Il Superuovo

Ecco come si vive in Nord Corea: il “Progetto Happiness” mostra la filosofia del Juche

Ecco come si vive in Nord Corea: il “Progetto Happiness” mostra la filosofia del Juche

Quattro video YouTube del canale ‘Progetto Happiness’ aprono una finestra sul mondo nordcoreano e danno lo spunto per interpretare il rapporto tra il popolo e la morte dei suoi leader. 

Un frame dei quattro video sulla Corea del Nord del canale ‘Progetto Happiness’ (YouTube)

Ogni regime ha bisogno di una dottrina filosofica che lo giustifichi. Il leader nordcoreano Kim Il-sung ha quindi sviluppato il concetto di juche che condensa comunismo, nazionalismo e religione politica facendo della Corea del Nord un’inedita ‘necrocrazia’, in cui i leader morti conservano le loro cariche. 

Dalla guerra di Corea alla nascita del regime

Nel 1945 , aiutato dai sovietici, Kim Il-sung ha preso in mano le redini del Partito comunista coreano e  guidato la liberazione della penisola coreana dal dominio giapponese. Sei anni dopo, al termine della Guerra di Corea (1950-1953) ha portato il Nord alla vittoria contro il Sud, alleato degli Usa. Grazie a questo successo è diventato a pieno titolo un eroe nazionale. Per i nordcoreani è anche considerato il padre della patria perché ha dato vita alla loro attuale organizzazione statale. Il sistema di governo che impone è un regime autoritario comunista che differisce dai comunismi fino ad allora conosciuti, quello maoista e quello sovietico. Una differenza sta nel fatto che prevede la successione dinastica alla carica di leader del paese, ma non è l’unico fattore che fa pensare al comunismo di Kim Il-sung come ad una ‘via coreana al comunismo’. Infatti, la sua si può definire una rilettura ‘manierista’ della dottrina, cioè che condensa i principi filosofici del pensiero marxista, leninista e stalinista nel nuovo concetto di juche. Un regime come quello coreano, inoltre, rientra a tutti gli effetti nel modello di totalitarismo e, in quanto tale, necessita una componente di fideismo e idolatria che si può categorizzare come religione politica. 

La libertà di culto e il Juche

Nel 1955, Kim Il-sung pronuncia un discorso alla nazione in cui introduce questo nuovo concetto che sarà, da lì in avanti, la colonna ideologica portante del suo stato. Questa teoria filosofica, oltre all’organizzazione gerarchica dello stato, intacca anche la sfera religiosa. I luoghi di culto vengono chiusi oppure convertiti in strutture per scopi laici o turistici. A proposito di questo, all’inizio del 2020, ho seguito una serie di quattro video pubblicati su YouTube dal canale ‘Progetto Happiness’. Come si evince dal titolo, il canale si propone di visitare alcuni stati del mondo per chiedere ai cittadini cosa sia per loro la felicità. Durante uno di questi viaggi, il ragazzo italiano che ne è protagonista documenta la sua esperienza in Corea del Nord. Prima di entrare nel vivo del suo racconto, ci tiene a precisare che, in  quanto viaggiatore privato, doveva essere sempre accompagnato da due ragazze locali. Nel corso di una visita ad un tempio buddista, ora convertito in un museo che raccoglie le testimonianze dei monaci che ci hanno vissuto, il giovane viaggiatore interroga le due guide sulla libertà di culto. La risposta che ottiene è che in Corea del Nord la sola religione è il juche: cosa si intende quindi, con questo concetto?

Bandiera del Partito del Lavoro di Corea (Wikipedia)

Manierismo ideologico e memoria eterna: nel cuore del Juche

Letteralmente juche significa ‘via corretta’ tuttavia è anche inteso come ‘autarchia’ e affonda le radici, come già detto, nelle tre più importanti dottrine comuniste allora conosciute.
Il primo principio si ricava da Karl Marx: l’idea della necessità di una rivoluzione armata. Kim Il-sung non la intende come lotta classe ma la fa coincidere con quella del popolo che, spinto da un impeto nazionalista, si batte per la libertà della patria. Solo a liberazione ottenuta si realizza una società comunista senza classi. La concezione nazionalista della rivoluzione porta al forte interesse statale verso lo sviluppo militare del paese. Il principio di stampo leninista è quello che vuole la creazione di un’élite intellettuale in grado di guidare il paese verso il comunismo. Su quest’onda, Kim Il-sung suddivide il suo ‘popolo’ in base alla funzione che svolge per il paese. Il logo del Partito del Lavoro di Corea ne è la sintesi simbolica: la falce per i contadini, il martello per gli operai e la penna per gli intellettuali. Infine, l’esempio del vicino Stalin, emblema del culto della personalità, porta il dittatore coreano alla creazione dell’aspetto religioso del juche. Alla morte di Lenin il suo successore ha fatto imbalsamare il feretro del padre della rivoluzione e fomentato il pellegrinaggio del popolo. I leader nordcoreani hanno cercato di imitare i sovietici e li hanno forse superati. Nel 1994, quando muore Kim Il-sung, la carica di presidente della Repubblica nordcoreana è stata sospesa a favore di quella di Presidente eterno che viene conferita al padre della patria. Lo stesso avviene alla morte di Kim Jong-il, quando viene nominato Segretario eterno del Partito. Alla luce di tutto ciò, l’eventuale scomparsa dell’attuale leader avrebbe porovocato la sua memoria eterna. Grazie al juche, quindi, si può affermare che la Corea del Nord è un’inedita forma di ‘necrocrazia’, come la definisce il viaggiatore di ‘Progetto Happiness’ nel suo reportage.

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