El Dia de los muertos messicano e la morte in Marco Aurelio: due miti a confronto
Altare commemorativo messicano in onore della festa dei morti

 El Dia de los muertos messicana e la concezione filosofica della morte in Marco Aurelio a confronto tramite l’analisi delle due concezioni, come monito a sfatare questo suo mito negativo

 

Nel Viaggio nella conoscenza nel mondo della tradizionale festa messicana in ricordo dei morti, un incrocio di tradizioni pre e post colombiane tra tradizioni e credenze pagane e cattoliche

La festa dei morti messicana e il cartone Coco della Disney del 2017

El Día de los muertos è una celebrazione tipica messicana ma, tenendosi più sulla linea culturale latino-americana,  può denominare anche festa mesoamericana relativa al ricordo dei defunti; è una celebrazione di origine precolombiana, ha luogo nei primi giorni di novembre ( le celebrazioni hanno inizio in concomitanza con Halloween) e coincide con la commemorazione cattolica dei defunti. La versione messicana è vla più vnota, ma esistono nel continente sudamericano celebrazioni simili, come il giorno delle anime in Brasile, anche se in questo caso non si tratta di tradizioni precolombiana, ma molto più vicine a noi. Le celebrazioni di questa festa si estendono in più giorni che di solito cadono tra il 28 ottobre e il 2 novembre, commemorano i defunti per tipo di morte ed età in giorni prestabiliti: per esempio il 28 ottobre alcune comunità celebrano i morti per incidente e suicidio, con apposizione di fiori e candele sul luogo dove la morte è avvenuta. La festa viene celebrata con musica, bevande e cibi tradizionali dai colori vivi, combinati a numerose rappresentazioni caricaturali della morte. Ultimamente, per esorcizzare e far conoscere meglio questo aspetto della cultura messicana, la Disney ha trattato tale festa in uno dei suoi ultimi film di animazione Coco nel 2017, nel 2018 poi vincitore di due premi Oscar come miglior film d’animazione e miglio canzone con Remember me; Coco racconta la storia del giovane Miguel Rivera che ha un sogno: diventare un musicista famoso almeno tanto quanto il suo idolo Ernesto de la Cruz ma non capisce perché in famiglia sia severamente bandita qualsiasi forma di musica, da generazioni. Desideroso di dimostrare il proprio talento, a seguito di una misteriosa serie di eventi ovvero rompere la foto di nonna Imelda e cercare in tutti i modi di partecipare ad un contest musicale , Miguel finisce per ritrovarsi nella sorprendente e variopinta Terra dell’Aldilà, dopo aver rubato la chitarra di Ernesto de la Cruz, poiché credeva di essere il suo pro-prinipote. Lungo il cammino, si imbatte nel simpatico e truffaldino Hector; insieme intraprenderanno uno straordinario viaggio alla scoperta della storia, mai raccontata, della famiglia di Miguel, alla fine del film si scopriranno due cose fondamentali per far ritrovare la pace all’anima di Hector: l’inganno compiuto da De la Cruz e la sua parentela con Hector.

I protagonisti di Coco

Marco Aurelio e la sua allegoria della morte in filosofia

Marco Aurelio fu imperatore di Roma tra il 161 d.C. e il 180 d.C., di formazione stoica sono famosissimi i suoi scritti in greco dove si può cogliere tutta la sua riflessione su alcuni nodi cruciali della vita. Nella sua mente infatti ricorre spesso anche il pensiero della morte: questi pensieri, anche se qualche volta apparentemente staccati, sereni, hanno venature di paura, presentano le caratteristiche tipiche di una patologica insicurezza che potrebbe aver radice nella morte prematura del padre e nella conseguente infanzia ricca ma trascorsa con una madre severissima e con precettori che già a dodici anni lo costringono allo studio della filosofia violando i tempi di maturazione della sua identità. Il dubbio lo tormenta, lo attanaglia l’horror vacui dell’ignoto “dopo”. E gioca sul filo dell’illusione, travolto dall’emotività che l’insegnamento di Apollonio non ha sradicato. La caratterizzazione dell’opera filosofica di Marco Aurelio è data dal contrasto tra due aspetti: la conquista della serenità interiore e il senso di malinconia che aleggia in quelle pagine, traducendosi spesso in cupe meditazioni sul tempo e sulla morte; consapevole di essere l’ultimo dei grandi Cesari, Marco Aurelio registra lucidamente i segni premonitori dell’imminente declino dell’impero, tanto più che i grandi imperatori del passato sono solo fantasmi inghiottiti dal baratro dei secoli.

La statua in bronzo di Marco Aurelio

 

La visione della morte oggi e come noi moderni l’affrontiamo

La morte per noi contemporanei è qualcosa di paradossale: pur essendo uno dei momenti più significativi nella vita di una persona, perché la conclude e perché intorno ad essa il pensiero ha elaborato riflessioni e rappresentazioni a non finire, non è traducibile in alcuna esperienza. Alla fine anche essa è un’esperienza di vita: in tal senso noi oggi diamo molta più importanza al dolore, perché di questo noi ne possiamo conservare il ricordo, che poi può servirci per sopportare meglio il dolore la volta successiva. Nel corso dei secoli le correnti di pensiero filosofiche hanno considerato l’attimo della morte come quello più importante dellanostra vita ( vengono racchiuse nel filone irrazionalità della filosofia). Le civiltà che smettono di credere nei valori umani concludono la loro esistenza nella maniera più tragica possibile: distruggendo altre civiltà e in sostanza autodistruggendosi. Il cercare di miticizzare ed esorcizzare la morte con festività e ricorrenze gioiose ad oggi è il modo migliore per far conoscere questo passaggio quasi obbligatorio ai più piccoli e serve anche a noi grandi per ricordarci di non avere paura di fronte a questo evento. La religione, le tradizioni e le feste che vi si collegano sono parecchie e noi dovremmo imparare a non criticarle, anzi ad accogliere questa nostra amica (San Francesco docet) , nel miglior modo possibile.

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