che ci si presentano nel trattare delle persone incriminate.

Molte volte si sente parlare delle condizioni terribili in cui versano alcune carceri, in molte di queste avvengono anche episodi di violenza ogni giorno all’insaputa di tutti, senza che nessuno faccia qualcosa per porre fine a questa “usanza”.

Giustezza della pena

A Torino lo scorso 31 Maggio è stato accusato l’ex direttore del carcere di omessa denuncia e favoreggiamento delle violenza all’interno del carcere. Quando si leggono questi articoli si rabbrividisce ancora, sembra qualcosa di impossibile nelle nostre menti, eppure sono episodi che avvengono quotidianamente nelle prigioni di tutto il mondo. Sicuramente decidere come bisogna punire, come sia meglio punire una persona colpevole di furto, frode, omicidio, è un processo complesso che deve tenere conto di vari parametri di giudizio e che può portare spesso allo scontro fra opinioni diverse. In etica vi sono essenzialmente due teorie che rispondono in maniera diversa alla domanda: è giusto punire? Se si come? Sono due teoria diverse, che appaiono in contrapposizione: l’utilitarismo e il retributivismo.

Retributivismo

Secondo la teoria retributivista, la giustezza della pena sta nel fatto che la punizione in qualche modo va a riequilibrare, ristabilire la giustizia che era stata alterata da qualcuno che ha appunto commesso un crimine e deve essere punito. In questa teoria riscontriamo come principio dominante quello della lex talionis, ovvero legge del taglione, che prevedeva che il male fosse ricompensato con il male, o come tutti noi la conosciamo meglio in maniera più blanda, quella legge per cui: “occhio per occhio, dente per dente”. È essenziale in quest’ottica che la pena sia proporzionale al male commesso, focalizzandosi dunque soltanto su un avvenimento passato, non curandosi della possibilità che la persona colpevole possa avere di redimersi, migliorare e diventare una persona civile e capace di nuovo di integrarsi all’interno della società.

Utilitarismo

Completamente opposta al retributivismo, la teoria utilitaristica prevede che sia necessario punire un individuo solamente se è utile farlo, in maniera più specifica, se è utile farlo per la società, in modo tale che questa teoria possa essere annoverata fra quelle che sono dette teorie rieducative. Lo scopo della teoria utilitaristica è infatti di prevenzione nei confronti della possibilità che avvengano altri crimini all’interno della società; riassumendo si può dire che in virtù di tale teoria è necessario punire solo quando la punizione rappresenta uno strumento che attraverso il timore della sanzione può scongiurare la commissione di altri reati. Sicuramente sia la teoria retributivista, che può apparire un po’ retrograda, sia quella utilitaristica, che a volte può non sembrare equa, hanno i loro vantaggi e i loro svantaggi e sta alla società di volta in volta capire come è più giusto agire.

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