Esiste ancora l’imprevedibilità di cui parla Baricco in “Novecento” in un mondo dominato dai social?

I social rendono tutto prevedibile, dominati da quel fenomeno chiamato ‘omofilia delle reti’. Menomale che esiste ancora l’imprevedibilità di Baricco. 

Risultato immagini per il pianista sull'oceano"

‘Fran, giù, cadono’: questo è come descrive la caduta improvvisa di un quadro Alessandro Baricco nel suo romanzo ‘Novecento’. Un’opera dominata dall’imprevedibile e sempre pronta a stupire. Non si può certo dire lo stesso di quest’epoca social.

 

Il potere prevedibile dei social, grazie al fenomeno dell’omofilia delle reti

Se ci si pensa, è vero che tutto ciò che ci viene proposto sui social media è qualcosa che si adatta in modo quasi assoluto al nostro pensiero. Non troveremo mai infatti nelle nostre bacheche un post con un’idea che non ci saremmo mai aspettati.

Questo si intende con il termine prevedibilità dei social. Non si parla di contenuti intuibili, ma delle idee veicolate da quei contenuti intuibili. Perché questo? Perché i social media funzionano su un sistema di ‘similarità’. Più un profilo, una pagina, un post può adeguarsi alla nostra ‘linea editoriale’, più quel profilo, quella pagina o quel post ci verrà proposto. In questo modo, i social mirano ad un collegamento sempre più stretto e personalizzato tra utenti. Non è quello che tutti vogliamo, in fondo?

L’algoritmo che regola questa logica si basa infatti su un fenomeno chiamato ‘omofilia delle reti’. La sua definizione è proprio: L’attrazione tra soggetti dovuta alla presenza di tratti comuni e la tendenza di questi ad associarsi e a stabilire legami con altri simili. Insomma, la sua base sono i bisogni biologici umani. Come è facile da capire, gli uomini sono sempre alla ricerca dei propri simili. Questo porta tutte le loro invenzioni a funzionare in modo da favorire questa vicinanza, social compresi.

All'interno dei social, rimaniamo sempre all'interno della nostra comfort zone, perché circondati da idee sempre simili alle nostre
All’interno dei social, rimaniamo sempre all’interno della nostra comfort zone, perché circondati da idee sempre simili alle nostre

 

L’imprevedibilità di Novecento come suo successo

Questa concezione dei social però li rende, appunto, estremamente facili da prevedere. Non esiste mai realmente qualcosa che ci stupisce. Se da una parte potrebbe essere rassicurante, dall’altra elimina dalla nostra vita (perché ormai è attorno a queste app che essa ruota) l’effetto sorpresa. Siamo abituati ad aspettarci tutto, e diventiamo incapaci di gestire l’imprevedibile. Conduciamo una vita estremamente lineare, che talvolta rischia di scadere nella monotonia.

Tutto il contrario di quella di Novecento, il protagonista del romanzo di Alessandro Baricco. L’uomo, poi interpretato da Tim Roth nella trasposizione cinematografica, ha una storia molto particolare: è nato e da sempre vive su un transatlantico. Il pianista (questa la sua mansione sulla nave) non ha mai lasciato l’imbarcazione. Mai sceso in porto. Mai calcato la terra ferma. La sua vita è, ed è sempre stata, in mare. Raccontata così sembra un’esistenza regnata da quella monotonia che non le attribuivamo poche righe fa. Ma in un capitolo del romanzo capiamo, invece, come Novecento sia tutto tranne che un personaggio monotono.

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. […] Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. […]
Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. [… come] Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave”. Ci rimasi secco. Fran.”

Alessandro Baricco

Novecento (Tim Roth) mentre si prepara a scendere a New York
Novecento (Tim Roth) mentre si prepara a scendere a New York

 

Esiste ancora l’imprevedibile in questo mondo ‘social’?

Nessuno si aspetterebbe mai che un uomo non voglia mai scendere da una nave, soprattutto se su quella nave vi è addirittura nato. Ma Novecento sorprende. Ancora, quando nessuno si aspetta più che lui scenda dalla nave, fran, decide di farlo. Che poi lo faccia o no (per evitare spoiler), è certo rilevante per questo discorso, ma allo stesso tempo anche irrilevante, in quanto ciò che si doveva capire già è stato reso chiaro.

Novecento per tutto il romanzo è indecifrabile. Non si sa mai cosa aspettarsi da lui. Si può dire lo stesso dei contatti che abbiamo sui social? Forse sì, quando li si pensa nella vita reale, ma parlando della loro identità virtuale risulta evidente come l’eccessiva similarità uccida il pluralismo e la sorpresa. Stando costantemente in contatto con persone che la pensano come noi, rischiamo di stringere troppo la nostra visione del mondo. Mai un’idea differente, mai un’opinione lontana, mai una sorpresa.

Quel mistero di Novecento sembra sparito in questo ventunesimo secolo. Non resta che domandarsi se ciò sia positivo o meno e se, eventualmente, non sia rimasto un leggero spiraglio che valga la pena di lasciare aperto alla magia dell’imprevedibile.

I dadi possono essere un simbolo di quella imprevedibilità che sta lentamente sparendo
I dadi possono essere un simbolo di quella imprevedibilità che sta lentamente sparendo

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