Videogames: da intrattenimento a dipendenza passando per la biochimica

Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a un crescente sviluppo per quanto riguarda l’intrattenimento videoludico: abbiamo scongiurato invasioni aliene, ci siamo resi complici di una palla gialla affamata dentro un labirinto, siamo stati catapultati in innumerevoli scenari bellici. Siamo passati da giocare in contesti sociali, come i bar o le sale giochi, a contesti privati, comodamente seduti in camera nostra con le console di ultima generazione.

Immagine tratta dal popolare gioco Space Invaders (https://news.game.co.uk)

La domanda che negli ultimi tempi ci siamo posti è: quest’attività ricreativa può evolvere come dipendenza? L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il concetto di dipendenza patologica come “quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivata dall’interazione fra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comportano sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico allo scopo di provare i suoi effetti psicologici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione”. Indubbiamente negli ultimi anni si è assistito a un aumento esponenziale delle persone coinvolte nel videogioco, di entrambi i sessi e di qualsiasi fascia di età. Secondo una ricerca dell’AESVI (Associazione Editori Sviluppatori Giochi Italiani) 50,2% della popolazione italiana di età superiore ai 14 anni videogioca e il 38% lo fa tutti i giorni. Cosa succede nel nostro corpo quando viviamo in una condizione di totale assorbimento dal gioco? Esiste un’importante correlazione tra la dopamina e questo tipo di dipendenza.

Che cos’è la dopamina?

Struttura dopamina
Struttura chimica della dopamina.

La dopamina è un neurotrasmettitore, ovvero una sostanza che veicola lo scambio di informazioni tra i neuroni tramite le connessioni sinaptiche. Così come adrenalina e noradrenalina, appartiene al gruppo delle catecolamine, sostanze responsabili di cambiamenti fisiologici aspecifici che preparano il corpo per un’attività fisica immediata (reazione fight-or-escape, letteralmente combatti-o-scappa). Tra i cambiamenti corporei annoveriamo l’aumento della pressione sanguigna, un incremento della frequenza cardiaca e respiratoria, aumento della concentrazione di glucosio nel sangue e altre reazioni a livello del Sistema Nervoso.

Perché si parla di dipendenza

La dopamina dunque viene maggiormente prodotta in presenza di stimoli ambientali ma gioca anche un ruolo fondamentale in molte patologie e condizioni cliniche: una persona dipendente da cocaina, per esempio, avrà una concentrazione di dopamina maggiore rispetto a coloro che non ne fanno uso. È noto ormai come l’assuefazione da una specifica sostanza causi la richiesta di aumento della dose per raggiungere la medesima soddisfazione, poichè con il passare del tempo il corpo si abitua al livello raggiunto e ne richiede un incremento graduale. L’analogia tra dipendenza da droga sintetica e da videogioco si nota nel momento in cui il videogiocatore ricerca un livello di gioco più complesso, avversari più forti o semplicemente videogiochi più immersivi e realistici. Allo stesso modo però, molte altre pratiche come lo sport e l’attività sessuale, universalmente riconosciute come benefiche se affrontate nel modo corretto, comportano un aumento delle catecolamine circolanti. Tuttavia non sono pochi i casi di dipendenza da attività di questo tipo (come nel caso della ninfomania) e sono quasi sempre associati ad un eccesso. Negli individui dipendenti si è notato che il meccanismo che regola questo neurotrasmettitore è alterato, ovvero il soggetto tende a voler ripetere la medesima azione in una continua ricerca della sensazione di gratificazione provata, con conseguenti livelli più elevati di questa molecola.

Il parallelismo tra droghe e videogiochi è corretto?

Si e no. Ipotizzando che la dipendenza in questione sia correlata alla dopamina prodotta durante le sessioni di gioco, è imputabile ad essa la sensazione di euforia crescente che accompagna l’esperienza di gioco e che ci porta a ricercarne sempre di più. D’altronde è una molecola strettamente correlata al piacere. La vera domanda è: come mai? Non lo sappiamo ancora. Ci sono alcuni studi che dimostrano come si alzino i livelli di questo neurotrasmettitore in soggetti dipendenti da videogiochi (analogamente a quanto succede con alcune droghe sintetiche o con l’abuso di alcol), ma al momento non sappiamo se si tratti di una dipendenza da dopamina, o se siamo in presenza di un’alterazione patologica  che comporta l’ossessivo bisogno di continuare a giocare.

Sicuramente, in soggetti sani, non è sbagliato rivolgere l’attenzione verso questa particolare azione ricreativa ma è importante farlo con la consapevolezza che essa possa condurre a importanti cambiamenti fisiologici, i quali a lungo andare possono diventare dannosi per il nostro organismo e la nostra vita sociale. Non dimentichiamo infatti che la virtù sta nel mezzo.

Vanessa Ganci

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