Edipo: da un mito ad un complesso infantile. Sofocle e Freud ce lo illustrano

Siamo nel 430-420 a.C circa e Sofocle mette in scena una delle sue tragedie più famose. Nel 1897, Freud ha un’ipotesi sullo sviluppo che cambierà il mondo della psicoanalisi.

Complesso di Edipo e l’attrazione per la madre.

Più o meno tutti abbiamo sentito parlare del famoso complesso edipico infantile, ma sappiamo perché Freud gli diede questo nome? Soprattutto, cosa comporta? Scopriamolo attraverso la tragedia di Sofocle, ripresa a sua volta da un vecchio mito, e analizziamo insieme il famoso conflitto freudiano.

“Questo giorno ti darà la vita e ti distruggerà!”: l’oracolo lo aveva predetto

Prima di Sofocle, un famoso mito greco parla della storia di Edipo, ma è solo grazie al “ciclo tebano” che il pathos colpisce lo spettatore, che non può che provare pena per Edipo e la sua storia. La storia di Edipo, a dire il vero, inizia ancora prima della sua nascita, con suo padre Laio, re di Tebe, che chiede all’oracolo di Delfi una profezia, preoccupato per l’infertilità di sua moglie. Tiresia avverte il re che l’infertilità è solo una fortuna: se un giorno avrà un figlio, infatti, Laio sarà ucciso da esso che, in seguito, sposerà la sua attuale moglie Giocastra, regina di Tebe. Tuttavia, Giocasta rimane comunque incinta di Laio che, nove mesi più tardi, decide di affidare suo figlio a un servo perché gli bucasse i piedi con una cinghia per lasciarlo legato nei boschi e farlo divorare dagli animali. Il servo, però, provando pena per quel bambino, lo diede ad un pastore, che lo portò a Corinto, dove venne adottato dai sovrani. Anni dopo, il bambino, ormai diventato un adulto con il nome di Edipo, decide di recarsi allo stesso oracolo in cui si recò il padre anni prima per chiedere del suo destino. L’oracolo di Delfi gli dà la stessa previsione che diede a Laio anni prima: egli ucciderà suo padre e sposerà sua madre. Spaventato, Edipo decide di lasciare per sempre Corinto al fine di non far avverare la profezia.

Raffigurazione di Edipo appena giunto a Tebe.

Fermo, Edipo! Al fato non si fugge

Edipo, lungo il suo cammino, incontra un carro che pretende di aver ceduta la strana occupata dai suoi cavalli. Non cedendola al cocchiere, inizia un lungo litigio, che culmina con la morte del cocchiere e dell’uomo da esso accompagnato: il sovrano di Tebe, Laio, e vero padre di Edipo. Così, la prima profezia si avvera. Giunto a Tebe, Edipo libera la città dalla piaga della Sfinge, che poneva agli abitanti un indovinello per poi divorarli. Edipo riesce a sconfiggere la sfinge rispondendo correttamente agli indovinelli e, per premiarlo, Giocasta e suo fratello Creonte gli offrono il trono di Tebe. Così, anche la seconda profezia si avvera, ed Edipo sposa sua madre Giocasta, inconsapevolmente. Anni dopo, Tebe è succube di una nuova piaga, una pestilenza cui solo l’oracolo di Delfi può rivelare la soluzione. Creonte decide di recarvisi, scoprendo che la pestilenza è una punizione divina per la morte di Laio e solo esiliando o uccidendo il suo assassino la città può essere liberata. Edipo, venuto a sapere della profezia, convoca Tiresia, l’indovino, che afferma che è Edipo stesso l’assassino. Pensando ad una cospirazione, Edipo cerca il colpevole dell’omicidio, promuovendo un editto contro di esso, mentre Giocasta cerca di tranquillizzarlo, affermando che l’oracolo può anche aver sbagliato. Infondo, predisse a Laio che sarebbe morto per mano di suo figlio, ma è morto per mano di un ignoto sulla strada per Corinto. Bene, a questo punto Edipo ci mette veramente poco a fare 2+2 e, attraverso testimonianze varie, riesce a capire che il fato si è avverato: egli ha ucciso il suo vero padre e sposato sua madre. La fine è più che tragica. Giocasta si impicca, mentre Edipo si acceca e si auto-esilia, mentre la sua colpa passa ai suoi figli, che, alla fine della trilogia, espieranno la colpa del padre.

