4 anni dalle Unioni Civili: l’amore gay raccontato dalla legge e dal regista Ferzan Özpetek

Queste persone per troppo tempo assenti e taciute, noi oggi le rendiamo finalmente presenti. (Monica Cirinnà, proponente della legge sulle unioni civili)

Sit in per il ddl Cirinnà (ANSA)

Con 372 voti favorevoli e 51 contrari, al culmine di un percorso lungo e difficile, il 20 maggio 2016 veniva approvata quella legge che avrebbe scritto una pagina importante della storia della democrazia italiana. Dall’entrata in vigore sono passati 4 anni, ma cosa è effettivamente cambiato?

Storia di battaglie perse ma di una guerra vinta

Vi siete mai chiesti cosa significhi la parola legge? Cercando sul dizionario troverete tra i sinonimi il sostantivo norma che, in latino, indica uno strumento di misura, la squadra. Ed è in fondo quello che fa il più delle volte una legge: misura, qualifica e definisce fatti che accadono nella realtà, dando forma e regolamentazione a situazioni che esistono e necessitano di normazione poiché sono, nel senso più proprio del termine, normali. La legge Cirinnà sulle unioni civili dà disciplina giuridica a qualcosa da sempre misurabile, da sempre esistente, ma a lungo ignorato: l’amore. Forse però, dopo troppo tempo. Un tempo fatto di lotte perse, parole ignorate, grida non ascoltate. Una guerra che esiste da sempre, ma viene portata in Parlamento per la prima volta nel 1886 con la Interparlamentare donne Comuniste e da Arcigay, poi nel 1988 e ancora negli anni ’90, quando il dibattito sulle unioni civili si fa sempre più acceso all’interno delle aule parlamentari e dei bar, grazie alla risonanza del tema dato dalla stampa. Diversi sono dunque i disegni di legge presentati anche durante il nuovo millennio, ma ognuno di questi viene trascurato, non calendarizzato o bocciato. Tutte le volte che la politica ci aveva provato attraverso i PACS (patti di solidarità civile tra conviventi), i DICO(diritti e doveri dei conviventi) e i DIDORE’ (diritti e doveri di reciprocità dei convinenti) aveva fallito. E mentre il Parlamento europeo invitava tutti gli stati ad abolire qualsiasi forma di discriminazione – legislativa o de facto – di cui sono ancora vittime gli omosessuali, alcuni stati europei si apprestavano ad adeguarsi. L’Italia invece sembrava essere sorda a quelle raccomandazioni, almeno fino al 2016, anno in cui sarà approvata la legge che riconoscerà l’unione tra due persone dello stesso sesso, non rimanendo esente, però, da dibattiti, critiche, opinioni contrarie e tentativi di ostruzionismo.

Prime manifestazioni per i diritti LGBTQI

La legge spiegata semplice

Fu così che dal 5 giugno 2016 nacque un concetto tutto nuovo di famiglia. Alcuni si chiederanno, ce ne era bisogno? Si, disperatamente. Non bastava amarsi in silenzio? No, assolutamente. E questo perché volendo prescindere da un piano morale, dalla dignità di ognuno di noi, a livello giuridico definirsi coniugi comporta non pochi diritti e obblighi. Basti pensare che, per dirne una, fino a pochi anni fa, qualora uno dei due della coppia fosse stato in condizioni gravi di salute, il/la compagna non avrebbe potuto accedere alla struttura ospedaliera. Il legislatore dunque prende atto della diffusione, su piano sociologico, di due formazioni sociali non riconosciute: la famiglia di fatto e le coppie omosessuali, cercando di rendere la disciplina delle unioni civili più sovrapponibile possibile a quella già esistente del matrimonio, fattore, questo, fortemente criticato. Nell’unione civile come nel matrimonio sorgono infatti obblighi reciproci all’assistenza morale e materiale, alla coabitazione, e alla contribuzione a bisogni comuni in relazione alle proprie sostanze. Idem per la successione. Le poche differenze, ad esempio, risiedono nell’impossibilità di accedere all’istituto dell’adozione o nella mancata menzione dell’obbligo di fedeltà.

Özpetek lo aveva previsto

Da sempre i registi hanno dato voce a ciò che il legislatore invece tardava a vedere, in Italia soprattutto. Lo faceva Pasolini e negli ultimi anni, lo fa il regista Ferzan Özpetek. I suoi film hanno sempre avuto la premura di includere nelle trame della storia un amore omosessuale che però, nel corso degli anni e delle pellicole, cambia notevolmente come cambiano i tempi: sempre presente, sempre forte, sempre protagonista, ma vestito di volta in volta di abiti diversi. Nelle Fate Ignoranti (2001) indossa i panni di un amore clandestino, scoperto dopo la morte di uno dei due amanti dalla moglie di quest’ultimo. In Mine Vaganti (2010) invece Özpetek decide di raccontare la storia di una famiglia pugliese e della difficoltà del giovane Tommaso di confessare ai propri genitori la propria omosessualtà. E infine arriva a dicembre nelle sale italiane La Dea Fortuna(2019), la storia di un amore imperfetto e maturo, quello di Arturo e Alessandro, che quell’adolescente insolente e frettoloso che è il tempo metterà a dura prova. La coppia infatti, conoscerà una stagione di crisi e ricostruirà i pezzi della propria relazione solo grazie all’arrivo improvviso di due bambini, che aiuteranno i protagonisti a riavvicinarsi, riconoscersi e sentirsi parte di qualcosa comune. Il regista approfitta della possibilità di parlare a un pubblico vasto e fa in modo che anche uno spettatore scettico possa immedesimarsi in quella diversità, scoprendosi, invece, più simile ai protagonisti di quanto pensasse. I personaggi di Özpetek nel corso dei suoi film crescono di pari passo con il mondo fuori, seguono l’andamento dei progressi raccontando l’amore omosessuale prima in modo timido, poi sfacciato e senza maschere, alimentando il dibattito e dando uno scossone alla crescita culturale del Paese. Il regista insegna così, che l’amore ha mille sfumature, diecimila forme e un milione di colori e che le storie che racconta sono anche le nostre rendendo il suo lavoro nelle sale cinematografiche importante come quello della legge dentro le aule parlamentari.

Molti sono i progressi negli ultimi tempi a livello legislativo, ma non possono essere sufficienti alla comunità LGBTQI+, ancora discriminata e stigmatizzata, e all’Italia poiché, ancora in molti campi come l’omofobia o le adozioni, si assiste ad una vera e propria inerzia legislativa. Oggi però, in questa ricorrenza particolare e durante il Pride Month non possiamo che essere fieri delle conquiste fatte: se per alcuni un matrimonio è solo un pezzo di carta, lo stesso non penseranno quelli che per anni hanno lottato per essere ascoltati, perché se dirsi ti amo è bello giurarselo per sempre è straordinario.

 

 

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