Come è cambiato negli anni l’esame di maturità? Dalla riforma Gentile ai giorni nostri

L’esame di maturità si è evoluto nel corso degli anni, cambiando profondamente il suo prospetto originale. Che cosa accomuna gli studenti di oggi con i novizi dell’istituzione fascista?

 

Da quanti anni i giovani italiani affrontano l’esame di maturità?
La famigerata soglia tra adolescenza e responsabilità si è aperta anche quest’anno a mezzo milione di studenti.

Quel che sembra uno scoglio senza tempo, che accomuna tutte le generazioni del nostro Paese, non è un’istituzione così antica, deve ancora compiere cento anni di età!

Riforma Gentile del 1923

La maturità compariva per la prima volta tra i provvedimenti della riforma Gentile del 1923, ed era stata concepita come mezzo di rigida selezione per il proseguo degli studi.
Frutto di una mentalità fortemente gerarchica, soltanto i migliori avevo il diritto, ma si direbbe meglio il privilegio, di accedere all’università. Il termine ‘maturità’ acquisiva un significato più forte, soltanto chi dimostrava di aver raggiunto una solida conoscenza degli argomenti didattici poteva definirsi sufficientemente maturo per affrontare il grado successivo.
Date le premesse, non ci si può di certo aspettare una valutazione flessibile!
L’anno scolastico 1924/1925 contava malapena il 59,5% di promossi al liceo Classico e il 54,5% allo Scientifico.
Questi due erano gli unici indirizzi liceali praticabili, le altre scuole, dette ‘di avviamento al lavoro’, non consentivano l’accesso all’università.
Non deve però sorprenderci! Il corpus di prove era ragguardevole sia quantitativamente che qualitativamente.
Anello di raccordo tra ieri e oggi, la prima prova di Italiano; seguiva, per entrambi gli indirizzi, una versione di Latino ( Dal Latino all’Italiano).
A questo punto le due strade prendevano diverse direzioni: i classicisti si cimentavano in altre due versioni, Greco e nuovamente Latino (Inversamente alla seconda prova, dall’Italiano al Latino), gli studenti dello Scientifico affrontavano la Matematica e un test di lingua straniera. Fanalino di coda, l’immancabile esame orale, su tutte le materie d’indirizzo.
Ad appesantire il già gravoso carico di studio, l’idea di esaminare i discenti su tutti gli argomenti affrontati nel percorso liceale. Per evitare che potessero esserci alterazioni di giudizio, causa il rapporto tra scolari e insegnanti, gli studenti venivano mandati in una delle sedi allestite dallo Stato in tutta la Penisola; ad esaminarli una commissione di insegnanti, formata altrettanto casualmente e spedita in una delle collocazioni autorizzate.

I continui ritocchi alla riforma Gentile

La rigidità e l’eccessiva scrematura portarono i successivi ministri della Pubblica Istruzione a rivedere i principi della vecchia riforma, cercando di smussarne gli angoli più spigolosi.
Nel 1940 il ministro fascista Giuseppe Bottai abrogò l’esame, sia per la difficoltà di spostamento in guerra sia per le ripetute lamentele da parte dei gerarchi del regime per l’eccessiva difficoltà delle prove.
Dodici anni più tardi, il ministro Guido Gonella ripristinò la prova di fine anno, non dimenticando i malumori da cui era stata bersagliata. Ne alleggerì dunque il carico, limitando la valutazione ai soli ultimi due anni e nominando due commissari interni.
Così, la storia dell’esame di maturità si avvicina ai giorni nostri, seguendo un percorso tortuoso, tra riforme e ritorni alle origini, sposando una volta la causa del ‘più rigore’, un’altra della maggior flessibilità.

L’apertura della Maturità 2019

Il 19 Giugno 2019, la maturità ha festeggiato il suo novantacinquesimo compleanno attraverso il rituale tema d’Italiano. Gli studenti hanno avuto la possibilità di scegliere, nella categoria dell’analisi del testo, tra la poesia ‘Risvegli’ da ‘L’Allegria, il Porto Sepolto’ di Ungaretti e un estratto del romanzo ‘Il giorno della civetta’ di Sciascia.
Segue la ‘Tipologia B’, ovvero la produzione di un testo argomentativo, la scelta ricadeva questa volta su testi di Montanari, Sloman e Stajano. Chiudono le tracce di matrice ‘storica’, che richiedono consapevolezza e criticità verso argomenti che non ammettono banalità; un tema espositivo-argomentativo sull’uccisione del Prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e sull’esperienza del ciclista Gino Bartali, il quale eluse il rastrellamento nazi-fascista, fornendo documenti falsi agli ebrei, salvandoli dalla deportazione.
Una prova che incontra le esigenze di ogni studente, abbracciando gli spiriti più critici e riflessivi, stimolando anche i più creativi, offrendo tracce sulle quali far valere la propria opinione.

Leonardo Botticelli

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