Nel corso dei secoli il panorama scolastico italiano ha conosciuto l’introduzione di nuove leggi e regolamentazioni.

Nel tempo il mondo dell’istruzione italiana è stato aggiornato in risposta ai cambiamenti storici e sociali. Esploriamone il corso degli eventi, facendo riferimento alla lista delle leggi più importanti che sono state introdotte su questo tema.
Legge Casati
La legge del 13 novembre 1859 n. 3725, anche nota come legge Casati, venne proposta dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Francesco Casati. Essa è considerata come uno dei pilastri fondamentali della regolamentazione del sistema scolastico italiano. Il suo testo ha previsto l’obbligo scolastico fino all’età di 8 anni e ha disciplinato il campo dell’istruzione dividendolo in 4 anni comprensivi di due cicli, uno inferiore e uno superiore, entrambi della durata di due anni. Essa riconosceva allo Stato il compito di dirigere il campo dell’istruzione pubblica, attribuendo la gestione delle scuole ai Comuni. Gli enti privati potevano comunque fondare degli istituti scolastici, ma non si vedevano riconosciuta la possibilità di ufficializzare i diplomi. L’obbligo scolastico faceva riferimento al primo grado, che era gratuito, e durante il quale venivano impartiti insegnamenti di base, quali imparare a leggere e scrivere, a cui si aggiungeva l’insegnamento obbligatorio della religione. Gli istituti di istruzione elementare erano presenti nelle città che contavano almeno 4.000 abitanti. Sebbene abbia costituito un passo in avanti importante, la legge Casati non aveva disciplinato il rilascio di un attestato che certificasse le capacità sviluppate nel biennio, così come fu difficile per molti comuni, a causa delle scarse risorse finanziarie, garantire l’apertura e il mantenimento delle scuole. Le zone rurali furono particolarmente colpite, e in tali aree rimase il tasso di abbandono della scuola, o addirittura del mancato avvio all’istruzione, rimase molto alto. Un altro aspetto che fu molto criticato fu che la legge Casati non riuscì a sanare l’aspetto dell’analfabetismo nella zona del Mezzogiorno, dove vi erano poche scuole e spesso le classi contavano un numero di alunni eccessivamente elevato che complicava molto le possibilità di insegnamento e di conseguenza di apprendimento.
Legge Coppino
La legge 15 luglio 1877 n. 3961, ovvero la legge Coppino, fu proposta dal ministro Michele Coppino e introdusse maggiori elementi. Innanzi tutto, portò l’istruzione elementare da 4 a 5 anni. Essa disciplinò anche una serie di sanzioni per le famiglie che disattendevano tale obbligo impedendo ai figli di dare avvio al proprio percorso scolastico. A livello normativo, i Comuni rimanevano le istituzioni di riferimento. Venne inoltre implementato il programma di studio, inserendo nozioni più approfondite nel campo della matemaica e della lingua italiana. Coppino previse l’inserimento nel programma di studio anche della ginnastica e dell’educazione civica, un aspetto che venne aspramente criticato, in quanto la formulazione della legge non lasciava intendere se i due insegnamenti dovessero sostituirsi o meno a quello della religione. In generale comunque, a seguito della sua entrata in vigore, il livello di analfabetismo italiano riuscì a diminuire.
Riforma Gentile
La riforma Gentile, introdotta dal ministro dell’istruzione Giovanni Gentile nel 1923 , ha previsto una differenziazione di tipo elitario. Faceva difatti riferimento da un lato al percorso liceale, a cui potevano accedere i giovani appartenenti ai ceti abbienti, e dall’altro all’istruzione tecnica e professionale, pensata invece per coloro che facevano parte della piccola borghesia. Essa estese l’obbligo scolastico fino ai quattordici anni e introdusse profonde modifiche: prevedeva cinque anni di scuola elementare uguale per tutti i bambini, la distinzione tra istituti femminili e maschili e il riconoscimento dell’obbligatorietà dell’insegnamento della religione, considerato come “fondamento e coronamento dell’istruzione elementare in ogni suo grado“, al quale era possibile sottrarsi solo in caso in cui tale insegnamento fosse impartito dalla famiglia stessa. La riforma Gentile disciplinò la distinzione tra vari percorsi di studio, tra cui: ginnasio (dalla durata di 5 anni, che si dividevano in tre anni di corso inferiore e due anni di corso superiore. Esso dava accesso al liceo), liceo scientifico (dalla durata di 4 anni), liceo femminile (triennale), istituto tecnico (suddiviso in corso inferiore e corso superiore, entrambi quadriennali), istituto magistrale (con un corso inferiore quadriennale e un corso superiore trieannale. Esso era previsto per preparare i futuri maestri di scuola elementare) e la scuola complementare di avviamento professionale (dalla durata triennale. Al suo termine non era permesso iscriversi ad un’altra scuola).
Riforma Berlinguer
La riforma Berlinguer faceva parte della legge del 10 febbraio 2000, n. 30. Essa distingueva: ciclo primario (dalla durata di 8 anni e comprensivo di elementari e medie. Esso era orientato a formare la personalità dello studente con particolare attenzione agli insegnamenti di tipo fondamentale) e ciclo secondario (che si basava sull’obiettivo di rafforzare le competenze già acquisite, in modo da poter sviluppare le conoscenza necessarie per avviarsi verso l’università o il mondo del lavoro. Il ciclo secondario si articolava in più settori, tra cui quello umanistico, quello scientifico, quello tecnico, quello artistico e quello musicale).
Riforma Moratti
La riforma Berlinguer venne abrogata dalla successiva riforma Moratti, la legge 28 marzo 2003 n.53, che prese il nome dalla ministra della Pubblica Istruzione Letizia Moratti. Essa suddivideva: Scuola dell’infanzia (che permetteva l’iscrizione ai bambini di almeno 28 mesi), Scuola primaria, Scuola secondaria di primo grado (con esame al terzo anno), Scuola secondaria di secondo grado (con alternanza scuola-lavoro negli istituti professionali, con la possibilità cambiare indirizzo dopo aver conseguito un esame integrativo sulle materie non presenti nella scuola precedente) e Università (con idoneità scientifica nazionale introdotta tre anni più tardi).
Riforma Gelmini
Venne introdotta da Mariastella Gelmini nel 2008 e prevedeva: l’introduzione del liceo delle scienze umane e di quello musicale, l’insegnamento obbligatorio dell’inglese durante tutti e 5 gli anni della scuola secondaria di secondo grado, la reintroduzione del “maestro unico” nella scuola primaria, la valutazione numerica decimale nella scuola di secondo grado, la reorganizzazione dei licei, degli istituti tecnici e di quelli professionali.
La Buona Scuola
Con la legge 13 luglio 2015 n.107, anche detta legge della Buona Scuola, promulgata durante il governo di Matteo Renzi, vennero introdotte ulteriori modifiche al sistema scolastico. I dirigenti scolastici acquisirono maggiore importanza e venne conferita maggiore rilevanza all’alternanza scuola-lavoro, introducendola in ogni percorso di studio degli istituti superiori. Ha inoltre previsto maggiore possibilità d’intervento in riferimento agli insegnamenti, permettendo negli ultimi tre anni di scuola superiore di poter affrontare e intraprendere percorsi specifici percepiti con particolare importanza ed attenzione da parte dei docenti.