Il Superuovo

Esiste davvero la fonte dell’eterna giovinezza che Jack Sparrow cerca? Ne narra Erodoto

Esiste davvero la fonte dell’eterna giovinezza che Jack Sparrow cerca? Ne narra Erodoto

Dall’Africa alle Americhe, la fonte ha sempre attratto frotte di esploratori

La fonte della giovinezza in un quadro di Lucas Cranach il Vecchio

L’acqua è origine della vita. Forse ci sembra banale dirlo, ma fin dall’antichità questo ruolo le è stato riconosciuto in maniera evidente: nei miti cosmogonici di tantissime civiltà, dalla Mesopotamia alle Americhe, l’elemento acquoreo gioca un ruolo di fondamentale importanza. Forse ciò deriva dall’osservare il ruolo vitale dell’acqua nell’agricoltura e nella vita umana stessa, o nel vedere il Sole affondare in mare e riemergere, rinascere, il giorno dopo, o da un inconscio ricordo prenatale del liquido amniotico: fatto sta che l’acqua come fonte di vita, che sgorga in un particolare luogo geografico, è un mito presente in varie culture.

 

Erodoto e gli Etiopi: la fonte della giovinezza

All’inizio del terzo libro delle Storie, lo storico greco Erodoto tratta delle spedizioni di Cambise, Gran Re di Persia. Una di queste sarà contro gli Etiopi “dalla lunga vita”, con lo scopo di localizzare la mensa del Sole, “un prato tutto pieno di carni cotte di ogni specie di quadrupedi”, che ognuno può mangiare. Invia alla corte del re d’Etiopia degli ambasciatori per raccogliere informazioni, e nel corso delle trattative affiora il tema della durata della vita.

Il re afferma che gli Etiopi raggiugono tranquillamente i 120 anni di età: e poiché gli esploratori rimasero stupiti, il re “li guidò a una fontana, nella quale lavandosi diventavano più nitidi, come se fossero d’olio: e da essa esala un profumo come quello delle viole. Narravano gli esploratori che l’acqua della fonte era così leggera che niente era in grado di galleggiare su di essa, né legno né cose ancora più leggere del legno, ma tutto andava a fondo. A causa di quest’acqua, se davvero è quale si dice, può darsi che siano di lunga vita, poiché la usano continuamente.”

La fonte della giovinezza vìola le normali leggi della natura: è un’acqua che profuma, che non fa galleggiare e che si deposita sulla pelle rendendola untuosa. Forse è per queste stranezze che Erodoto si mostra restio ad ammetterne a priori l’esistenza: nonostante il suo scetticismo, altri scrittori, come Pomponio Mela, attribuiranno tali caratteristiche a un altro specchio d’acqua, sempre situato in Etiopia: un lago chiaro, molto dolce, e dalla consistenza oleosa.

Lake Langano, Etiopia: il suo aspetto attuale è il contrario di quello descritto da Pomponio Mela

La spedizione di Juan Ponce de Leòn

Dopo aver preso parte al secondo viaggio di Colombo in America e pacificato l’isola di Portorico, nel 1512 Ponce de Leòn armò una flotta e si diresse verso nord. A Hispaniola (l’attuale isola di Haiti) aveva appreso dell’esistenza di un’isola, chiamata Boiùca o Agnenèo oppure Bimini, in cui si trovava una fonte perenne in grado di ringiovanire coloro che avessero bevuto la sua acqua o che si fossero in essa immersi. Cercando quest’isola finì inizialmente con lo scoprire la penisola della Florida, ma un paio d’anni dopo tornò in Spagna senza aver trovato la mitica fonte.

Eppure, la fonte o il fiume della giovinezza non erano un semplice tranello ideato dagli indigeni: riferisce uno dei cronisti dell’epoca, Antonio de Herrera, che gli indios stessi partivano da Cuba alla ricerca della fonte. Il retroterra culturale delle civiltà precolombiane ha senza dubbio influenzato tale credenza: i Maya compivano sacrifici umani nei cenote, profonde cavità carsiche piene d’acqua. Le vittime erano consapevoli di essere destinate al dio dei morti, Ahpuch, ma sapevano anche che dopo un periodo imprecisato di anni il dio stesso le avrebbe fatte risorgere.

Un’altra leggenda che ha contribuito a creare il mito della fonte si trova nella mitologia Maidu, un popolo che abitava nell’attuale California. Iniziato Supremo, ossia il dio creatore, ordinò a Kuksu, il primo uomo, di guidare la sua tribù a un lago. Quando Kuksu arrivò, era un vecchio decrepito. Cadde nel lago e scomparve, ma poco dopo si udì un tuono e Kuksu venne fuori dall’acqua ringiovanito. Allora Iniziato Supremo parlò al popolo e disse “Quando diventerete vecchi, venite a questo lago, calatevi nell’acqua e tornerete giovani”.

Statua di Ponce de Leòn a St. Augustine, Florida

Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare

Anche nel quarto film della saga, diretto da Rob Marshall, gli Spagnoli giocano un ruolo chiave nella ricerca della fonte. Ferdinando VI riceve da un ex marinaio di Juan Ponce de Leòn – che era morto duecento anni prima – il diario del comandante: ordina così al suo luogotenente di salpare verso la Florida.  Ossessionato dalla fonte è anche Giorgio III d’Inghilterra, che informato dell’interesse spagnolo per il segreto della vita eterna affida il comando della sua spedizione al corsaro Hector Barbossa. Terzo contendente in campo è Barbanera, a cui la fonte serve per spezzare la profezia che lo vuole ucciso entro due settimane da un uomo con una sola gamba.

La collocazione in Florida della fonte rispetta la spedizione storica di Ponce de Leòn: entrati all’interno di una grotta, occorreva pronunciare le parole Agua de Vida: la materia acquorea della grotta avrebbe iniziato ad accumularsi sul soffitto, formando il passaggio per la Fonte vera e propria. Inedito è invece il rituale: servono due calici d’argento appartenuti proprio allo spagnolo e una lacrima di sirena. Ma la fonte esige una vittima: chi berrà dal calice con la lacrima otterrà tutti gli anni di vita di chi berrà dal calice senza la lacrima. Tutte e tre le spedizioni raggiungeranno la fonte: gli Spagnoli però sono interessati unicamente a distruggerla, in quanto simbolo pagano di una vita eterna che solo la fede può dare. Mentre infuria la battaglia, Jack Sparrow riesce a riempire i due calici e a portarli a Barbanera e a sua figlia, Angelica.

Barbanera afferra il calice con la lacrima e lo beve, assicurandosi così la vita di sua figlia. Ma dopo pochi secondi Jack confessa di aver invertito i calici, salvando così la vita di Angelica. La fonte viene distrutta, Barbanera scompare dissolto in un turbine di acqua e sangue, mentre Angelica si infuria con Sparrow accusandolo di averla costretta a vivere gli anni del padre. La fonte le ha dato sì la vita, ma le ha roso l’anima: nella scena dopo i titoli di coda infatti la vediamo impadronirsi di una bambolina voodoo, mentre pianifica la sua vendetta contro Capitan Jack Sparrow.

 

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