Cosa ha How I Met Your Mother da insegnarci sul tempo? Breve analisi di Time Travelers

Perché Ted Mosby è l’espressione della dimensione temporale nella vita umana.

I protagonisti della serie tv How I Met Your Mother

Cosa faremmo se potessimo vedere cosa ci riserva il futuro? La puntata 8×20 Time Travelers mostra perché sia una fortuna poterci porre solo per gioco questa domanda.

“Ted, quel momento non c’è più, è passato”

Ted, dopo 8 stagioni ormai lo sappiamo, è ossessionato dal destino. E’ convinto che incontrerà la sua anima gemella, che avrà una famiglia, che sarà un grande architetto: che i pezzi del puzzle non smetteranno di tentare nuove combinazioni finché non troveranno quella giusta, l’unica possibile. O almeno fa di tutto per esserne convinto, in quel suo ingenuo ma vitale ottimismo. Dall’altro lato della medaglia però, insieme alla consapevolezza di un traguardo che lo attende, tale convinzione è fonte costante di ansia ed incertezza: a cosa mi condurrà questa scelta? Cosa mi riserva il futuro? Mi sto allontanando dalla meta o  mi sto avvicinando? I pezzi del puzzle si disporranno finalmente come devono o non cesseranno mai di rimescolarsi tra loro? Ogni passo diventa così un bivio, una forbice tra il successo e la catastrofe, un labirinto per attraversare il quale è necessario consultare spasmodicamente la mappa o un oracolo. Alla luce di ciò comprendiamo perché anche un semplice biglietto per “Robot contro Wrestler” come quello offerto da Barney all’inizio della puntata Time Travelers possa scatenare un vero e proprio dubbio esistenziale in Ted: sarà una serata leggendaria o un fiasco totale? Qual è la scelta giusta per realizzare il mio destino?

E’ per cercare di dare una risposta a queste domande che fanno la loro comparsa i viaggiatori nel tempo del titolo: i Barney e i Ted tra 20 minuti e tra 20 anni, ciascuno con il proprio vaticinio e il proprio consiglio per il Ted del presente. All’abituale tavolo del MacLaren’s prende così vita un surreale dialogo tra personaggi e linee temporali diversi, tramite la voce dei quali ora il destino può parlare chiaramente: loro conoscono il futuro (il Ted tra 20 anni mostra addirittura la fede nuziale) e possono essere la mappa per orientarsi nel labirinto della sorte. Eppure la situazione è più complicata di quanto sembri, in quanto ogni versione futura dei due amici, nonostante abbiano tutte vissuto le stesse esperienze, ha opinioni diverse, tanto che sembra impossibile trovare il bandolo di questa intersecata matassa. Solo alla fine di questo marasma le parole di Barney rivelano che tutto ciò a cui abbiamo assistito nel corso della puntata è frutto dell’immaginazione di Ted, il quale ha passato la sera in totale solitudine, fantasticando su quanto avrebbe potuto invece fare, ma soprattutto interrogandosi, ancora una volta, sul suo futuro, sulla sua vita e sulla piega che vorrebbe che questa prendesse e che fatica a realizzarsi.

Così, mentre gli amici di una vita, tra figli e programmi di nozze, si stanno dirigendo a vele spiegate verso il loro destino, soltanto il Ted narratore e adulto sa che cosa avrebbe veramente voluto fare quella notte, immergendoci di nuovo in quella ambiguità tra l’incertezza dell’inscrutabilità dell’avvenire e il cieco ottimismo del sognatore (stavolta però alimentato da un narratore che già conosce la fine della storia). Egli infatti, se avesse potuto, sarebbe corso dalla sua amata, da quella donna che ha sempre conosciuto, ma che non ha ancora incontrato, per dirle che vivranno felici insieme e che, al di là di ogni possibilità logica,  vorrebbe trascorrere con lei anche quel poco tempo che ancora separa le loro strade. Per dirle, in un dialogo impossibile tra futuro e presente, che nonostante ancora non sappia se esista, dove sia, che aspetto abbia, se mai si incontreranno, già senta la sua mancanza.

