Esegesi dell’opera di William Burroughs in due omicidi: la poetica del rimorso

William Burroughs era un uomo brillante e colto, ma era anche un assassino. Eppure non è mai stato condannato- ha espiato le sue colpe facendo quello che sapeva fare meglio: scrivere. Ed è così che è diventato il migliore scrittore del dopoguerra.

 

 

13 Agosto 1944. 6 Settembre 1951. Prima un uomo, poi una donna. Sono queste le date che segneranno per sempre la vita dello scrittore William Burroughs, destinato a diventare “l’unico scrittore veramente geniale dell’ultimo dopoguerra”. I due omicidi in cui, in un modo o nell’altro, si è ritrovato coinvolto, sono narrati rispettivamente ne “E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche” e in “Pasto nudo”.

Burroughs “Il profeta”

A consacrare all’immortalità questo rachitico di Saint Louis sono state tante cose, a partire dal suo stile di vita sregolato, la creazione del movimento Beat con Kerouac e Ginsberg, e la genialità dei suoi scritti. Eppure senza quei due giorni, senza quel sangue versato, probabilmente Burroughs non sarebbe mai stato lo scrittore che apprezziamo ora e, forse, non avrebbe mai iniziato a scrivere.

passava tutto il tempo a imparare; le cose che imparava erano quelle che considerava e chiamava “i fatti della vita”; le imparava non solo per necessità, ma per scelta.

È così che l’amico Jack Kerouac descrive William nel suo capolavoro “Sulla strada”. Ci parla di un uomo “educato e solenne, un perfetto gentiluomo, ma molto timido e sensibile”, con un appartamento a Riverside Drive e una libreria ben fornita. Burroughs aveva un Master in Antropologia preso ad Harvard e approfondì gli aspetti psichiatrici che lo interessavano nella prestigiosa scuola di Medicina di Vienna.

Dopo la laurea, i suoi genitori decisero di sostenerlo economicamente, nella speranza che prima o poi trasformasse quell’imponente carriera accademica in un impegno professionale di prestigio, e anche perché la lontananza di quel figlio omosessuale e tossicodipendente evitava molti imbarazzi per i Burroughs, al tempo una famiglia molto benestante e prestigiosa. William, liberatosi da regole e imposizioni, dedicò l’intera esistenza alle più svariate sperimentazioni, ma in diverse righe, sparse nella sua opera, trapela il dolore per una famiglia che lo riteneva scomodo.

Tra le curiosità che lo riguardano possiamo ricordare che si amputò la falange del mignolo come “rituale indiano”, è stato lui  a coniare il termine “heavy metal” nel suo romanzo “The soft machine”, sposò una donna ebrea di nome Isle Kappler per permetterle di poter avere il passaporto per gli USA e Kurt Cobain era un suo fan accanito, infatti pubblicarono una canzone assieme dal titolo “The priest: they called him”

Da sinistra: Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs, i padri fondatori della Beat Generation

 

Quando Kerouac e Burroughs si lessarono nelle loro bugie

Di fronte alla Columbia University ci sono un bar, l’Havana Central e un parco, Riverside Park. Oggi, il bar è molto frequentato da una mandria di studenti la cui maggiore preoccupazione è superare gli esami e trovare un modo per ripagare le tasse, mentre nel parco bambini e genitori trovano un po’ di quiete, rifugiandosi dalla frenetica New York in un romantico angolo incontaminato, che affaccia sulla riva del fiume Hudson. Nessuno lo ricorda, ma la storia della Beat Generation è iniziata proprio qui. Già, in quell’Havana Central, che illo tempore si chiamava “West End bar” e sui cui tavolini Jack Kerouac, Lucien Carr, Allen Ginsberg e William Burroughs passavano tempo a bere a ad ascoltare musica jazz, mentre tentavano di dare vita ad un nuovo linguaggio letterario, uno che potesse spezzare le mura della metrica preconfezionata, dove le parole potessero essere ritmo che tende alla musicalità e dove non era concepita la censura.

È proprio nell’idilliaco parco però che si consuma il misfatto. Ce lo raccontano bene Kerouac e Burroughs, che tempo dopo decidono di espiare le proprie colpe in un romanzo “E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche” scritto a quattro mani, a capitoli alterni. La stesura sarà terminata nel 1945, ma la prima pubblicazione avverrà solo nel 2008. Ciò che raccontano in poche righe potrebbe essere riassunto così: Lucien Carr, 19 anni, accoltella al petto con un taglierino da boy-scout l’amico David Kammerer, 33 anni, per poi gettarne il corpo agonizzante nel fiume Hudson; ma la storia è in realtà un po’ più complessa. Carr e Kammerer erano amanti, o meglio ancora, Carr in cambio di vari favori (un alloggio, aiuti con i test universitari e la possibilità di acquistare alcool e droga) si concedeva a Kammerer, il quale era follemente innamorato del ragazzo. Una sera, mentre si trovavano nel parco, le sue avances furono più insistenti del solito e Carr lo uccise.

