Esiste la verità? Tim Burton in “Big Fish” risponde a Luciano di Samosata

Bellezza non è sempre la verità, anzi, la più bella verità spesso è che tutto è falso

Apprezzare la bellezza di una storia significa spesso tradire il nostro razionale contatto con la realtà e avere il coraggio di lasciarci ingannare dalle parole di un buon cantastorie, sia esso il sarcastico Luciano o l’affascinante Edward Bloom

Big Fish mette in scena il confine tra finzione e menzogna

Big Fish” è uno di quei film da vedere almeno una volta nella vita. E dico “almeno una volta” perché quel furbastro di Tim Burton, che ne firma la regia, ha messo su pellicola una favola che ogni cinefilo guarderebbe ogni sera per addormentarsi. Chiunque lo abbia visto sa che è impossibile trattenere le lacrime sul finale, che la magia e la carica emotiva dell’intreccio non hanno rivali. Il film è stato giustamente definito all’unanimità dalla critica il capolavoro di Tim Burton.

Ma quel che rende unico questo film, tratto dal romanzo di Daniel Wallace, è quel sottile confine che attraversa verità e finzione. Ascoltando gli aneddoti di un anziano Edward Bloom (interpretato da Albert Finney), lo spettatore non può fare a meno di chiedersi “cosa è vero?”. Cos’è la verità di fronte a quelle storie di giganti buoni, circensi licantropi e gotiche pianiste? Quando l’invenzione si trasforma in menzogna?

Le sue storie l’hanno reso tanto singolare quanto inimitabile ai nostri occhi, ma non è così. Il precursore di Edward Bloom è il primo cantastorie che ha affascinato la letteratura occidentale ed è anche l’unica persona in grado di rispondere alle nostre domande, Luciano di Samosata.

 

Nella Storia Vera è descritta anche la prima “Star War”

“L’unica verità è che tutto è falso”

Autore della “Storia Vera“, Luciano di Samosata sarebbe stato un ottimo sceneggiatore al fianco di Tim Burton. Purtroppo per noi, nel II sec. d.C. non esisteva la cinepresa. Questo romanzo è un’onirica parodia letteraria, in cui personaggi mitici e divini si calano nella vicenda umana di Luciano: così Calipso, ricevuta la lettera di Odisseo, si preoccupa di sapere se Penelope sia veramente bella; Tersite fa causa ad Omero per diffamazione; Omero banchetta con Ulisse.

Partendo dall’intenzione di vagliare col suo proverbiale sarcasmo un’intera letteratura, ha creato un nuovo genere, scrivendo di fatto il primo romanzo fantastico della letteratura europea. Luciano risponde per antifrasi umoristica al suo “Come si deve scrivere la storia”, trattatello che denuncia l’eccessiva adulazione e falsità della storiografia imperiale contemporanea, con un racconto intessuto di iperboliche gesta, fantastiche invenzioni, colossali menzogne.

Bersaglio di Luciano non sono solo gli storiografi, ma persino Omero. Scrive, infatti, nel prologo: “tutto nella mia storia è una parodia più o meno comica dell’uno o dell’altro dei poeti, storici e filosofi del passato, che hanno scritto molto che sa di miracoli e favole”.

Se il rischio della “Storia Vera” sarebbe quello di cadere nell’errore dei suoi bersagli, mentendo al lettore, Luciano lo evita con classe. Nel primo libro Luciano afferma subito che nulla di ciò che è scritto è vero.  “Scrivo dunque di cose che non ho vedute, né ho sapute da altri, che non sono, e non potrebbero mai essere: e però i lettori non ne debbono credere niente”.

 

Albert Finney, alias Big Fish, in una scena del film

L’invenzione è un compromesso tra verità e bellezza

L’invenzione fantastica per Luciano non ha nulla a che vedere con la menzogna. Mentire significa perdere il piacere della narrazione e sostituirlo a meri fini materiali, ingannare un lettore che, quando legge sciocchezze, ne dovrebbe essere al corrente.

Luciano ci insegna che l’invenzione letteraria non ha meno autenticità di un resoconto storico, purché entrambi siano mossi dagli stessi principi: disinteresse economico-politico e piacere della narrazione. I medesimi principi li ritroviamo in Edward Bloom. Edward Bloom non finge, non guadagna nulla dalle sue storie, ma non rinuncia al piacere di narrare una vita esagerata e incredibile.

Luciano ci informa di aver iniziato a scrivere la “Storia Vera” anche per distrarsi, prendere una pausa dalla realtà e dedicarsi al suo più grande piacere: raccontare. Anche “Big Fish” è un film sulla costruzione del mito, una parabola sulla funzione terapeutica del narrare, perché spesso, come ci scrive Luciano, l’unica cosa vera di una storia è sapere che tutto è falso, solo allora potremmo goderne la bellezza.

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