50 anni fa nasceva Eminem, leggenda vivente del rap. Vediamo come lavora il nostro cervello quando facciamo freestyle.

Eminem è sicuramente uno dei rapper più famosi al mondo. Come tanti partì dal freestyle, ossia sfide a colpi di rap improvvisato. Analizzare quali aree del nostro cervello contribuiscano a questa pratica ci permette inoltre di capire come si strutturi il processo creativo.
Alla scoperta della creatività
Il rap-freestyle è una forma di improvvisazione musicale, in quanto il soggetto deve formare delle frasi che abbiano una logica, rispettino un ritmo preciso e siano in rima o, quanto meno, in assonanza, nel minor tempo possibile, contemporaneamente cantando.
Lo studio che vedremo e, in generale, molti degli studi che si sono concentrati su altri tipi di improvvisazione musicale, sono particolarmente interessanti agli occhi di psicologi e neuroscienziati, in quanto rappresentano un modo per investigare la natura della creatività, come questa nasca e si sviluppi, quali aree coinvolga e come possa essere sviluppata.
Uno dei metodi spesso utilizzati per “misurare” il livello di creatività (pensiero divergente) di una persona è il metodo degli usi alternativi di un oggetto, proposto da J.P. Guilford nel 1967, che consiste nel mostrare ad una persona un oggetto qualunque, chiedendo di trovare quanti più usi possibili.
Visto che però una misurazione del genere può presentare diverse variabili difficilmente controllabili, l’analisi di attività creative, come ad esempio in questo caso il freestyle, è estremamente utile per capirci qualcosa in più.
Come si improvvisa?
Uno dei modelli più influenti di improvvisazione musicale è quello di Jeff Pressing. Questo afferma che per l’improvvisazione sia prima di tutto necessaria una certa “maestria” nell’attività che si deve svolgere, quindi abbastanza pratica affinché alcuni processi cognitivi diventino automatici, lasciando quindi spazio a processi “più creativo” (pensiamo soltanto ad un rapper i cui muscoli facciali non siano abbastanza “sciolti”, e quindi debba anche concentrarsi nella pronuncia di ogni parola).
Grande importanza è inoltre data quindi alla capacità di richiamare alla mente rime precedentemente formate, ritmi e altro materiale utile all’improvvisazione attuale e la cosiddetta “memoria operativa”, ossia quel tipo di memoria che ci permette di immagazzinare informazione per un determinato compito, senza però che queste vengano ricordate a lavoro svolto (un esempio è studiare per un esame all’ultimo per poi non ricordarsi nulla appena usciti dall’aula).
Pressing sostiene anche che l’improvvisazione sia un insieme generativo e valutativo: lo stimolo non viene soltanto processato e poi riprodotto, ma viene monitorato il risultato effettivo, permettendo un continuo feedback tra intenzione e “prodotto finale”. Tutti questi processi secondo questo modello si basano quindi su processi automatizzati che richiedono il minimo sforzo cognitivo.
Idee senza freni
Nel 2012 venne realizzata una ricerca per fare chiarezza su quali zone del cervello vengano attivate (o disattivate) durante il freestyle. Così vennero selezionati dei rapper che avrebbero dovuto 1) rappare semplicemente sulla base di un testo imparato in precedenza 2) fare freestyle, quindi improvvisare su una base, mentre l’attività cerebrale veniva analizzata grazie alla risonanza magnetica funzionale.
Rispetto a quando semplicemente riproducevano un testo già conosciuto, i rapper presentavano alcune differenze a livello di attivazione cerebrale quando improvvisavano.
La differenza più marcata fu una maggiore attivazione della corteccia prefrontale mediale, che gioca un ruolo fondamentale nel pensiero creativo, richiamo della memoria, strategia e capacità di spostare l’attenzione, il che ha perfettamente senso.
Ciò che invece sorprese i ricercatori fu una marcata riduzione dell’attività della corteccia prefrontale dorsolaterale, area legata alla valutazione e conseguente monitoraggio/censura dei pensieri. Quindi, se normalmente uno stimolo proveniente dalla corteccia prefrontale mediale doveva essere “approvato” dalla corteccia prefrontale dorsolaterale, durante il rap freestyle questo passava più o meno indisturbato. Ciò significa che durante il freestyle la creazione di nuove idee è molto incentivata, in quanto non deve più sottostare ad un controllo interno.
Oltre a questo, è stata evidenziato come durante il freestyle le aree coinvolte non si attivino e disattivino indipendentemente, ma sia collegate tra loro. Durante questo processo infatti viene attivata anche l’amigdala, parte del cervello capace di processare emozioni forti, come paura e pericolo.
Si verificò inoltre una forte lateralizzazione, in quanto le aree più attive si trovavano nell’emisfero sinistro, mentre quelle che presentavano una diminuzione dell’attività in quello destro. Nella parte destra inoltre risultarono più attive le aree legate al linguaggio e al controllo motorio, probabilmente dovuto alla rapida selezione ed articolazione di possibili parole che devono rispettare rime e ritmi.