“Tieni”, ha detto “prendi l’ultima sigaretta”. Mi ha offerto un pacchetto di Lucky Strike schizzato di sangue. Dentro c’era una sigaretta. “Ho appena ammazzato Al”

-“E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche”, Kerouac e Burroughs

 

È così che Carr confessa l’omicidio ai suoi due amici fidati, mostrando loro il pacchetto di sigarette insanguinato dell’amante. I due inizialmente cercano di convincerlo a confessare, ma Carr non ne ha la minima intenzione e dopo l’omicidio si reca a vedere una mostra d’arte. A causa della loro omertà sia Kerouac che Burroughs saranno accusati di favoreggiamento, ma non andranno in prigione poiché la famiglia Burroughs pagherà la cauzione.

 

Kerouac e Burroughs nell’appartamento di quest’ultimo, la foto fu scattata da Allen Ginsberg (1953)

 

È dal  desiderio di sfogare questo senso di colpa soffocante che i due scrivono il loro romanzo, e poi si separano per un po’. William decide che forse è arrivato il momento di mettere la testa a posto e mette su famiglia, sposandosi per la seconda volta con Joan Vollmer, aspirante scrittrice avente, come il marito, una naturale passione per alcol e droghe.

 

La redenzione finale

Sembra andare tutto bene fino a quando una sera, mentre cenano con degli amici, sotto l’effetto di una abbondante bevuta, Burroughs propone a Joan di mostrare che bravo tiratore fosse, ripetendo la scena di Guglielmo Tell. Senza battere ciglio, Joan, anche lei ubriaca, riempie un bicchiere di cognac e se lo mette in equilibrio sulla testa. Uno degli amici che era lì dirà poi che Joan si voltò di lato e, ridendo, disse: “Non posso guardare, sai che non sopporto la vista del sangue”.

Burroughs sparò basso e colpì Joan alla tempia, ammazzandola.

Anche questa volta non andò in prigione, restò dentro solo pochi giorni fino a quando l’avvocato procuratogli dalla sua famiglia riuscì a scarcerarlo convincendo il giudice che il colpo fosse partito in maniera accidentale, mentre l’uomo puliva l’arma, e sotto una cospicua cauzione.

Fino ad allora Burroughs non aveva ancora pubblicato nulla, ma l’urgenza, il bisogno di liberarsi del senso di colpa, di ammettere il suo errore e di essere punito pesavano su di lui. È questo il momento in cui Burroughs capisce che è la scrittura la sua vera vocazione. Parla dell’accaduto in un romanzo “Pasto nudo” generalmente riconosciuto come uno dei suoi migliori lavori.  Attraverso lo stile e il linguaggio si entra nel delirante inferno in cui si trova chi scrive e trasporta con sé anche chi legge. Furono Kerouac e Ginsberg a mettere insieme i fogli sui quali William aveva annotato pensieri insensati e deliranti che aveva composto tutto d’un fiato e nacque così “Naked Lunch”, pubblicato solo nel 1958, col quale ebbe inizio la sua fama. Burroughs si spinse fino a dichiarare che il delitto gli fu necessario per far emergere la “parte cattiva” di sé e liberarsene, in modo da poter finalmente esprimersi attraverso la creazione artistica.

Sulle mani di Burroughs, incallite dall’uso della penna, pesano due vite umane. Mentre scrive e sbava l’inchiostro sui fogli, c’è la scia del sangue di due innocenti. Eppure, William Burroughs, con i suoi altri sedici romanzi, spiana la strada alla letteratura del nostro mondo. Interprete dell’inquietudine postmoderna, tra delirio lisergico e lucida strategia culturale ha scritto pagine importanti della letteratura senza ricadere mai nei cliché . È stato profeta delle più radicali rivoluzioni artistiche della seconda metà del Novecento, dalla Beat Generation ai Cyberpunk. William Buroughs sarà pure el hombre invisible- come lo chiamavano a Tangeri durante il suo soggiorno, in quanto non lasciava mai la sua abitazione- ma è presente in ogni molecola della nostra realtà, e noi siamo figli della sua eredità.

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