E. Levinàs

Tempo e alterità in Levinàs

Nel saggio Totalità e Infinito, Levinàs, celebre filosofo vissuto nel XX secolo, colloca in una posizione centrale la nozione di tempo, dimensione fondamentale dell’uomo e della sua moralità. Per Levinàs infatti, che definisce la morale come filosofia prima, l’uomo è sempre uomo morale. E’ in questo senso che viene posta la distinzione tra ciò che il filosofo chiama, già nel titolo della propria opera, totalità e infinito: mentre la prima assume il significato di autonomia e onnicomprensività, escludendo ciò che gli è esterno e riconducendo tutto al proprio io autarchico, centro indiscusso e nozione essenziale da cui definire il mondo (affine dunque anche a ciò che chiamiamo totalitarismo), il secondo, scoprendo all’interno della totalità qualcosa di esterno ad essa, che la totalità stessa non riesce in realtà ad inglobare, si apre a ciò che è altro da sé, riconoscendolo nella sua peculiarità. Se dunque la totalità risulta imperfetta e parziale, l’infinito e l’alterità sono invece gli spazi che l’uomo abita realmente, nei quali egli, per quanto desideri chiudersi in se stesso e in una monolitica totalità, non può fare a meno di incontrarsi o scontrarsi con ciò che è completamente diverso da lui e con l’imprevedibilità di tale diversità.

Così, se l’infinito è la dimensione fondamentale dell’uomo che non può non essere morale, è nel tempo che infinito e alterità si manifestano. Definendo il tempo come aggiornamento, ovvero come possibilità di rinviare l’avvenire, come ciò che insieme mi mette in collegamento con il futuro e mi allontana da esso, Levinàs infatti riconosce in esso il vincolo insolubile dell’essere umano all’altro e al suo mistero: in quanto esseri temporali, siamo continuamente rivolti verso un futuro inconoscibile ed imprevedibile, verso dunque qualcosa che troviamo in noi stessi, ma che non è esauribile nella nostra totalità e con cui, per quanto possiamo rifiutarci, dobbiamo come per natura rapportarci. Essendo dunque l’infinito la dimensione umana, e manifestandosi esso nel tempo, la dimensione fondamentale per l’uomo risulta essere il tempo (che Levinàs definisce così infinito).

Una delle “figure” nelle quali tutto ciò si esplica è l’amore: attraverso di esso infatti, secondo il filosofo, scopriamo in noi un movimento verso qualcuno di esterno a noi, qualcuno che però non vogliamo inglobare, dominare e controllare, ma con cui piuttosto ci apriamo ad un reciproco arricchimento, in un rapporto di rispetto e reciproco riconoscimento.

Homo tempori

Il personaggio di Ted Mosby, nella puntata Time Traveleres come in molte altre occasioni ricorrenti nella serie tv, restituisce, a mio parare, molte delle sfumature della drammaticità della temporalità dell’uomo come Levinàs già la aveva pensata. Egli infatti vive sulla propria pelle, facendoci provare con lui le stesse sensazioni, le difficoltà del tempo, il quale, se da una parte getta costantemente su di noi l’ombra dell’incertezza di ciò che sarà, dall’altra è anche ciò che, rendendo imprevedibile il nostro futuro, ci apre le porte dell’imprevedibilità, dell’alterità, del nuovo e della speranza, rivelandosi in questo modo doppiamente essenziale. Così, mentre vediamo un Ted alla costante ricerca di segni, di conferme e di conforto per non perdersi nell’oscurità del destino, allo stesso tempo ne vediamo un altro incurabilmente ottimista, sempre pronto a cogliere le occasioni che quella stessa oscurità gli offre. Ciò che cogliamo dall’immaginario dialogo con i Ted e Barney dal futuro e l’altrettanto impossibile corsa verso la misteriosa amata è dunque l’importanza dell’impossibilità dell’inconoscibilità dell’avvenire, la quale, con le speranze che quest’ultimo porta con sé, costituisce una delle due facce che appartengono però alla stessa medaglia: Ted vorrebbe conoscere il proprio destino, vorrebbe qualcuno in grado di condurlo per mano verso la sua meta, ma nel momento in cui ammette di desiderare ciò per un fugace incontro la madre dei suoi futuri figli, in realtà rinuncia a tale conoscenza. Se infatti le strade dei due potranno in futuro incrociarsi, questo sarà possibile solo perché egli avrà accettato l’imprevedibilità (e con essa ogni possibile sorpresa) connaturata nel tempo, agendo in un’innocente ma tormentata inconsapevolezza. Senza tale accettazione il senso stesso della disperata corsa finale verrebbe meno, in quanto essa acquisisce il proprio valore nella sua irrealizzabilità: se non fosse impossibile, se l’arrivo di Tracy non fosse un mistero, non sarebbe nemmeno la meta tanto attesa da Ted. Da qui la paradossalità della richiesta di conoscere il destino, non perché fattualmente irrealizzabile, quanto perché, nella sua formulazione, nega se stessa.

E’ così che Ted, accettando implicitamente tutte le conseguenze della temporalità, si apre all’altro, all’imprevisto, alla speranza (incarnati, in questo caso, dall’amata Tracy), elevandosi a paradigma di homo tempori, che, ricordandoci l’essenziale coincidenza di paura e speranza nel tempo, vive l’infinito in tutte le sue molteplici sfaccettature.

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