Un’accurata ed acuta riflessione è scaturita dall’articolo di Baricco che ha parlato di élite e popolo su La Repubblica, non solo per quanto scritto da lui ma anche per il dibattito che è stato in grado di generare.

In sintesi, la sua idea è che le élite (formate soprattutto da persone ipercompetenti come medici o insegnanti universitari) debbano darsi da fare, da troppo tempo adagiate nei loro privilegi, per recuperare un mondo ormai lasciato al triste destino dei facili populismi.
Dice Baricco che il patto che sussisteva tra élite e “gente” è andato in frantumi, un patto secondo il quale la prima si occupa di costruire un mondo migliore del quale anche il popolo (che spesso la delega) possa beneficiare.

Secondo Baricco, le masse si sono molto infastidite soprattutto per via della crisi economica: le élite prima non sono state in grado di prevederla, poi hanno faticato a prendersene la responsabilità ed infine hanno gettato la spugna con gran dignità scaricando tutto sui sacrifici del popolo.

La frustrazione del popolo, di conseguenza, è andata a incanalarsi direttamente nel web, che secondo l’autore ha permesso alla maggior parte della gente di fare ciò che un tempo era un’esclusiva delle élite: esprimere la propria opinione, accedere a tutte le informazioni possibili, eccetera.

Una delle risposte più efficaci all’articolo di Baricco è stata quella di Mazzucato sempre su La Repubblica.
La sua tesi principale è che le migliorie compiute dalle élite siano comunque sempre state realizzate sotto la pressione costante della massa. Insomma: dietro una grande élite c’è sempre una grande massa (che esige diritti).
In suo favore, cita ad esempio tutti gli avanzamenti conquistati nel campo dei diritti dei lavoratori, dell’ecologia, del sistema sanitario nazionale e poi ‘si potrebbe andare avanti per pagine‘, sostiene Mazzucato.

È pur vero però quanto afferma Luca Sofri sul Post, ovvero che la tesi di Mazzucato e quella di Baricco viaggiano su definizioni di élite differenti e parallele: per Baricco le élite sono le persone competenti che devono operare in favore delle masse, per Mazzucato le élite sono sostanzialmente inutili se non quando si tratta di negare diritti al popolo, salvo poi garantirglieli quando la situazione sociale si fa pesante.

La centralità di internet in tutto questo discorso è evidente: se Baricco sostiene che internet è il posto in cui le masse trovano il potere, Mazzucato afferma che è proprio lì che le élite possono riuscire a fortificare le loro istituzioni, citando la Casaleggio che ‘controlla’ il Movimento 5 stelle o che almeno: “può farne ciò che vuole“, ma anche Facebook che si ritrova ad essere uno “strumento di manipolazione collettiva” creato per “interessi economici precisi”.

Un ulteriore voce ad ampliare questo già nutrito dibattito è stata quella di Emanuele Coccia, maître de conférences all’École des Hautes Études di Parigi. Nell’intervista uscita su La Repubblica, egli sostiene che l’antitesi élite-popolo al giorno d’oggi non corrisponda alla realtà: un po’ perché l’élite europea non è élite: non è in grado di guidare nulla poiché non si trova ‘ai posti di comando dello Stato né dell’economia’, un po’ perché il popolo non è popolo:  “i gilets jeunes, per stare alla situazione francese, non sono il popolo: non ci sono migranti, non ci sono neri, non ci sono maghrebini, sono tutti piccolo-borghesi francesi, proprietari di piccola impresa. Bianchi, eterosessuali, spesso omofobi, antisemiti, spalleggiati dall’élite intellettuale antimacroniana.”

Charly Triballeau, AFP

 

Generalmente tutte le conclusioni vertono sul non smettere di leggere ed educarsi meglio per avere un istruzione di qualità e rimodernare i mezzi di istruzione come le scuole e le università, investendo soprattutto nei settori della cultura e della ricerca.
Nel frattempo potrebbe essere divertente e finanche utile, guardarsi intorno e confrontare le idee di tutti per cercare di ottenere una sintesi produttiva e funzionale alle nostre esigenze.

Simone Zaccaro
@abbaiandosudovest

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