Ecco come i mafia movies si sono trasformati sugli schermi degli spettatori contemporanei

I mafia movies, come i western, rappresentano una vera e propria istituzione nel mondo del cinema. Pellicole come “Il Padrino” o “C’era una volta in America” sono considerate capolavori senza tempo. 

Siamo negli anni ’70 quando Francis Coppola fa uscire il primo film della trilogia “Il Padrino”, come si è evoluto questo genere cinematografico? Vediamolo insieme in questo articolo.

Quei bravi registi

Rolling Stones ha appena rilasciato una classifica dei 10 migliori mafia movies di sempre; al primo posto troviamo proprio “Quei bravi ragazzi” del maestro Martin Scorsese. A seguire si nominano ovviamente “Il Padrino” di Coppola, “C’era una volta in America” di Sergio Leone e poi Scorsese, De Palma e anche l’italiano “Gomorradi Matteo Garrone. Ognuno di questi ha segnato, almeno in qualche modo, la storia del cinema e ha contribuito a gettare una luce singolare sulla criminalità organizzata. A proposito di questo, i vari punti di vista sono stati molto dibattuti; si prenda ad esempio “Il Padrino”: alcuni sostengono che offra un’interpretazione troppo romanzata della realtà e che idealizzi i mafiosi di cui parla. Sicuramente si parla di una rivisitazione culturale e artistica che non ha per forza intenti morali quindi critiche di questo genere potrebbero risultare non esattamente adeguate al contesto. Se si pensa alla serie di successi che queste pellicole hanno collezionato, infatti. si resta davvero a bocca aperta: solo “Il Padrino” ha ottenuto 3 premi Oscar ed è inserito all’apice delle classifiche dei film migliori di ogni tempo e genere in concorrenza con migliaia di altri titoli.

Ritratti di vita mafiosa

Una delle caratteristiche più evidenti di queste pellicole è la descrizione minuziosa del sistema di valori che le famiglie descritte portano avanti. La celebre frase di don Vito Corleone risulta molto esplicativa:

  “Noi non siamo assassini, anche se quel beccamorto ne sembra convinto.”

I personaggi descritti, infatti, benchè famosi per la loro crudeltà nella storia della criminalità, seguono un preciso “codice d’onore” che detta le loro decisioni. A mio parere non si tratta di umanizzare o giustificare gli atti compiuti, si parla, invece, di descrivere un modus operandi molto preciso. Esattamente quello che differenzia le azioni di piccoli criminali rispetto alle strutture organizzate in gerarchie e sistemi di questo tipo: qui si muore e si uccide per onore. Cosa che è in realtà terribilmente pericolosa perchè chi si è coinvolto in un giro del genere è estremamente fedele e devoto, quasi come una religione. Il motivo per cui questi film rappresentano dei capolavori è proprio quello di mettere in luce queste dinamiche che altrimenti resterebbero sconosciute.

Le “mafia series

Se fino agli anni ’90 si parlava primariamente di mafia movies e telefilm polizieschi, oggi si possono notare alcune novità nel genere. In Italia, soprattutto produzioni come “Gomorra” o “Suburra”, hanno spopolato tra il pubblico di ogni età. Perfino la piattaforma internazionale Netflix ne ha acquistato i diritti per inserirla nel suo catalogo italiano. Personaggi come Rosy Abate o Ciro Esposito sono entrati nel cuore degli italiani incollati agli schermi. La tendenza di raccontare storie crime non è sicuramente una novità ma il mondo delle serie TV sembra adattarsi perfettamente al genere. Un esempio internazionale si può vedere in “Peaky blinders” con un sagace e crudele Thomas Shelby  che ha fatto innamorare il suo pubblico. In Italia, soprattutto, “Gomorra” tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano, ha ottenuto un successo paragonabile al film di Garrone. Si può dire, quindi, che questo genere appassiona ed emoziona ancora oggi con le sue sfaccettature di bene e emale, e i grandi film stanno trovando nelle Serie TV un degno seguito per proseguire la loro arte.

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