Che sia vero o meno che questo è l’anno dell’Italia, Calvino e Pasolini sarebbero senza dubbio ad esultare davanti alle immagini dei nostri trionfi. Ecco il loro legame con i giochi olimpici.

I Giochi Olimpici che si stanno svolgendo a Tokyo in questi giorni hanno una magia in più per tutto il mondo. Li abbiamo attesi a lungo, una volta costretti a rimandarli a causa del Coronavirus. Li stiamo guardando da casa, tutti quanti, perchè il virus c’è ancora. Maggiormente rispetto alle altre edizioni, i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 rappresentano quell’abbraccio tra le nazioni del mondo che ad oggi ci è purtroppo vietato.
L’Italia a Tokyo 2020
Se è vero che Tokyo 2020 sia speciale per tutto il mondo, per l’Italia lo è forse un po’ di più. Giungendo dopo la vittoria all’Eurovision e quella agli Europei di calcio, infatti, le medaglie conquistate dagli atleti italiani completano il quadro dell’orgoglio nazionale che ha preso forma più che mai negli ultimi mesi e che contribuisce a un acceso spirito di nazionalismo che accomuna i già calorosissimi italiani. Che sia veramente l’anno dell’Italia?

L’Italia supera se stessa
Vanessa Ferrari, già nota al pubblico per la tenacia nonostante ogni difficoltà, ha qualche giorno fa vinto l’argento nella ginnastica artistica, raggiungendo quella medaglia che ha portato l’Italia a battere un personale record con largo anticipo rispetto alla chiusura dei Giochi Olimpici. Sì, perchè è corretto affermare che l’Italia abbia superato se stessa: le medaglie ottenute a una settimana dalla conclusione dei giochi sono già in numero superiore rispetto alle edizioni precedenti di Rio e di Londra. Ad oggi i nostri atleti hanno già raggiunto la quota di 30 medaglie e portato il tricolore italiano tra le prime 10 bandiere in classifica. La BBC afferma che l’Italia abbia fatto davvero centro, la CNN al nome Italy accosta la parola shock. Dopo la vittoria all’Eurovision e quella agli Europei, l’Italia continua a collezionare vittorie alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Alla fine è l’anno dell’Italia, si legge nello spagnolo Marca.
Calvino, Pasolini e le olimpiadi
Tra chi esulterebbe davanti a questi risultati ci sono sicuramente due celebri voci della nostra letteratura, che senza dubbio i giochi olimpici li hanno conosciuti bene. Si tratta di Italo Calvino e di Pier Paolo Pasolini: forse non tutti sanno che i due furono cronisti d’eccezione dei giochi olimpici rispettivamente di Helsinki del 1952 e di Roma del 1960. A Helsinki Calvino era giornalista per il quotidiano l’Unità e fu una presenza inaspettata: aveva 29 anni e tre romanzi già alle spalle, ma nessun legame con lo sport. Tra le tante ipotesi sulle ragioni e sugli autori di quella scelta forse una risposta univoca non verrà mai trovata, ma possediamo la reazione dello stesso e le ragioni per cui accettò l’incarico: accettando di dover raccontare un mondo a lui sconosciuto, Calvino si mise semplicemente alla prova.
“[…] non ero dotato per il commercio, non ero dotato per lo sport. Scrivo per imparare qualcosa che non so. Non è il desiderio di insegnare ad altri ciò che so o credo di sapere che mi mette voglia di scrivere, ma al contrario la coscienza dolorosa della mia incompetenza.”
Pasolini, invece, per lo sport aveva una vera passione e sono note ai più le immagini delle partite di calcio con gli amici. I Giochi Olimpici del 1960 a Roma lo videro nelle vesti di giornalista per la rivista Vie Nuove, e quelli che raccontò sono i giochi che videro l’Italia conquistare il maggior numero di medaglie: 36 podi in tutto, un numero a cui gli atleti italiani di Tokyo 2020 si avvicinano pian piano.