Dipinto che illustra Edipo dopo esseri accecato.

Veniamo alla psicoanalisi: quando si ha un complesso di Edipo?

Tranquilli, Freud non si aspetta che uccidiamo nostro padre e sposiamo nostra madre. Non sono le azioni pratiche che contano per lui, quanto i pensieri. Pensieri che, ovviamente, noi non possiamo ricordare. Facciamo due passi indietro: Freud pensa che, durante la crescita, i bambini passino in rassegna vari stadi per lo sviluppo psicosessuale, ognuno con una zona erogena specifica dove risiede la libido. Le fasi sono: la fase orale (che dura fino ai primi 18 mesi di vita e ha come zona erogena la bocca), la fase anale (dai 18 ai 36 mesi e ha come zona erogena l’ano), la fase fallica (dai 3 ai 6 anni circa e ha come zona erogena le zone genitali femminili e maschili), la fase di latenza (che dura fino alla pubertà, in cui la libido è “dormiente”) e la fase genitale (che consente di sviluppare relazioni significative con il sesso opposto e la libido si concentra nuovamente nelle zone genitali). Ogni fase va superata dopo alcuni conflitti, e il complesso Edipico è uno dei conflitti da superare per passare dalla fase fallica al periodo di latenza. Attenzione! Esiste anche il corrispettivo femminile del complesso di Edipo, cioè il complesso di Elettra. Parliamone in breve!

Complesso di Edipo e l’attaccamento del figlio alla madre.

Spieghiamoci: cosa comportano questi due complessi?

Nonostante abbiano caratteristiche simili, complesso di Edipo e complesso di Elettra sono molto diversi tra di loro. Il complesso di Edipo, conflitto maschile, prevede una competizione inconscia con il padre. Il bambino, infatti, vedendo nella madre la fonte dei suoi appagamenti primari (come la nutrizione), desidera averla tutta per sé, allontanandosi dal padre perché suo rivale in amore. Diventa possessivo nei confronti della madre, richiedendo sempre di più gesti che non riguardano più i propri appagamenti primari, come carezze, abbracci, attenzioni– fisiche e non- tra le più svariate. Durante la seconda fase del complesso, chiamata “paura della castrazione“, il bambino inizia a temere che il padre, percependo il suo odio e geloso delle attenzioni della madre, voglia castrarlo. Capendo, inoltre, che il desiderio di possedere la madre non sia fattibile, interiorizza il divieto, venendo a generare il Super-Io, cioè la componente mentale in cui si trovano le regole sociali impartite a partire dal contesto familiare. Per superare il complesso di Edipo, il bambino si identifica con il padre, iniziando a attuare comportamenti simili ai suoi per avvicinarsi all’idea di possedere la madre. E il complesso di Elettra? Il complesso di Elettra prende spunto dal mito greco di Elettra, figlia di Agamennone, che vendicò la morte del padre per opera della madre Clitemnestra. Elettra istigò il fratello Oreste ad uccidere Clitemnestra ed il suo amante Egisto. Tuttavia, questa volta è Euripide a mettere in scena l’opera, caratterizzando il personaggio di Elettra più di quanto il mito facesse in precedenza. Il complesso di Elettra, conflitto femminile, anch’essa presente tra la fase fallica e la fase di latenza, prevede che la bambina provi rabbia verso la madre perché sprovvista del pene. Per compensare la mancanza del pene, concentra il suo desiderio sessuale nei confronti del padre, diventando ulteriormente gelosa della madre perché lo possiede. Come nel complesso di Edipo, la bambina si identifica con la madre per “possedere il padre”, attuando, nel contempo, lo spostamento, un meccanismo di difesa che le permette di spostare, appunto, il desiderio sessuale da suo padre agli uomini in generale. Sia i bambini che le bambine che non hanno superato correttamente questi conflitti, da adulti avranno problemi a rapportarsi con il sesso opposto e, nei casi più gravi, contribuendo allo sviluppo di alcuni disordini psichici.

Elettra ed Edipo rappresentati insieme.

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