Ecco tre cose che forse non sai sul Dolce Stil Novo

Lo abbiamo studiato tutti, ma se non fosse mai esistito? Ecco tre interessanti curiosità sulla ricostruzione del Dolce Stil Novo.

Lo troviamo su tutti i manuali scolastici, e anche i meno appassionati alla letteratura sanno senza dubbio di cosa si tratta. Chiunque si ricollegherebbe a Dante, e anche senza servirsi di eccessivi tecnicismi e senza fornire precisi dettagli letterari o filologici, parlerebbe di sublimi versi d’amore. Il Dolce Stil Novo è parte del nostro canone e del nostro senso comune, insieme a un vastissimo patrimonio di immagini e di concetti che giungono a noi dall’universo letterario composto dai versi di Dante Alighieri. Eppure, tanti sono i nodi del dibattito ancora aperto tra gli studiosi: prendiamone in esame alcuni:

1. E se non fosse mai esistito?

La locuzione Dolce Stil Novo risale alla Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis (1870) e così entra nella storiografia letteraria, per indicare un gruppo di poeti di fine ‘200 con una chiara e innovativa coscienza artistica. La terminologia di cui si serve il critico letterario è ripresa dai versi di Dante del canto XXIV del Purgatorio: incontrato il poeta lucchese Bonagiunta Orbicciani, Dante gli parla del modo in cui scrive e quello riconosce un “Dolce Stil Novo” segnato da un diverso modo di procedere rispetto a quello della sua generazione poetica.  A partire dalla canonizzazione, da parte di De Sanctis, di una vera “scuola” di poeti con una coscienza artistica ben chiara, i punti su cui la critica si è interrogata e ancora si interroga, sono molteplici. È corretto isolare nella storia della poesia italiana di fine ‘200 e inizio ‘300 un gruppo di poeti che si riconosce in una poetica condivisa? C’è chi suppone che il Dolce Stil Novo possa essere frutto di una tarda interpretazione eccessivamente influenzata da una errata interpretazione dei versi di Dante, e chi invece è fermamente convinto sulla individuazione di un modo di poetare cosciente  e preciso che ha segnato la più viva stagione poetica della nostra letteratura. Ciò a cui si conviene, comunque, allo stato attuale del dibattito, è che questo sia tanto vivo e tanto segnato da voci e testi differenti da rendere necessario il suo mantenimento nella canonizzazione, sia anche, con le dovute precisazioni, per scopi pratici.

2. Il ruolo di Dante

È lecito utilizzare i versi danteschi in funzione di una ricostruzione letteraria? Su questo interrogativo verte un altro significativo snodo della critica sul Dolce Stil Novo. In merito alla poetica che segna quello che sarebbe il Dolce Stil Novo, Dante nella Commedia affermava di scrivere sotto i dettami d’amore. Francesco De Sanctis, nella sua critica che canonizza lo Stil Novo, afferma che quanto Dante dice di sé sarebbe più corretto da applicare alla poesia di Guido Cavalcanti, che il poeta definisce come il primo poeta italiano degno di questo nome. Il filologo Vittorio Rossi, nel 1930, segna invece una differenza tra uno stil novo che è proprio di un determinato modo di poetare e un dolce stil novo che caratterizza propriamente i versi di Dante. Quanto all’individuazione di una scuola, anche qui si ricorre alle parole dantesche che tuttavia non fugano i dubbi. Quando parla della poetica dettata da Amore, Dante-personaggio parla al singolare (I’ mi son un), ma nella risposta di Bonagiunta, scritta naturalmente da Dante-autore, si riconosce un plurale che distingue la generazione poetica del primo da quella del secondo. La tendenza più diffusa, ad oggi, tiene conto di un comune senso poetico che, ben descritto da Dante, appartiene a una serie di autori con piena coscienza artistica.

3. Gli stilnovisti

Ammesso che vada riconosciuta una viva realtà poetica, sia per convenzione canonica sia per convinzione critica, chi ne è stato protagonista? De Sanctis include Guido Guinizzelli, Cino da Pistoia, Guido Cavalcanti e Dante stesso. In una antologia del 1906, poi, con lo scopo di includere anche le testimonianze minori di quella poetica vengono prese in considerazione le voci di Lapo Gianni, Dino Frescobaldi, Guido Orlandi e Gianni Alfani.

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