Ecco come l’assalto al Quirinale del 1848 aprì la strada per l’indipendenza italiana

Risale al 16 novembre del 1848 l’assalto al Quirinale, allora sede del papato, uno dei principali acceleratori all’indipendenza dello Stato italiano.Il 16 novembre del 1848 i romani assaltano il Quirinale, allora sede di papa Pio IX. La ribellione nasce dall’assassinio del primo ministro Pellegrino Rossi e, da qui, nasce una questione di sangue: al Quirinale, i facinorosi uccidono il segretario del papa, tal Monsignor Palma. Colti a sorpresa dal terribile assedio, le alte sfere del papato si trasferiscono presto a Gaeta, dove cercano, per qualche mese, di reggere il potere dello Stato della Chiesa a distanza. Il 9 febbraio 1849, però, tutto crolla: il popolo dichiara la Repubblica romana, con a capo Mazzini, Armellini e Saffi. Anche se avrà vita breve, sarà un acceleratore importantissimo per il nostro Risorgimento.

Verso il Regno d’Italia

Nello stesso anno dell’assalto al Quirinale, Carlo Alberto, re di Piemonte e Sardegna, ottria lo Statuto Albertino (che verrà successivamente esteso a tutto il Regno d’Italia). Questa prima Costituzione rimane valida fino al 1946 ed è fondamentalmente flessibile (ecco perché siamo entrati nella Prima Guerra Mondiale, ma anche perché abbiamo avuto il fascismo). Nel medesimo anno, ci sono le famose Cinque Giornate di Milano, oltre che la sconfitta nella Prima Guerra d’Indipendenza italiana. Intanto, in Piemonte, si discute su che forma prenderà il futuro Regno d’Italia.

Cavour, Garibaldi e il Regno d’Italia

Con la diplomazia del Ministro degli Esteri Cavour, il Regno di Sardegna si fa coinvolgere nella Guerra di Crimea e, conseguentemente, nella conferenza di pace di Parigi del 1856. In quell’occasione, Regno di Sardegna e Francia firmano gli accordi segreti di Plombieres, secondo cui se l’Austria attaccasse il Regno, la Francia lo difenderebbe. Nel 1859 inizia la Seconda Guerra d’Indipendenza italiana, che si conclude con la cessione, da parte dell’Impero austro-ungarico, della Lombardia alla Francia. Quest’ultima la cede a sua volta al Regno di Sardegna, mentre questo lo cede Nizza e Savoia. Nell’anno successivo si tengono i plebisciti con i quali i ducati di Parma e Piacenza, la Legazione delle Romagne, il ducato di Modena e Reggio e della Toscana vengono annessi al Regno. Il 5 maggio dello stesso anno, Garibaldi inizia la sua spedizione dei Mille, con cui ricongiunge il Nord e il Sud d’Italia con la battaglia di Castelfidardo. Marche e Umbria vengono annesse al Regno di Sardegna, che il 16 marzo del 1861, diviene Regno d’Italia, con capitale Torino.

Il completamento del puzzle

Presto viene firmata con la Francia di Napoleone III la Convenzione di settembre, secondo la quale il Regno d’Italia non può attaccare lo Stato della Chiesa, ma Firenze può diventare capitale. Nel 1866, con la Terza Guerra d’Indipendenza italiana, il Regno d’Italia annette Veneto, Mantova e parte del Friuli Venezia Giulia (ex territori dell’Impero austro-ungarico) grazie all’alleanza con la Prussia. Dopo la morte di Napoleone III, la Convenzione di settembre viene ritenuta decaduta e quindi, il 20 settembre 1871, i bersaglieri italiani aprono la Breccia di Porta Pia a Roma, annettendola al Regno. Dopo poco, Roma diviene capitale, scatenando però l’ira del conclave, che non riconosce lo Stato italiano e che emana il non expedit, con cui impedisce ai cattolici di partecipare alla politica.

Lascia un commento