Il Superuovo

Il terremoto sullo Stretto: ripercorriamo le fasi della grande tragedia del 1908

Il terremoto sullo Stretto: ripercorriamo le fasi della grande tragedia del 1908

Uno degli eventi sismici più catastrofici del XX secolo: il terremoto di Messina. A più di cento anni di distanza ripercorriamo i momenti del disastro.

Il terremoto sullo stretto di Sicilia rappresenta ancora oggi uno delle più gravi e disastrose manifestazioni della potenza della terra. Il sisma, di magnitudo 7.1, iniziò alle cinque e venti del mattino del 28 dicembre e danneggiò gravemente le città di Messina e Reggio Calabria: metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella della città calabrese perse tristemente la vita.

28 dicembre, ore 5:20

Dormivano Messina e Reggio Calabria quando la terra cominciò a tremare, quella mattina di dicembre. Fuori era ancora buio e molti degli sventurati morti quella notte non si accorgeranno nemmeno della fine imminente. Messina subì i danni più gravi in termini di perdite umane e di abitazioni, crollò infatti circa il 90% delle costruzioni complice anche l’imponente onda di tsunami formatasi in seguito al sisma. Nella confusione del momento molti cercarono di soccorrere vicini e familiari, trovando orribile morte in seguito alle esplosioni delle condotte del gas: il clima doveva essere apocalittico, il cielo restò oscurato per ore a causa dei detriti sprigionati dai crolli. Stessa sorte subì Reggio Calabria, distrutta per più di un terzo, insieme a tutti i paesi e le frazioni affacciate sullo stretto, funestate dalla potenza degli elementi, a Pellaro si registrarono onde di marea alte fino a 13 metri. Le due città, Reggio e Messina, persero gran parte della propria memoria storica, alcuni edifici vennero letteralmente polverizzati, mentre la popolazione che vi abitava, non ebbe il tempo di mettersi in salvo. Nel porto di Reggio la linea ferrata costiera venne divelta e molti vagoni furono ripescati in mare. Tutte le principali arterie di comunicazione erano saltate, le linee elettriche e telefoniche distrutte, mancava acqua, cibo, beni di prima necessità. Tuttavia, vista l’intensità della scossa, in tutta Europa gli apparecchi sismografici avevano registrato che in Italia era successo qualcosa di incredibilmente grave, e gli aiuti non tardarono ad arrivare.

La comunità internazionale in soccorso

Nonostante Giolitti, premier ai tempi del disastro, avesse minimizzato l’accaduto, il Comando di Stato Maggiore dell’esercito mobilitò gran parte delle unità disponibili, in cooperazione con la Marina Militare, che convogliò tutte le sue corazzate verso lo stretto. Il ministro dei Lavori Pubblici Pietro Bertolini partì subito alla volta di Messina. Anche il Re e la Regina partirono il 29 per Napoli, raggiungendo a bordo della “Vittorio Emanuele”, le acque siciliane. Ma, con grande sorpresa, già all’alba del 29 dicembre una squadra navale russa era davanti alla cittadina siciliana di Augusta: i russi furono i primi in assoluto a prestare soccorso, e senza aspettare il consenso dello Zar, fornirono cibo, medicinali e protezione alla popolazione. Poche ore più tardi ecco sopraggiungere anche i britannici: 6 navi da guerra battenti la “Union Jack” si schierarono subito dietro a quelle russe e iniziarono immediatamente i lavori di soccorso. Infine, il 30 dicembre, fu il turno della Regia Marina italiana, che per ironia della sorte era giunta con un intero giorno di ritardo rispetto agli alleati stranieri, e dovette occupare la terza fila.

Disastri sempre più frequenti

É innegabile, il clima preoccupa esperti e scienziati, ma è percepibile da ognuno di noi che qualcosa sta effettivamente cambiando. Proprio la Sicilia, come tanti anni fa, di recente è stata colpita da qualcosa di anomalo, che ci si aspetterebbe di vedere solo in climi tropicali: un ciclone. Nell’ultima settimana di ottobre scorso, la Sicilia orientale, è stata colpita da una serie di violenti nubifragi, tornado e alluvioni. Queste particolari perturbazioni, chiamate “Medicane” (crasi dei termini Mediteranean Hurican), preoccupano sempre di più gli esperti in quanto non appartenenti alla nostra fascia climatica. Negli ultimi vent’anni la Sicilia e la zona sud del Mediterraneo sono stati interessati da una crescita di questi fenomeni in maniera preoccupante, e il cambiamento climatico gioca probabilmente un ruolo dominante nella sempre più frequente comparsa dei “Medicane”. Le immagini di Catania allagata e invasa dal fango, le auto trascinate dalla corrente, i morti sono rimbalzate su tutti i media nazionali, lasciando il paese davanti ad un grande interrogativo. La questione del clima continua a dividere, la risposta al problema non è univoca e le strade da percorrere sono tortuose, tuttavia è certo che non possiamo fare altro che prendere atto che, già da tempo, il mondo sta cambiando.

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