Achille e Patroclo erano legati da un rapporto che andava oltre la semplice amicizia; lo stesso vale anche per Adelchi e Anfrido.

“La canzone di Achille”, romanzo di Madeline Miller, racconta l’emozionante storia del principe dei Mirmidoni e del suo guerriero prescelto. Allo stesso modo nell’Adelchi Manzoni dipinge un profondo legame tra il principe dei longobardi, e il suo nobile scudiero Anfrido. In entrambi i casi non si tratta solamente di un mero principio gerarchico, ma di una radice culturale e sociale, nonché affettiva, ben più profonda.
I gasinidi, gli scudieri reali dei principi longobardi
Anfrido, come emerge da un dialogo che lui stesso ha con il suo re all’inizio dell’atto terzo, è legato ad Adelchi fin dall’infanzia. Con lui è cresciuto, condividendo ogni cosa: dai giochi puerili all’allenamento con le armi, dai piaceri ai sentimenti di avventura. Solo a lui il figlio del sovrano osa confidarsi, in quanto sa che è l’unico degno della sua più totale fiducia.
Anfrido infatti non è solo uno scudiero o un dipendente del principe, come potrebbe sembrare a prima vista scorgendo il suo ruolo nella lista di personaggi che Manzoni presenta all’inizio della tragedia: è molto di più. Come l’autore spiega nelle Notizie Storiche che precedono l’edizione del 1822, già ai tempi di Tacito i germani ambivano a legarsi in questo rapporto con i re. Questo perché era una posizione assai rinomata: il guerriero scelto dal re, che aveva il compito di proteggerlo e servirlo non solo in battaglia ma anche nella vita domestica, era estremamente in alto nella scala gerarchica. Considerato alla stregua di un nobile, seguiva il suo re ovunque egli andasse. Questi giovani erano chiamati gasinidi. Tale dipendenza, nel Medioevo, per citare Manzoni stesso:
Era un misto di soggezione onorata e di devozione affettuosa.
Tale affetto è testimoniato all’interno dell’opera non solo dall’appassionato discorso che Anfrido fa in risposta all’amico afflitto, al quale assicura che il destino non può che prospettargli un destino glorioso, essendo il suo animo così alto. Ma non solo: nella rotta dei longobardi al seguito della sconfitta subita dai Franchi per opera di Carlo Magno, è Anfrido che copre le spalle alla ritirata del suo principe. Nonostante i dinieghi di Adelchi, il suo fedele scudiero decide comunque di inoltrarsi da solo nel campo nemico per proteggere il suo padrone: e qui morirà, combattendo da eroe.

I mirmidoni e il concetto di hetairos
Achille e Patroclo sono stretti in un rapporto che nell’Iliade si definisce hetairos e legati da un sentimento di philos. Hetairos significa compagno e in Omero viene solitamente utilizzato per indicare i guerrieri che prendono ordini da uno stesso comandante. Come nel caso di Anfrido, anche Patroclo incontra Achille da bambino. Egli infatti cresce con lui presso il palazzo del re Peleo e viene posto sotto il servizio di Achille fin da quando sono ragazzi. Non è un caso che all’interno dell’opera il Pelide si dimostri sempre gentile e preoccupato nei confronti del suo pupillo, quando invece appare spietato, insensibile e arrogante con tutti gli altri, siano essi nemici o alleati. Sebbene la maggior parte dei guerrieri Achei lotti per la fama personale o per la gloria della loro polis, dopo la morte di Patroclo si vedrà chiaramente Achille combattere solo per lui, per l’amico, in nome del compagno.
A differenza del rapporto tra Anfrido e Adelchi, l’amore che consuma Achille e Patroclo è ben noto a tutti, ed è analizzato a partire dagli autori antichi tra i quali Platone, Eschilo ed Eschine. Il rapporto tra i due era ad esempio stato identificato dagli intellettuali ateniesi del V sec. nell’ottica pederastica. Era quindi del tutto normale per i greci del V e IV secolo a.C. avere relazioni omosessuali, chiamate col nome di pederastia. La coppia era composta dall’eromenos, il ragazzo più giovane (ovverosia Achille, dominante nella coppia proprio in quanto migliore fra i guerrieri) e l’erastès, più anziano (anche se non di molto in questo caso, solamente di un paio d’anni), rappresentato da Patroclo, con il ruolo di educare l’eromenos.
Le morti di Patroclo e Anfrido: il dolore dei compagni che rimangono
Anfrido, per proteggere il suo principe, è disposto ad andare in avanscoperta nel campo nemico. Ma i Franchi sono troppi, subito lo circondano. Il giovane guerriero è forte: nonostante sia da solo riesce ad abbatterlo con un solo colpo della sua lancia; subito, con un fluido movimento, uccide anche il secondo. Ma nel frattempo i nemici lo hanno braccato, lo trafiggono più lame. In un attimo è in fin di vita. Chiede di essere lasciato morire in un posto tranquillo, lontano dal campo di battaglia. I Franchi lo porteranno nel loro accampamento, riconoscendo il suo valore. Lo stesso Carlo lo definirà prode, prima di ascoltare le sue ultime parole, che saranno dedicate ad Adelchi. Non avrebbe mai tradito la sua fiducia, passando dalla parte dei vincitori per avere salva la vita: meglio morire per il principe, a cui il cielo destinerà, in questa vita o nell’altra, nobili cose.
Adelchi, scoprendo della morte di Anfrido, si dispera. Invoca suo fratello, maledice la sua scelta di volerlo proteggere, di averlo lasciato andare. Spera di poter trovre la forza di poter andare avanti, di trovare il coraggio di combattere.
Allo stesso modo, quando Achille apprende la morte di Patroclo, morto in battaglia indossando la sua armatura per aiutare gli Achei. Non appena scopre della sua scomparsa, l’eroe è distrutto:
Una nera nube di angoscia lo avvolse:
con ambedue le mani prese la polvere arsa,
la rovesciò sul capo, sporcando lo splendido viso,
e sulla veste fragrante cadde la cenere.
Lui stesso, grande disteso in mezzo alla polvere,
giaceva, e con le mani si sfigurava strappando i capelli.
Manifestazione di lutto che, peraltro, di solito è tipico delle donne: gli uomini usavano avere espressioni di dolore molto meno visibili, chiudendo il volto contratto di dolore nel proprio mantello.
Entrambe le coppie di guerrieri quindi, hanno molti elementi simili: lo stesso Manzoni nelle Notizie Storiche mette in paragone i diversi legami, anche se probabilmente mai avrebbe pensato a un rapporto che andasse oltre l’amicizia. Resta il fatto, comunque, che la loro storia, il tipo di relazione e le manifestazioni di lutto toccano parecchi punti in comune. E l’amore, l’amicizia e il coraggio, sono tratti su cui vengono forgiate sia l’Iliade che l’Adelchi.